Sta per essere inaugurata la seconda edizione della rassegna XX secolo – L’invenzione più bella, in programma dal 24 ottobre al 4 giugno al cinema Quattro Fontane di Roma. La prima parte vede due grandi protagonisti della storia del cinema internazionale: Stanley Kubrick (qui il focus sul regista americano ) e Yasujirô Ozu.
Ecco i film della selezione dedicata al cineasta giapponese.
Negli anni vulnerabili, per dirla alla Fitzgerald, della formazione, del liceo, un rito era quello dei cineforum. Le sale a Milano erano il Rubino, il Centrale, la Cineteca. Le rassegne erano, fra gli altri, Dreyer e Bergman, Carné e Renoir, Welles e Capra, Ford e Hawks, Rossellini e De Sica, Kurosawa. Ai nomi fatti ne aggiungo un altro, Yasujirô Ozu (1903-1963), semplicemente Ozu.
Merita spazio Viaggio a Tokyo (1953) il titolo che sintetizza lo stile, i contenuti, i sentimenti e la cultura di questo autore che non può che essere considerato un maestro vero. E sussiste un segnale che più forte non si può. Secondo la piattaforma inglese Sigh&Sound, che ciclicamente compone una classifica, che fa testo, dei titoli del cinema di tutto il mondo e di tutte le epoche, pone il film di Ozu al terzo posto, preceduto da La donna che visse due volte di Hitchcock, e Quarto potere di Welles.
Viaggio a Tokyo, va detto, è un titolo decisamente “da critica”, del resto Ozu è il primo modello di un artista che, esprimendosi, non si pone il problema del gradimento del grande pubblico. Tira dritto per la sua strada; è la ragione per cui i film di Ozu non sono stati distribuiti in Italia, Viaggio a Tokyo compreso. Per vederlo dovevi aspettare le rassegne nei cinema d’essai, anni dopo. Il tema, la ricerca, sempre dolorosa, è la famiglia. Quella giapponese, con le sue regole, i suoi sentimenti, i suoi riti, i suoi costumi. Distanti da quelli occidentali.
Occidente: il contrasto c’era. E poi l’Occidente che significa America, aveva ferito a morte il Giappone quel giorno di Hiroshima, e aveva instaurato nel Paese una ricostruzione che depennava la cultura tradizionale del Sol Levante a fronte della civiltà capitalista. La storia: marito e moglie, anziani, vivono in provincia e decidono di andare a Tokyo dove vivono i figli. I quali, inseriti nei ritmi della vita metropolitana, non hanno tempo da dedicargli. Solo una nuora, vedova di uno dei figli, si interessa, appena, a loro. I due, delusi, tornano al villaggio. Non resta che aspettare la fine. Che arriva. E saranno i figli, questa volta, a tornare alla vecchia casa. Dunque una realtà apparentemente tanto semplice da sembrare banale.