È la categoria più importante. Il film che vince in questa categoria è “il” film che ha vinto l’Oscar. Il grande favorito è Oppenheimer di Christopher Nolan. Il film ha ricevuto tredici nominations, e ha già vinto cinque Golden Globes, sette premi Bafta e otto Critics’ Choice Awards.
Il film di Nolan, che esplora vita e tormenti del fisico nucleare padre della bomba atomica interpretato da Cillian Murphy, ha un solo serio concorrente: Povere creature! di Yorgos Lanthimos, che ha vinto lo scorso settembre il Leone d’oro a Venezia, e ha proseguito il suo cammino vincendo cinque premi Bafta e due Golden Globes. Non paragonabili gli incassi delle due pellicole: circa un milione di dollari al box office mondiale per Oppenheimer, centomila dollari – un decimo – per Povere creature!.
Fra i dieci titoli della categoria più importante ci sono enormi successi commerciali, ultime zampate del cinema d’autore, film formalmente rivoluzionari, outsider amati dalla critica. Fra i molti titoli eleggibili, forse rappresentano uno specchio adeguato della stagione cinematografica internazionale, le sue highlights.
The Holdovers – Lezioni di vita di Alexander Payne rappresenta forse il miglior film di questo autore, capace di raccontare le vite ai margini, i rimpianti per quello che non si è fatto. Ha già portato il Golden Globe come miglior attore a Paul Giamatti, e il Globe, il Bafta, il Sag Award a Da’Vine Joy Randolph.
Sul versante cinema d’autore/grandi maestri, Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese è un enorme affresco sulla ferocia dei bianchi nei confronti dei nativi americani. È valso alla protagonista Lily Gladstone il Golden Globe come miglior attrice in un film drammatico e il Sag Award.
La zona d'interesse di Jonathan Glazer è candidato sia nella categoria “Miglior film” che in quella per il miglior film internazionale – è parlato in tedesco. Racconta l’orrore della Storia con un punto di vista assolutamente inedito: quello del comandante del lager di Auschwitz e della sua famiglia, che finge di non vedere che cosa accade di là dal muro. Fingere di non vedere è la vera grande tragedia dei nostri tempi. Il cinema gelido e chirurgico di Glazer la mette in evidenza.
Barbie di Greta Gerwig sembra aver perduto la battaglia con Oppenheimer che si profilava all’inizio della stagione. Ma ha vinto la battaglia del botteghino: gli incassi nel mondo sono di 1 miliardo e 445 milioni di dollari, il quattordicesimo film con maggiori incassi di tutta la storia del cinema. Agli Oscar vincerà per la miglior canzone originale.
Anatomia di una caduta di Justine Triet porta agli Oscar una storia di donna forte, in un thriller nel quale viene messa sotto accusa a causa della sua ambizione, della sua forza mentale, del suo successo. Un ritratto di donna forte, che ci dice che la narrazione sulle donne sta cambiando. Palma d’oro a Cannes, César – l’Oscar francese – per il miglior film e due European Film Awards.
American Fiction di Cord Jefferson ha vinto il premio del pubblico al Toronto Film Festival, ed è il vero outsider della competizione. Una strepitosa commedia che attacca le ipocrisie e gli stereotipi del politicamente corretto, e in particolare l’ossessione dell’industria audiovisiva di trasformare il dolore dei neri in oggetto di consumo. Una intelligente polemica sull’apparato culturale americano.
Maestro di Bradley Cooper, su vita e tormenti del direttore d’orchestra Leonard Bernstein, è un biopic molto poco convenzionale, con tratti di sperimentalismo visuale – sequenze in bianco e nero quasi surreali – e con almeno una sequenza memorabile, quella in cui Cooper/Bernstein dirige in una cattedrale. Bradley afferma di averla preparata per sei anni, e gli crediamo.
L’altro outsider è Past Lives di Celine Song, un film sulle vite non vissute, una grande storia di rimpianti, di occasioni mancate, di sliding doors, di ferite interiori brucianti e invisibili al mondo. Fra la Corea e una New York inedita. Piovosa come la Bretagna d’inverno. Sottile, sofisticato e insieme diretto, il film dell’esordiente Celine Song è una delle sorprese della stagione. È candidato anche all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale.