Nel 2021 Marco Bellocchio ha firmato Marx può aspettare, un documento ricordo della sua famiglia. Il primo nome, Camillo, fratello, “protagonista”, non c’è più. Si è tolto la vita il 27 dicembre del 1968, quando aveva 29 anni. I fratelli superstiti, oltre a Marco, Pier Giorgio, Letizia, Alberto e Maria Luisa, con altri componenti di quella famiglia, lo ricordano. Una morte che genera un’opera va gestita con attenzione. Davvero cammini sul filo di un rasoio, gli eccessi di sentimento sono lì che ti aspettano. Ma Marco è “Bellocchio”, uomo e artista solido e garante, e ha saputo come fare. E i riconoscimenti, molti, diversi, sono piovuti. In una traiettoria di percorso, ideale alfa e ideale omega, forse questo film sarebbe il finale perfetto. Ma credo che non sarà così; è auspicabile che non sia così.
Ho scritto “alfa”. E dunque torniamoci laggiù, in quel lontano misterioso paese dove nasceva il grande artista. Un promemoria dovuto a completare il cerchio a ritroso.
Dunque alfa come esordio, come I pugni in tasca, che rappresentò un momento intenso, umanamente, socialmente e politicamente decisivo del secolo scorso. Lo rappresentò "prima", con una visione anticipatrice impressionante. Siamo nel 1965. L'Italia è ancora il Paese del boom, anche se quel fenomeno di benessere comincia a declinare. Il boom è squisitamente figlio della borghesia, ma se la borghesia non produce benessere cosa rimane? Una classe vecchia e inutile, dalle regole superate e dannose, che ostacolano il progresso del mondo. Una borghesia così è perfetta per essere attaccata e violentata. In quel 1965, dal pianeta arrivano segnali forti.