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Una volta si andava al cinema

Il libro "Un uomo in proiezione" di Cesare Balbo dedicato ad Antonio Sancassani, proprietario del cinema Mexico. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

mercoledì 14 gennaio 2026 - Focus

Raccontando libri ho trovato cose buone e meno buone, temi più o meno interessanti e mi applicavo di conseguenza, a volte coinvolto, a volte, lo confesso, distratto. Ma se racconto "Un uomo in proiezione" di Cesare Balbo il tema diventa personale, coinvolge me e MYmovies, perché è molto sensibile, lo è al cinema e alla sua essenza primaria: la sala. Raramente si assiste a un film nella sala, il circuito di questa epoca le penalizzate. Adesso prevalgono altre piattaforme, sappiamo. Un segnale esemplare può essere Milano dove in altri tempi c’erano 130 cinema, adesso 29 (dati Anec Lombardia).  
L’incipit del libro è già una sintesi che esplicita il contenuto come un coro greco. 

Se all’estero da Amsterdam a New York, le chiamano “art cinemas”, intoccabili luoghi d’arte e non solo di intrattenimento, da noi non è così, tanto che alle sale vanno sostituendosi a ciclo continuo le attività commerciali.  Potranno mai ricreare il rito del cinema, che procede dalla luce al buio e viceversa, per ricordarci che sulle nostre vite prima o poi cala un’ombra? Condividendo il timore dei Fratelli Lumière sull’incerto futuro della loro invenzione decisi che era il momento di       andare per le sale superstiti, convinto che ormai fosse giunto il tempo di proteggere quei luoghi, e non solo trovarvi protezione.  All’uscita da un forzato isolamento trovai un mondo cambiato diventato più insolito ed estraniante fin dal sedersi in mezzo a una platea di gente vociferante, intenta a scartare le caramelle e a controllare il cellulare sempre acceso prima dell’inevitabile squillo; ma ero alla ricerca anche di questo perché il cinema è fatto di pubblico e non solo di una storia proiettata sullo schermo. Non cosa da poco trovarle ancora dove le avevo scoperte perché si erano aggiunte alle tante persone care scomparse: era avvenuta una continua sostituzione   causando la loro progressiva estinzione.   Tutto era cominciato molto prima della pandemia, un’inarrestabile escalation che sarebbe culminata almeno a Milano, in piena estate in una città incurante, con la chiusura dell’Odeon, a due passi dal Duomo, il più antico multisala meneghino.”

“Odeon” mi richiama una memoria personale, un’altra, che non mi dispiace raccontare. In Corso San Gottardo a Milano c’è l’Auditorium, un’istituzione che programma musica ad alto livello. Una volta era un cinema, il Massimo, che apparteneva alla mia famiglia materna. Aveva l’esclusiva della Paramount e della Fox, dunque titoli importanti. Sono cresciuto lì dentro. Proprio come il bambino di Nuovo cinema Paradiso. Ho visto tanti film nell’età giusta, quella che Fitzgerald definisce “vulnerabile”. E sì, una parte del mio destino professionale era segnata. Dunque si può comprendere la mia passione per il cinema-nelle-sale. 
Cesare Balbo fa parte di quel club di cinefili, anche lui “oppresso” dalla passione.
Ci conosciamo da tempo, abbiamo anche collaborato, presenta una storia professionale cospicua, scrive su varie testate nazionali come Corriere.it e ilsole24ore.com. E’ docente di Storia del Cinema all’Accademia di Belle Arti di Brera. 
Recentemente l’ho incontrato in Corso Vittorio Emanuele. Davanti al magazzino di Zara, che una volta era il cinema Metro Astra. L’occasione era troppo ghiotta per non cedere alla nostra vocazione passatista. Scambiavamo i ricordi “Lì davanti c’era l’Excelsior… là il Corso… lì dietro l’Apollo… là sotto l’Ariston, il Missori là vicino.” E poi, i titoli, uscivano dalla memoria di getto “Al Capitol ho visto Il cacciatore (guarda la video recensione)…” E gli altri: Kramer contro Kramer, Apocalypse Now (guarda la video recensione), Il padrino (guarda la video recensione), Balla coi lupi… e compagnia bella direbbe il giovane Holden. Film potenti visti in sala nella situazione ideale, che bello. Alcune sale ci sono ancora, vanno privilegiate, Balbo ne spiega bene il perché nel suo libro, che chi ama il cinema deve, doverosamente, leggere. E poi là dentro sei in un posto franco, al riparo del mondo fuori, e sappiamo che mondo è. 

Il libro è dedicato ad Antonio Sancassani, il proprietario del cinema Mexico, di recente scomparso, che ha resistito ad oltranza alle lusinghe di destinarlo ad altre attività. Un eroe. 


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