Da Ombre malesi a Eva contro Eva, ecco il programma dedicato all'attrice che ha ottenuto tutto per pura bravura. Dal 17 al 20 febbraio.
di Pino Farinotti
L’American Film Institute stila annualmente, dal 1998, una classifica delle cinquanta più grandi dive del cinema americano. Segnalo le prime dieci: Katharine Hepburn, Bette Davis, Audrey Hepburn, Ingrid Bergman, Greta Garbo, Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, Judy Garland, Marlene Dietrich, Joan Crawford.
Son tutte più belle, nel volto e nel corpo, della Davis.
Significa molto. Significa che Bette Davis - a cui il cinema La Compagnia di Firenze dedica una retrospettiva dal 17 al 20 febbraio nell'ambito della rassegna XX secolo. L'invenzione più bella - ha ottenuto tutto per pura bravura. E certo qualcosa doveva possedere. Erano gli occhi, quello sguardo beffardo, arrogante e magnetico che seduceva tutti. E poi, naturalmente, la volontà e il talento. La Hepburn, l’unica che la precede nella classifica non era a sua volta una bellezza alla Audrey, alla Greta, senza citare Marilyn naturalmente, però Louis B. Mayer, gran capo della Metro diceva: “Katharine ha le più belle gambe di tutte, ma le tiene nascoste”. La Hepburn era e resta irraggiungibile, forte dei suoi quattro Oscar, tutti da protagonista. Ma Bette le è molto vicina. E va detto che anche alla Davis l’Oscar si addice. Se a trent’anni ne aveva già vinti due da protagonista con Paura d’amare e La figlia del vento. Fra il 1935 e il 1963 la Davis fu “nominata” dieci volte.
La sua personalità si rifletteva anche fuori dai set. Fu lei a opporsi a quella legge capestro che legava gli attori alle major per sette anni. E stava nella discrezione dei tycoon rivedere le clausole, che non erano mai a favore dell’attore. Ebbene Bette scardinò quella regola.
La storia dell’attrice, sul grande e piccolo schermo, è infinita. Il segnale, anzi i segnali che ha lasciato sono forti e presenti. È stata tutto. Femminista ante litteram, ma anche grande antipatica e grande cattiva. Poteva permetterselo. E così occorre, come sempre, procedere secondo selezioni. Scremando i titoli, molti dei quali fanno la storia. L’anima e il volto (1946) è una mia predilezione personale. Bette è nella parte di due sorelle, una buona e una cattiva. La cattiva sembrerebbe prevalere ma alla fine, il codice etico di quelle stagioni non permetteva che il male trionfasse, la reproba doveva essere punita. Eva contro Eva (1950) è il titolo che più identifica la Davis. La storia è nota: un’attrice matura affronta una giovane antagonista, che prevale. Il film ebbe 6 Oscar e 14 nomination. Bette, solo, la nomination. Che le stava stretta. Angeli con la pistola (1961) è un’altra performance impressionante. L’attrice come spesso accadeva, in due ruoli opposti: una barbona e una madame dell’alta borghesia newyorkese.
Venne anche in Italia Bette Davis. Nel 1963 Damiano Damiani la diresse ne La noia, dal famoso romanzo di Moravia. Era la madre, ricca e distratta del protagonista Dino (Horst Bucholz). Tornò da noi nel 1972 per Lo scopone scientifico, di Luigi Comencini, nella parte di una ricca americana. Il suo partner era Alberto Sordi, che era abituato a dominare i film. Ma quella volta fu Bette Davis a dominare.
IL PROGRAMMA
GIOVEDì 17 FEBBRAIO
ore 15.00 - Ombre malesi di William Wyler
Tratto dal romanzo di Somerset Maugham. Leslie è sposata con Robert e vive con lui in Malesia, apparentemente felice. Ma una notte, mentre il marito è assente, la donna uccide Hammond, un giovane inglese sposato a una indigena. Al processo Leslie racconta che si è trattato di legittima difesa e viene assolta. La verità, però, è un’altra: Hammond era il suo amante del quale lei era innamoratissima. Quando la vedova di Hammond verrà a vendicare la morte del marito, Leslie non farà nulla per difendersi.
ore 20.30 - Che fine ha fatto Baby Jane? di Robert Aldrich
Jane, ex bambina prodigio, si è fatta superare nel successo cinematografico della sorella. Quest’ultima rimane immobile a causa di un incidente; vive con Jane che gradualmente ne fa una prigioniera e che, dopo avere ucciso una cameriera, lascia che la sorella muoia lentamente. Bette Davis ebbe la nomination come attrice protagonista. Drammatico; b/n; 132′, 1962.
VENERDì 18 FEBBRAIO
ore 15.00 - Perdutamente tua di Irving Rapper
Charlotte riesce, con l’aiuto della psicoanalisi, a superare la propria nevrosi. Più tardi conosce un uomo e se ne innamora, ma, essendo lui sposato, i due preferiscono lasciarsi. In seguito lei aiuterà la figlia di lui a guarire da una forma di nevrosi simile alla sua. Il film è ricordato per una battuta antologica: “Oh, Jerry, non chiediamo la luna… abbiamo già le stelle”.
ore 19.00 - La figlia del vento di William Wyler
L’ereditiera Giulia è fidanzata con Preston, facoltoso banchiere. I due si amano, ma lei è viziata e insopportabile e lui la lascia. Torna, poco dopo, con una moglie dolcissima. Quando Preston si ammala di febbre gialla, è però Giulia a stargli vicino fino a sacrificare la vita. Bette Davis fece un provino per la parte di Rossella quando si stava preparando Via col vento. Venne scartata e si arrabbiò, tanto da costringere la Warner a fare il suo Via col vento. Il lavoro venne realizzato a tambur battente, usufruì dell’immensa pubblicità fatta per l’altro colosso e lo batté sul tempo (di un anno). Paradossalmente, la critica dimostrò sempre di preferire il film della Warner all’altro interpretato da Vivien Leigh. Drammatico,106′, 1938.
DOMENICA 20 FEBBRAIO
ore 15.00 - Eva contro Eva di Joseph Mankiewicz
Un’aspirante, dotata attrice di teatro riesce a strappare la parte affidata ad un’affermata ma non più giovanissima diva, che l’aveva accolta come un’amica. Il suo successo è trionfale e la carriera ormai aperta: l’ha ottenuta con mezzi poco puliti e presto sarà ripagata con la stessa moneta. Il cinema stavolta non parla di sé stesso ma del teatro; però ci sono molte analogie. L’amarezza e il cinismo sono gli stessi, e molto bravo fu Mankiewicz nel guidare gli attori, che diedero il meglio di loro stessi. E ci fu tanto di riconoscimento ufficiale con ben sei Oscar (a Sanders, al film, alla sceneggiatura, al regista, ai costumi, al suono). Splendida Bette Davis.