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2 giugno, quel referendum di Alberto Sordi

Quando la storia del nostro Paese fu raccontata dalle immagini di Dino Risi. 
di Pino Farinotti

martedì 2 giugno 2020 - Focus

Accade spesso che il cinema racconti la Storia con grande efficacia, con sintesi e semplicità e naturalmente con la forza delle immagini, e che la vicenda si radichi nella memoria dello spettatore e lì rimanga. Certi film sono più utili, diciamo così, della saggistica accreditata, proprio per le ragioni dette sopra. Chi ha visto Una vita difficile (1961) diretto da Dino Risi, scritto da Rodolfo Sonego, con Alberto Sordi protagonista, ha assunto quel 2 giugno 1946, giorno della Repubblica, senza bisogno di leggere i libri e di vedere i servizi televisivi. Lo deve naturalmente alla qualità di quell’opera, una perla della cosiddetta nostra “Commedia”.  

La storia secondo uno stralcio della mia recensione sul “Farinotti”: “Zona del lago di Como, inverno 1944. Silvio Magnozzi, partigiano romano, sul punto di essere ucciso da un tedesco, viene salvato da Elena, figlia della proprietaria di un albergo. Silvio si nasconde per qualche tempo in un mulino abbandonato, Elena gli porta da mangiare, nasce una relazione. Una notte l’uomo sparisce e lo ritroviamo a Roma dopo la Liberazione. Lavora in un giornale comunista e un giorno viene incaricato di fare un servizio sull’oro di Dongo, che è molto vicino al paese di Elena. Silvio telefona, Elena lo insulta, ma poi si presenta all’appuntamento e i due vanno a Roma insieme. Da quel momento l’“idealista” Magnozzi vivrà tutte le vicende chiave dell’Italia di quegli anni:  le elezioni del 18 aprile decisive per il destino della nazione, l’attentato a Togliatti del luglio del 1948 quando l’Italia rischiò la rivoluzione. Gli anni del boom economico...”.


E non può mancare il 2 giugno del 1946, giorno del referendum. La città, e il Paese, sono in attesa febbrile del risultato del referendum. 
Pino Farinotti

Elena e Silvio sono in cerca di una trattoria dove poter mangiare gratis. Elena si sente chiamare. Si tratta del marchese Capparoni, vecchio amico di sua madre. Il nobile sta cercando qualcuno da invitare a pranzo per non essere in tredici a tavola. I due proletari si ritrovano così al tavolo di una principessa, guardati male da tutti i presenti. I titolati sono in ansia per il re. Un principe racconta, con la voce rotta dall’emozione, di quando, soldato, ebbe l’onore di stringere la mano a Vittorio Emanuele. Qualcuno imprudentemente cita i partigiani. Silvio, idealista emotivo, li definisce eroi facendo arrabbiare tutti. Poi se la prende col re  perché  “se la filò” a Brindisi abbandonando la sua gente. 

La discussione si infiamma, ma ecco che la radio annuncia: “Diamo il risultato del referendum” La tensione è dolorosa e palpabile. “Monarchia: 10 milioni, 719mila284.” Sembra un buon numero, tutti esultano. “Repubblica 12 milioni, 717mila 923. L’Italia è una repubblica”. Cade il silenzio e la disperazione. A uno a uno tutti  abbandonano la tavola. Tranne Elena e Silvio, che non hanno fame. Un maggiordomo, solenne, avanza col grande vassoio verso di loro mentre dalla radio arriva l’inno nazionale. Siamo nella storia della nazione. E del cinema. 


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