Vertigo - La donna che visse due volte

Film 1958 | Giallo, +16 128 min.

Titolo originaleVertigo
Anno1958
GenereGiallo,
ProduzioneUSA
Durata128 minuti
Regia diAlfred Hitchcock
AttoriKim Novak, James Stewart, Tom Helmore, Henry Jones, Barbara Bel Geddes Lee Patrick, Raymond Bailey, Konstantin Shayne, Ellen Corby.
Uscitalunedì 18 novembre 2019
TagDa vedere 1958
DistribuzioneCineteca di Bologna
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 4,76 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Alfred Hitchcock. Un film Da vedere 1958 con Kim Novak, James Stewart, Tom Helmore, Henry Jones, Barbara Bel Geddes. Cast completo Titolo originale: Vertigo. Genere Giallo, - USA, 1958, durata 128 minuti. Uscita cinema lunedì 18 novembre 2019 distribuito da Cineteca di Bologna. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 4,76 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 26 gennaio 2023

Sofferente di vertigini dopo un incidente in servizio, John "Scottie" Ferguson lascia la polizia e accetta di lavorare per un amico. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, In Italia al Box Office Vertigo - La donna che visse due volte ha incassato 60,3 mila euro .

Passaggio in TV
lunedì 23 febbraio 2026 ore 8,20 su SKYCINEMACOLLECTION

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Consigliato assolutamente sì!
4,76/5
MYMOVIES 5,00
CRITICA 5,00
PUBBLICO 4,04
ASSOLUTAMENTE SÌ
Capolavoro assoluto e unanimemente riconosciuto del cinema di Alfred Hitchock, si avvale di una performance perfetta dei protagonisti.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Sofferente di vertigini dopo un incidente in servizio, John "Scottie" Ferguson lascia la polizia e accetta di lavorare per un vecchio compagno di scuola che gli chiede di sorvegliare la moglie Madeleine che in ricorrenti stati di incoscienza sembra posseduta dallo spirito di Carlotta Valdes, sua bisnonna morta suicida un secolo prima. Ferguson resta affascinato dall'infelice donna e quando è costretto a intervenire per salvarla da un tentativo di suicidio in mare tra i due ha inizio una storia d'amore. Ma una tragedia sta per sconvolgere le vite di entrambi.
Capolavoro assoluto e unanimemente riconosciuto del cinema di Alfred Hitchock il film si basa su di un romanzo di Boileau e Narcejac scritto con l'intento di piacere al regista al punto da invogliarlo a comprarne i diritti. L'azione viene spostata dagli Anni Quaranta ai Cinquanta e soprattutto viene anticipata la scoperta dell'intrigo che gli autori avevano collocato nelle pagine finali del libro. "Intorno a me tutti erano contrari a questo cambiamento", confessò Hitch a Truffaut nella celebre intervista divenuta un libro. In realtà, con la perfetta cognizione che il regista aveva della differenza tra l'utilizzo della sorpresa e la funzione della suspense, la scelta risulta vincente. Ma non ci si limita a questo. La performance dei protagonisti è perfetta (anche se Hitchcock non sopportava Kim Novak e non perdeva occasione per parlar male di lei) e innerva il film di quell'erotismo che è spesso sotteso nei film del Maestro e che qui viene giocato con grande maestria. Ci sono abiti che vengono tolti per farli asciugare ed altri che vengono fatti indossare per ricostruire il passato mentre un colore (il grigio) si sostituisce alla tonalità dominante che è quella del verde. La sequenza delle sequoie (sempreverdi) fa da catalizzatore al colore prevalente nell'abito che Madeleine indossa la prima volta che appare sullo schermo così come a quello della sua auto per poi trovare il suo culmine in quello che a Ferguson appare come un 'ritorno' della donna amata.
Hitchocok trova nella sceneggiatura alcuni dei temi che ricorrono nel suo cinema. Su tutti domina quello del Doppio che nel titolo italiano viene esplicitato, cosa che non avviene in quello originale che fornisce una sintesi perfetta sia della patologia sofferta dal protagonista sia del costante senso di instabilità esistenziale e di horror vacui che il film offre allo spettatore.

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a cura della redazione
martedì 1 agosto 2006

Dopo Il ladro (1956), prodotto dalla Warner e girato in bianco e nero, nel 1957, con La donna che visse due volte Hitchcock tornava al colore e alla Paramount, e cioè alla major di La finestra sul cortile (1954), Caccia al ladro (1955),,La congiura degli innocenti (1955) e L'uomo che sapeva troppo (1956). Il film era tratto dal romanzo D'entre les morts, dei francesi Pierre Boileau e Thomas Narcejac, che pochi anni prima avevano fornito unì soggetto analogo per un film di grande successo di Henni-George Clouzot, I diabolici (1954). La formula produttiva, il soggetto, il colore, l'uso del sistema VistaVision, le riprese in esterni a San Francisco, la presenza di una star affermata come James Stewart e di una nascente quale Kim Novak (seconda solo a Marilyn Monroe nelle classifiche del box office del 1956), facevano prevedere un film che avrebbe incontrato i gusti del grande pubblico.
A causa di una malattia del regista, le riprese subirono qualche ritardo (iniziarono nel settembre del 1957 e terminarono in dicembre); nel frattempo due possibili produzioni internazionali erano state cancellate e Hitchcock ebbe modo di dedicarsi a una storia tutta ambientata in America; tornò così nella California settentrionale, dove non era più stato da L'ombra del dubbio (1943). Qualche problema iniziale Hitch lo ebbe nella scelta dello sceneggiatore: dopo aver "provato" Maxwell Anderson (già sceneggiatore del Ladro) e aver lavorato per un po' con Alec Coppel, si affidò poi con maggior soddisfazione a Samuel Taylor; con lui compì numerosi sopralluoghi a San Francisco alla ricerca dei posti più adatti per le riprese. Alla Donna che visse due volte collaborò la squadra preferita di Hitch: il direttore della fotografia Robert Burks, il montaggista George Tomasini, il compositore Bernard Herrmann, la costumista Edith Head e il produttore associato Herbert Coleman. In occasione di questo film tornò a lavorare per il regista anche la sua assistente personale preferita, Peggy Robertson, che sarebbe poi rimasta con lui fino alla fine della sua carriera. Abbastanza tormentato fu invece il rapporto con Kim Novak, scelta dopo che Vera Miles - a cui inizialmente era stata affidata la parte -, rimasta incinta, aveva dovuto interrompere il lavoro. "La Novak è arrivata sul set con la testa piena di idee che sfortunatamente mi era impossibile condividere", ricorda il regista parlando con Truffaut; naturalmente l'atteggiamento dell'attrice non poteva non contrariare Hitchcock, che dai suoi interpreti pretendeva invece una piena, totale disponibilità ad assecondarlo.
Nonostante l'aspettativa favorevole che si era creata intorno al film - anzi, forse proprio a causa di essa -, La donna che visse due volte non riscosse un grande successo di pubblico. La pubblicità aveva insistito sulle caratteristiche del film che lo rendevano analogo ad altri capolavori hitchcockiani di quel decennio - La finestra sul cortile primo fra tutti -' ma La donna che 'risse due volte era in effetti molto diverso; la mancanza di humour, la rivelazione immediata della vera identità di Judy e soprattutto l'assenza di lieto fine scontentarono molti. In generale i recensori della stampa quotidiana non si espressero negativamente sul film, cosa che fecero invece i critici dei periodici più prestigiosi, biasimando per esempio la scarsa verosimiglianza della trama. In ambito di studi accademici La donna che visse due volte non fu degnato della minima considerazione. La 'rivincita" giunse negli anni '70, quando il film - già apprezzato in Europa dalle nuove generazioni di critici - fu rivalutato anche in America, e negli anni '80, dopo la ridistribuzione della pellicola nel 1983.
Vertigo: vertigine, paura di cadere, di essere inghiottiti dal vuoto, morire. Ma al tempo stesso attrazione verso l'abisso, uno spaventoso piacere di abbandonarsi al nulla e all'oblio, di precipitare riprovando sensazioni antiche, ancestrali. Entrambi questi aspetti sono presenti nell'acrofobia di Scottie Ferguson. È la paura di morire che lo tiene aggrappato alla vita, come nella sequenza iniziale in cui si afferra alla grondaia e si salva. Ma nel suo interesse e nella sua passione per la misteriosa Madeleine, che appare tanto pervasa dalla morte, in preda a un passato che la vuole riportare nel buio, si percepisce che una forza altrettanto intensa lo attrae verso l'opposto di ciò che è vita. Amore e morte, eros e thanatos la duplice natura delle pulsioni umane -, sono al centro della Donna che visse due volte. Tutto il film è costruito su polarità: alla sognante, assente, bianca Madeleine (non priva però di una sensualità morbida e penetrante) si contrappone Judy, che appare all'inizio donna pratica, con i piedi per terra, vistosa e quasi volgare nel trucco pesante, fino a quando, per amore, non è anch'essa risucchiata nel tentativo disperato di Scotti e di ricreare il passato perduto. Agli esterni solari di San Francisco fanno riscontro interni cupi, barocchi, sepolcrali (filtri speciali e illuminazione - come per esempio il neon verde nell'albergo di Judy - contribuiscono alla creazione di un'atmosfera spettrale, "gotica"). E nella stessa attrazione sessuale di Scottie per Madeleine vi è un aspetto di necrofilia, come ha sottolineato anche Hitchcock: solo quando Judy è tornata a essere identica alla donna scomparsa, Scottie può di nuovo baciarla, così come aveva baciato Madeleine sulla scogliera, dopo un dialogo pregno di morte. Ed è ancora il regista a far notare come gli sforzi di vestire e acconcia-re Judy come Madeleine possano essere interpretati come un tentativo di denudamento, a cui la donna si oppone e infine cede. L'incontro fra nudità, sensualità e morte si era già verificato nella scena a casa di Scottie, dopo il fallito annegamento di Madeleine, quando lui l'aveva spogliata dei vestiti bagnati e messa a letto. E poco dopo, quando lei si era riavuta, le loro mani si erano accidentalmente incontrate e Scottie aveva cercato di protrarre il contatto, in una stretta carica di significato. Ancora una volta in un film di Hitchcock si ritrovano presenti paure, desideri e peccati (nella relazione fra Scottie e Madeleine è implicito anche l'adulterio) "originali" e universali.
La donna che visse due volte è un film dal ritmo per lo più pacato, "contemplativo" (Truffaut), quasi sognante (vi contribuiscono lenti movimenti di macchina, carrelli, panoramiche), in cui sono senz'altro più importanti le sfumature psicologiche e i rapporti fra i personaggi che non gli sviluppi narrativi (Hitchcock stesso parlò di "buchi" nel racconto che lo infastidivano). Il tempo filmico è scandito dal continuo vagabondare dei personaggi ("vado in giro" è la risposta di Scottie a Madeleine che gli chiede che cosa fa nella vita), dalle passeggiate, dai percorsi in automobile. Lo smarrimento dell'uomo ricorda l'inquietudine del protagonista della Finestra sul cortile, ma non più esorcizzata da un'attività ansiosa e frenetica come quella del fotoreporter Jeff. Scottie ha lasciato la vita movimentata che conduceva come agente di polizia, ma non può nemmeno fermarsi dietro la scrivania di un ufficio o cercare rifugio nell'abbraccio amorevole ma troppo materno e prevedibile della devota Midge. È alla ricerca di qualcosa che dia senso alla sua vita; nel caos vorticoso dell'esistenza si trova a fare i conti con l'amore e con la morte, con l'illusione e la realtà della vita, con il rimpianto e il desiderio dell'impossibile. E alla fine di un duro percorso, quando la vertigine sembra vinta e la realtà riconosciuta, non vi è premio né consolazione: con o senza vertigine, c'è da affrontare sempre un nuovo abisso.

