Un sequel hollywoodiano che prende gli elementi di maggiore successo del primo film orchestrandogli attorno una trama diversa.
Commedia,
USA,
Canada 2009.
Durata 105 Minuti. Consigli per la visione:
Ben Stiller torna a indossare i panni del custode notturno Larry e trasloca, armi, bagagli e statue di cera comprese, allo Smithsonian Institute, il museo più grande del mondo. Espandi ▽
Larry Daley non è più il guardiano del Museo di Storia Naturale, ha fatto fortuna e ora è un giovane imprenditore. Eppure, come all'inizio del film precedente, non è troppo soddisfatto e sente che qualcosa gli manca. Quel qualcosa che trova nelle sue sempre più sporadiche visite al vecchio museo. Ma non è più tempo di statue di cera e plastiche, il Museo di Storia Naturale si sta infatti sbarazzando delle vecchie ricostruzioni come delle piccole miniature. Imballate in casse da viaggio simili alla bara con cui viaggia Nosferatu le vecchie attrazioni sono destinate all'archivio federale dello Smithsonian Museum di Washington.
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Una vita che spazia in differenti momenti del 20simo de del 21esimo secolo. Espandi ▽
Nemo Nobody ha vissuto una vita normale accanto alla moglie Elise e ai suoi tre figli fino a quando la realtà slitta e si risveglia da vecchio nell'anno 2092. A 120, il signor Nobody è l'uomo più vecchio del mondo e l'ultimo mortale di una nuova umanità in cui no muore più nessuno. Ma questo non sembra interessarlo o dargli fastidio. Le uniche domande che preoccupano al momento è se ha vissuto una vita giusta per lui, amato la donna che era supposto di dover amare e avuto i figli che era destinato di avere.
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Il film che ha segnato un salto di qualità profetico per l'epoca.
Fantastico,
Canada 1983.
Durata 90 Minuti.
Metafora della civiltà televisiva: il direttore di un'emittente privata capta per caso un programma a base di torture e assassini. Espandi ▽
Max Renn vorrebbe avere sulla sua emittente televisiva i contenuti violenti di Videodrome. Non sa che sta infilandosi in un tunnel di orrori che lo trasformeranno anche fisicamente. David Cronenberg al suo settimo lungometraggio (considerando anche Stereo) pone definitivamente le basi per una rivoluzione dello sguardo che si andava delineando nelle opere precedenti e che qui trova una sua coerenza che costituirà la spinta propulsiva dei suoi film futuri. Chi per comodità ha letto il cinema di Cronenberg come osceno e finalizzato solo ad
épater le bourgeois non ha compreso la moralità che ogni suo film ha come proprio dna. Il regista canadese non si compiace di ciò che mostra anche se apparentemente sembrerebbe il contrario. Vuole scuotere lo spettatore obbligandolo ad interrogarsi proprio grazie ad un'estremizzazione che non è mai fine a se stessa anche quando sfiora l'insopportabilità (non dimentichiamo gli anni in cui il film usciva).
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