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lunedì 3 agosto 2020

Luchino Visconti

Nome: Luchino Visconti di Modrone
Data nascita: 2 Novembre 1906 (Scorpione), Milano (Italia)

Data morte: 17 Marzo 1976 (69 anni), Roma (Italia)
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Il Tempo

Gian Luigi Rondi

Anche quando sembra attratto dalla cronaca, Luchino Visconti si tiene alla letteratura, costantemente preoccupato di descriverci la realtà da un punto di vista culturale, il solo punto di vista che interessa il suo animo di intellettuale serio e raffinato, di tutto informato, a tutto interessato.
Nel primo dopoguerra La terra trema aveva rappresentato l'incontro delle sue tendenze culturali (figurativamente fiamminghe, letterariamente verghiane) con l'osservazione della vita vera e in pieno neorealismo aveva significato, se non un ritorno all'indietro, certo un distacco, a testimonianza di una tradizione meditamente isolata, che non prendeva lezioni da nessuno.
Su quella linea alcuni anni dopo (1954) Visconti affrontava direttamente la storia con Senso dandoci il primo vero romanzo del nostro cinema: qua e là discutibile nell'impostazione dei personaggi (tratti alla lontana da un racconto di Boito) ma particolarmente significativo per il rovesciamento dei valori narrativi cui sottoponeva, con successo, la struttura del racconto cinematografico. [...] »

Film TV

Aldo Fittante

Quattordici lungometraggi e tre episodi: diciassette lavori in quarantanni circa di elegantissima carriera, da stagista sul set di Tonni per Jean Renoir agli strazi fisici, già menomato dal male, negli ultimi bagliori spesi per L'innocente. Non bisogna essere prolifici per forza, alla Fassbinder per esempio, per portare a casa capolavori ed emozioni capaci di stravolgere l'immaginario. Per Luchino Visconti basterebbe, tra l'altro, un titolo - un titolo solo: Rocco e i suoi fratelli - per giustificarlo al cinema. E poi, che dire del Gattopardo, di Senso, di Ossessione, di Ludwig, di Morte a Venezia? Un autore che può vantare tra i film cosiddetti “minori” opere come La caduta degli dei, Vaghe stelle dell'Orsa, Le notti bianche non ha alibi: è proprio un autore. [...] »

Pietro Bianchi

In tutta la sua opera, regie di film, melodrammatiche e teatrali, Luchino Visconti è un regista problematico; è insomma un artista che ogni volta sembra incominciare dal giorno della creazione e riscopre i temi dell'umanità più antica, primordiale e ferma. Da questa sua costante inclinazione è nato, a parer nostro, l'equivoco che sempre ha accompagnato la sua attività; per alcuni critici egli è un decadente (basti pensare, aggiungono, a Senso a Le notti bianche, nella sfera cinematografica; a Zoo di vetro, a Un tram che si chiama desiderio, a Rosalinda, in quella della scena di prosa): per gli altri, identificabili in blocco con gli ideologi di sinistra, egli sarebbe un realista. [...] »

Pier Paolo Pasolini

Caro Visconti, ti dispiace se ti parlo con sincerità da amico e anche con l'intemperanza e l'inopportunità che caratterizzano gli interventi degli amici? Perché, sia ben chiaro, anzitutto, che io non riesco a non considerarti mio amico, e non riesco a non considerare me stesso tuo amico. Ciò mi pare naturale, nelle cose. Lo vedo nella tua presenza fìsica, nel tuo stampo e nella tua pasta. Lo avverto pensando a me che penso a te. La mia simpatia per te è inalterabile. Non te ne ho voluto (se non, veramente, per lo spazio di due o tre minuti) anche quando mi hanno detto che alla televisione francese hai sconsigliato la Callas a fare un film con me; anche quando mi hanno detto che sei stato a Venezia al fianco di Fellini, complice con lui nel dir male, senza nominarlo, dell'assente (cioè di me: che ero assente per protestare contro due processi dovuti alla mia presenza a Venezia l'anno precedente. [...] »

Fernaldo Di Giammatteo

Due passioni stilistiche (il realismo e il melodramma), un tema di fondo (il dissolvimento dei legami che tengono unita la famiglia), una filosofia vitalistica che lo spinge su posizioni di sinistra, uno scetticismo che la sottende e, in parte, la contraddice. Tutto ciò entra nella "cultura di questo rampollo d'una delle più antiche famiglie italiane (padre latifondista, madre appartenente alla aristocrazia industriale milanese), che, dopo il servizio militare in cavalleria, coltiva il teatro e la musica, alleva cavalli, a Parigi è assistente di Jean Renoir. Il suo primo film avrebbe dovuto essere una riduzione del verghiano I Malavoglia, ma la censura fascista lo vieta. Ripiega su un romanzo dell'americano James Cain (sono gli anni in cui la letteratura USA conosce una capillare diffusione in Italia) ricavando da Il postino suona sempre due volte una storia di passioni degradanti, ambientata nel Polesine. [...] »

Gian Piero Brunetta

Col suo sesto lungometraggio, Rocco e i suoi fratelli, Visconti affronta di nuovo temi della realtà contemporanea, portando l'attenzione sul fenomeno dell'emigrazione interna favorito dal grande processo di industrializzazione del Nord. Ancora una volta, di fronte al fermento politico, culturale e sociale che attraversa il paese, egli decide di offrire il suo contributo conoscitivo e interpretativo e puntualmente la sua opera, come una calamità, attira polemiche e lascia un segno che va ben al di là dello spazio cinematografico. È questa anche l'ultima volta in cui il regista diventa il bersaglio privilegiato di attacchi da parte di forze conservataci che, attraverso di lui, puntano a colpire per estensione la politica delle forze di sinistra. [...] »

Cinema Nuovo

Guido Bezzola

Non sempre è lecito credere alla effettiva verità di certe derivazioni che la critica scopre negli autori presi in esame; tuttavia, nel caso di Vi sconti, non mi sembra si possa negare l'influsso che a certi modi della su: regia è venuto da Jean Renoir, di cui egli fu per qualche tempo l'assistente Proprio a base del mondo e della concezione artistica di Renoir sta infatti una visione della vita frammentaria e non unitaria, dispersiva e non concentrata. Renoir ha visto bene che, generalmente, il processo artistico tende a isolare ed esaltare certi fatti, lasciando il restante nell'ombra, e agende quindi con un criterio di scelta; la realtà, invece, pone tutto sullo stesse piano, avvolgendo le cose in una fittissima rete di relazioni maggiori e mi. [...] »

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