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lunedì 14 ottobre 2019

Alberto Sordi

Data nascita: 15 Giugno 1920 (Gemelli), Roma (Italia)
Data morte: 25 Febbraio 2003 (82 anni), Roma (Italia)
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La Stampa

Lietta Tornabuoni

Non ho rinunciato a niente, tutto quello che potevo fare l'ho fatto». Era piacevole parlare con Alberto Sordi, apprezzare il suo aspetto di prospero commendatore (Principe di Galles, cachemire, bellissime scarpe inglesi, sinfonia di marroni compreso il color mogano dei capelli accuratamente tinti), sentirlo raccontare le difficoltà degli inizi: «Ho ossessionato la gente, ho chiesto, cercato, insistito, colto tutte le occasioni, mi sono imposto con improntitudine. Nessuno ti regala mai niente: ci vuole costanza, passione, fatica, resistenza». Sapeva ancora fare benissimo la voce di Oliver Hardy con la quale aveva debuttato come doppiatore. Ricordava benissimo le difficoltà di dizione per cui gli consigliavano di cambiare mestiere («Non ce la facevo a dire ferro, carrozza, guerra; alla romana, pronunciavo fero, garozza, guera»). [...] »

Il Sole-24 Ore

Roberto Escobar

È stato l’italiano tipico, il grandissimo Alberto Sordi, O almeno lo è statonegli anni più felici d’una carriera lunga e tutta fortunata. Era l’italiano del “facciamoci riconoscere!”: chiassoso, insicuro, provinciale. Tuttavia quell’italiano ha avuto qualità umane che faremmo bene a rimpiangere. E di certo oggi rimpiangiamo la genialità con cui 1’ “Albertone nazionale” ce lo ha raccontato, qua e là addirittura creandolo.
Italiano tipico Sordi cominciò a esserlo alla radio. Il “compagnuccio della parrocchietta” conquista il Paese nel ‘48, nella trasmissione Vi parla Alberto Sordi, e solo nel ‘51, con poca fortuna di pubblico, compare nel delizioso Mamma mia, che impressione! (Roberto Savarese, sceneggiatura di Vittorio De SiCa, Cesare Zavattini e dello stesso Sordi). [...] »

Il Sole-24 Ore

Luigi Paini

È un pezzo della mia vita che se ne va...”: un’anziana signora sull’autobus commenta così, con le parole più semplici e naturali, la notizia della morte di Alberto Sordi. E non sono affatto parole di circostanza: la stessa persona aggiunge, con struggente malinconia, alcune considerazioni di profonda stima nei confronti del grandissimo attore che ha sparso buonumore sulle nostre vite per oltre mezzo secolo.
E il bello è che questa affermazione è vera per tutti, non solo per chi si ritrova i capelli bianchi. I più avanti negli anni ricordano in primo luogo le trasmissioni -radiofoniche dell’ immediato dopoguerra, quella voce stridula che rappresentava per milioni di radioascoltatori un appuntamento imperdibile nell’Italia pre-televisiva; ma anche chi è giovanissimo, quella voce la conosce e la ama, anche se probabilmente non sa il nome del suo “proprietario”. [...] »

La Repubblica

Roberto Nepoti

Una vita in scena. È stato questo il percorso di Alberto Sordi, morto oggi a Roma per una grave malattia. Nato il 15 giugno 1920 a Roma, nel cuore di Trastevere, figlio di Pietro, concertista al Teatro dell'Opera di Roma, e di Maria, maestra elementare. Si esibisce davanti al pubblico fin da bambino, girando la penisola con la compagnia del Teatrino delle marionette. Poi canta come soprano nel coro della Cappella Sistina e a 16 anni incide un disco di fiabe per bambini.. Dopo aver abbandonato l'Istituto d'Avviamento Commerciale 'Giulio Romano' di Trastevere (si diplomerà in seguito studiando da privatista), si trasferisce a Milano per frequentare l'Accademia dei Filodrammatici. Ma a causa del suo spiccato accento romano, Sordi viene espulso dalla scuola e soltanto nel 1999 riceverà dall'Accademia un diploma honoris causa in recitazione, quasi una sorta di risarcimento. [...] »

