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mercoledì 23 giugno 2021

Friedrich Wilhelm Murnau

Data nascita: 28 Dicembre 1888 (Capricorno), Bielefeld (Germania)
Data morte: 11 Marzo 1931 (42 anni), Santa Barbara (California - USA)
Biografia Filmografia Critica Premi Articoli e news Trailer Dvd CD
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Piero Di Domenico

Friedrich Wilhelm Murnau era nato nel 1888 in Westfalia e il suo vero nome era Friedrich Wilhelm Pumpe. Storico e filosofo d'arte, poi allievo di Max Reinhardt, ha diretto in Germania film fondamentali come Der Januskopf (1920), Die Brennende Acker (1922), Il dottor Faust (1923), il bellissimo Der letzte Mann (1924), e Tartufo (Tartuffe, 1925) con Emil Jannings e Werner Krauss, rilettura dissacrante di Molière. Uno dei film a cui è legata maggiormente la sua fama è Nosferatu, Eine Symphonie des Grauens (1922), ispirato al romanzo Dracula di Bram Stoker, una sinfonia dell'orrore definita "il capolavoro dell'espressionismo". Con Nosferatu, Murnau travalica i limiti del genere horror e rivela le tematiche profonde del suo cinema, il contrasto fra le convenzioni e le pulsioni del desiderio, l'inquietante ambiguità di un mondo privo di sicuri punti di riferimento. [...] »

a cura della redazione

Fu attore con Max Reinhardt e lavorò in Germania dal 1919 al 1926, quindi emigro a Hollywood. Con Lupu-Pick, Lubitsch e Lang formò lo stato maggiore del cinema tedesco degli anni Venti. Nel momento in cui era di moda creare atmosfere grevi d'ansia e di incubi, M. fece Nosferatu, liberamente ispirato al romanzo Draculadi Bram Stocker. Il film superò ogni altro modello del momento per l'originalità degli effetti escogitati dall'Autore per dare al racconto un senso di favola e di crescente terrore. La scenografia, la fotografia e l'uso di vari espedienti tecnici contribuirono in grande misura a creare la voluta atmosfera. Il film, visto oggi, ha perso gran parte del suo fascino proprio perché affidava troppa parte del risuitato alla tecnica. [...] »

Daniele Di Ubaldo

Appartiene a quella generazione di registi che iniziano la loro carriera in Germania e poi, a causa dell'avanzare del nazismo, sono costretti ad emigrare negli Stati Uniti. Contrariamente ad altre personalità, però, Murnau non riesce ad entrare nei meccanismi industriali del cinema americano: i suoi quattro film americani (Aurora, 1927, I quattro diavoli, 1928, Il nostro pane quotidiano, 1929, Tabù, 1931) sono altrettanti insuccessi commerciali. Il nome di Murnau tuttavia è legato soprattutto a Nosferatu il vampiro (1922) in cui il mostro è eletto a tipico eroe espressionista, vittima di una solitudine senza confine e di un destino maledetto. [...] »

Paolo Maltese

Il suo vero nome era F.W. Plumpe. Nacque a Murnau, in Westfalia, e dal proprio paese prenderà lo pseudonimo. Studiò lettere e filosofia a Heidelberg occupandosi soprattutto di studi storici ed estetici. Si dedicò in seguito al teatro e collaborò col famoso regista Max Reinhardt. Durante la prima guerra mondiale fu aviatore. Iniziò la carriera cinematografica nel 1919. In Murnau, in corrispondenza alla voga che nel cinema tedesco del primo dopoguerra aveva la tradizione dei romantici, si farà strada la tendenza al tragico in chiave fantastica e terrorifica. Questa chiave sarà già evidente in Der Januskopf, 1920 (tratto dal Dottor Jekyll di Stevenson). Con Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, 1922, Murnau doveva creare uno dei film dell’orrore più riusciti della storia del cinema. [...] »

Fernaldo Di Giammatteo

Dopo aver abbandonato gli studi letterari all'università di Heidelberg, cui l'aveva indirizzato il padre - un severo commerciante di tessuti - per dar lustro alla famiglia, diventa assistente di Max Reinhardt a Berlino. Nella prima guerra mondiale è pilota di aerei da caccia. Atterra per errore in Svizzera e ci rimane. Tornato in patria nel 1919 affronta la regia. Dopo alcuni film di cui non resta traccia, gira un forte dramma su un fratricidio ( Il castello di Vögelhod, come suona il titolo originale, tradotto) e nel 1922 realizza il primo dei suoi quattro capolavori, quel Nosferatu il vampiro («una sinfonia dell'orrore» secondo il sottotitolo originale) che rappresenta una tappa fondamentale dell'espressionismo, non solo cinematografico, e che si configura come una «discesa agli inferi» in senso psicologico (un borghese tranquillo scopre la possibilità dell'infrazione della norma morale) e come una allucinante avventura nel paese dei mostri, pronti a scatenarsi e a invadere il mondo. [...] »

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