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I cento film della nostra vita

Il nuovo libro di Pino e Rossella Farinotti.


mercoledì 9 luglio 2014 - Libri

Le classifiche dei grandi film sono una costante. Decennio dopo decennio sono state redatte secondo appunto le epoche: l'estetica, il sociale, lo spettacolo, la comunicazione, la politica. Per anni ha prevalso il "Potemkin", poi Quarto potere. Nel contemporaneo, una classifica che farebbe testo ha posto al vertice "Vertigo", di Hitchcock, un film "vero", amato anche dal pubblico, non solo un titolo da critica.
Pino Farinotti, nel 1994 ha redatto una sua lista personale dove figurano tutti i grandi "monumenti" del cinema, ma anche titoli "dalla parte del pubblico", titoli per l'evasione e la felicità, come recita il sottotitolo. Amici sicuri e garanti che ci soccorrono. A vent'anni dal primo volume, nei nuovi "cento" si inserisce anche Rossella Farinotti. Dunque generazioni a confronto. Molti titoli del vecchio "centofilm" sono cambiati. Com'è giusto, più che giusto.

SEMPRE DALLA PARTE DEL PUBBLICO
Nel 1994, per la Sugarco ho scritto "I cento film della nostra vita". Era una selezione di titoli secondo criteri che posso definire oggettivi (per quanto l'oggettività non appartenga al cinema) e secondo mia passione personale. Una mediazione dunque strettamente in prima persona con tutte le controindicazioni del caso. Con un tentativo, comunque, di mantenere una equidistanza fra due mondi distanti, la critica e il pubblico. Che poi è la formula che identifica il dizionario "Farinotti": dalla parte del pubblico. Rilevo due segnali: il pensionamento del "Potemkin", che rimane una magnifica opera di didattica e di Storia, ma ritengo che faccia parte della "vita" di nessuno e ... Via col vento. In una classifica che farebbe testo, il film di Fleming non appare nei primi cento (appunto). La ragione mi risulta oscura. Forse viene considerato "spettacolo" e non "film", oppure, essendo il titolo prediletto dal popolo del cinema nei decenni finisce per essere un simbolo, uno spartiacque, viene ritenuto poco... aristocratico, o magari "volgare". Scelgo un titolo a caso fra i prediletti, L'intendente Sansho di Kenji Mizoguchi, che sarebbe un film più degno di Via col vento. Però in quella classifica appare Cantando sotto la pioggia, che certo è un grande spettacolo. E allora vorrei che mi si spiegasse la differenza di filosofia e categoria dei due "spettacoli". In questa edizione il Potemkin continua a non esserci e Via col vento ad esserci. Ma il fatto nuovo, decisivo, è l'avvento di Rossella Farinotti, titolare, insieme a me del Dizionario Newton Compton e titolare di opinioni diverse, come è legittimo in chiave di generazioni. Chi va al cinema ha più l'età di Rossella che di Pino. Dunque i "Cento film" saranno l'espressione della qualità generale, acquisita e accettata di certe grandi opere, e della passione-discrezionalità, questa volta divisa in due. E di qualche capriccio. Un paio di dati che chiariscono. Dei 100 film della vecchia edizione la Farinotti ne ha depennati 42. Certo le new entry presentano qualità, che vengono spiegate. La "giovane generazione" ha inserito, per esempio, Caro diario. La "vecchia", privilegiando Moretti, che viene considerato una delle pochissime prove di esistenza in vita del cinema italiano, avrebbe scelto Habemus papam. Tuttavia, aggiungo, entrambi non mi sembrano titoli da vertice così alto. Questa "differenza" finisce per essere un gioco magari curioso e utile. Dunque ogni scheda porterà la firma del redattore. Molti titoli, sia chiaro, sono condivisi.
Due righe sulla copertina. Cercavo un'immagine, una sola, che rappresentasse tutto il cinema. Alla fine ho composto un cartello di nomination: Rhett e Rossella abbracciati in Via col vento; Gene Kelly che balla sotto la pioggia; il mimo Jean-Louis Barrault sul palcoscenico in piazza di Les enfants du paradis; il cavaliere Antonius Block che gioca a scacchi con la morte nel Settimo sigillo; Il Rex che naviga su quel mare di plastica in Amarcord; Laurel&Hardy, in kilt, che raccolgono la spazzatura danzando intorno a un bidone negli Allegri scozzesi; Charlot col suo balletto del pane nella Febbre dell'oro. Alla fine si vede che ha prevalso. La ragione la spiego nel loro film Gli allegri scozzesi. "Dalla parte del pubblico: più di così...

Pino Farinotti


GENERAZIONI
Capita quasi ogni giorno che qualcuno domandi "Qual è il tuo film preferito ?". E ogni volta, sforzandomi, rispondo sempre che non ho un film preferito. E' impossibile. Ho un ventaglio di film che amo, ma non posso neppure classificarli. E dunque quando l'editore Bogliari ha chiesto a mio padre di riscrivere "I 100 film della nostra vita" insieme a me, per avere due punti di vista di due generazioni, ho affrontato questo compito con serenità, perché 100 è un numero migliore di 1. E perché "la nostra vita" non è fatta solo di kolossal o film perfetti, ma di quei film che fanno da compagni per sempre. Questo compito è stato anche divertente. Non semplice, ma un bel "gioco" di confronto con mio padre, la persona che mi ha insegnato il cinema. Un confronto che, dopo qualche dibattito, anche acceso, mi ha fatto togliere 42 film che mio padre aveva inserito come i "suoi 100 film" nell'edizione precedente. Film eliminati non per una rivalsa generazionale, o almeno, non totalmente, ma perché sono passati vent'anni dall'ultima redazione, e in vent'anni le cose cambiano . Ho aggiunto titoli che fanno sorridere chiunque della mia generazione, e di quelle precedenti e più avanti alla mia, che ho quasi trent'anni. Quei titoli con i quali siamo cresciuti: Harry ti presento Sally, Caro Diario, Frankenstein Junior (che ho riscritto, perché nell'edizione precedente c'era già), Tutto su mia madre, Il cielo sopra Berlino; quegli autori che, già da grandi, ci hanno insegnato un'estetica precisa: la Coppola, Tarantino, i Coen (una passione anche di mio padre), Wes Anderson, Van Sant; e poi anche dei film del passato che mio padre non ha mai ritenuto "grandi", ma che io ho studiato e saputo apprezzare, tanto da pensarli come punti di riferimento, come Il disprezzo, Il Laureato, Lanterne rosse.
Il Farinotti da bambino andava al cinema, quasi ogni pomeriggio, e sullo schermo c'erano Ombre Rosse, Ben Hur, Cantando sotto la pioggia, Il cavaliere della valle solitaria, I 7 samurai ... certo, quel cinema è rimasto. Ci sono cresciuta anch'io, con lui a casa, e all'Università. Non si può prescindere da certi titoli. Ma non si può neppure dimenticarne altri solo perché considerati più leggeri, meno spettacolari.
Direi che nel complesso abbiamo raggiunto una buona mediazione. E i titoli maggiori, alcuni classici e tutto il cinema italiano, sarà un caso, ma sono condivisi da entrambi.

Rossella Farinotti

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