Il Secolo d’Italia

Emiliano Arrigo

Per tutti è stato uno dei più grandi attori italiani. Per tanti era io spirito libero e “scansonato” di Roma, ma per tutti noi era e resta, semplicemente Albertone. “Romano de Roma” e attore dalle mille sfaccettature, Alberto Sordi viene raccontato dal critico cinematografico e teatrale, Goffredo Fofi nel libro Alberto Sordi - L’Italia in bianco e nero (Le Scie Mondadori, pagg. 275).
Lo scrittore nell’opera conduce il lettore lungo una galleria di ritratti di artisti come Totò, Federico Fellini, Anna Magnani, Dino Risi, Mario Monicelli e tanti altri, che hanno lavorato e conosciuto più o meno approfonditamente l’attore trasteverino.
Retroscena, curiosità e aneddoti. Ma anche politica, filmografia e un pizzico di biografia. [...] »

Il Venerdì di Repubblica

Marco Romani

I personaggi al cinema e le apparizioni in tv: il flop dello Sceicco bianco, il successo dei Vitelloni con Fellini, i film con Monicelli, le battute osé con Mina e la Carrà.
Un cofanetto con un dvd e un libro raccontano la straordinaria carriera di un italiano.
A invitarlo in trasmissione si correva sempre qualche rischio. La prima a farne le spese fu Mina a Studio Uno. Era il 1966, Alberto Sordi era all'apice del successo, poteva permettersi tutto, anche qualche complimento osé: «Mina, Minona fatte vede' da vicino. Sei grande, grande, ‘na fagottata de robba». La stessa sorte toccò pure a Raffaella Carrà durante Buonasera Raffaella: «Io so romano e tu sei romagnola. [...] »

Mario Soldati

L'arte e la carriera di Alberto Sordi potrebbero essere argomento di un lungo saggio estremamente moderno e appassionante: quasi un nuovo Paradoxe sur le comédien. Ma la novità dovrebbe consistere soprattutto nel mettere in rilievo ciò che Diderot non ha detto: o che si poteva «far dire» a Diderot soltanto se lo si leggeva forzando il testo. Ed è questa, la novità: che l'attore è il simbolo più vivo dell'artista come «fenomeno psicologico». In altre parole, tutti i procedimenti, dai più semplici ai più complicati, di questo fenomeno possono essere studiati meglio nell'attore che nel poeta, nel pittore, nel musicista: per la ragione che possono essere osservati non in un oggetto in qualche modo estraneo all'artista, in una poesia, in un quadro, in una melodia, ma nella voce, nei gesti, nell'espressione, nel corpo stesso dell'artista vivente: corpo, che l'arte modifica via via per i propri scopi, e che è la materia medesima dell'arte dell'attore. [...] »

Pier Paolo Pasolini

Dicono che, finora, Alberto Sordi non abbia avuto successo all'estero: può darsi che il successo venga, presto, e che questa situazione sia smentita da una inaspettata «scoperta» (e l'auguro all'attore): comunque non si può non meditare su questo fatto. Alberto Sordi è stato quest'anno al centro del cinema italiano: c'era Alberto Sordi nei Magliari, c'era Alberto Sordi nella Grande guerra, c'era Alberto Sordi nel Moralista, c'era Alberto Sordi in altri tre quattro filmetti di cassetta (vedi Costa Azzurra); in gran parte della produzione italiana c'era Alberto Sordi. E ci sarà. In questo momento la comicità nazionale coincide in gran parte con quella di Sordi. Totò e Fabrizi invecchiati e cadenti, gli altri quasi tutti fuori moda (a parte, più aristocratico, il caso di Eduardo De Filippo), è Sordi che ha il monopolio del riso. [...] »

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