A Hollywood, dove attrici e attori nascondono ancora la loro omosessualità per paura di perdere un ruolo, di rovinare la propria immagine o addirittura di compromettere la loro carriera, il cambio di nome e di genere di Elliot Page, attore e attivista in seno alla comunità LGBT+, segna una tappa storica.
Nata Ellen Page e rivelata come adolescente incinta in Juno, annunciava sui social il primo dicembre del 2014 la sua rivoluzione, esprimendo con la gioia di poter essere finalmente se stesso la paura di essere discriminato. Il tweet dell’attore canadese, divenuto immediatamente virale, è stato ritwittato 230.000 volte soltanto nella prima ora e likeato da 1,5 milioni di internauti.
Rivelato nel 2007 con la commedia dolce amara di Jason Reitman e apprezzato poi in Inception di Christopher Nolan e nella saga mutante degli X-Men, Elliot Page ha deciso di impegnarsi pubblicamente all’indomani del suo coming out. Infaticabile e ostinato, torna alla carica a ogni progetto, coniugando intrattenimento e impegno civile in televisione con la serie Netflix The Umbrella Academy, in cui incarna una violinista solitaria e l’unico membro di una famiglia di supereroi ‘senza’ superpoteri, e al cinema producendo Nel mio nome, documentario di Nicolò Bassetti sull’autodeterminazione di genere.
La transidentità è al cuore di ogni suo lavoro e comprende un’autobiografia di prossima uscita (“Pageboy”). Editate da Flatiron Books, le memorie di Elliot Page sono un’altra tappa importante nel percorso personale e politico di un attore che mette la sua celebrità al servizio delle minoranze discriminate e si interroga sulla mancanza di diversità imputabile all’industria della televisione e del cinema. Da anni Page conduce una campagna di sensibilizzazione sul genere e le sue declinazioni, su un diritto finalmente reale ma ancora fragile, da sempre denuncia le aggressioni costanti sulle persone transgender.
In prima linea sul set e nella vita, Elliot Page si impegna coi suoi personaggi e in serie televisive (The Umbrella Academy e Tales of the City) che rinforzano ‘nelle stagioni’ o nel corso degli episodi i loro propositi sociopolitici.