Capolavoro di Hitchcock sull'identità divenuto oggetto di venerazione.
Recensione di Andrea Carlo Cappi

Sofferente di vertigini dopo un incidente in servizio, John "Scottie" Ferguson lascia la polizia e accetta di lavorare per un amico. Questi gli chiede di sorvegliare la moglie Madeleine, che in ricorrenti stati di incoscienza sembra posseduta dallo spirito di Carlotta Valdes, suicida un secolo prima. Il solitario Ferguson, il cui legame con la disegnatrice di moda Midge non va oltre l'amicizia, resta affascinato dall'infelice Madeleine. E quando è costretto a intervenire per salvarla da un tentativo di suicidio in mare, tra i due ha inizio una storia d'amore. Ma un'altra tragedia sconvolge la fragile psiche dell'ex poliziotto: paralizzato da un attacco di vertigini, Ferguson non riesce a impedire a Madeleine di gettarsi da un campanile. Dopo una lunga cura psichiatrica, Ferguson incontra casualmente Judy, sosia perfetta di Madeleine, e cerca ad ogni costo di trasformarla nella donna che lo ossessiona. Ma così facendo, porta alla luce un intrigo diabolico la cui scoperta lo condurrà a un drammatico finale. Vertigo trasporta il romanzo di Boileau e Narcejac dalla Parigi anni Quaranta alla San Francisco anni Cinquanta senza perderne l'atmosfera amara e malinconica. Ma l'unica sostanziale modifica al percorso narrativo costituisce un grave errore nella costruzione della suspense: nel libro lettore e protagonista scoprono insieme la verità all'ultima pagina, mentre nel film un flashback piuttosto forzato anticipa allo spettatore ogni retroscena. Hitchcock cerca di spostare su Judy l'attenzione del pubblico, scordando che il cardine drammatico è il tentativo disperato di Scottie di far rivivere una morta. Sicché anche la conclusione, opera del caso nel film e del protagonista nel libro, risulta piuttosto innaturale. Ciò non ha impedito al film di diventare oggetto di venerazione e di infinite citazioni. Vi ricorrono temi tipicamente hitchcokiani: la paura dell'altezza, un trauma insanabile, l'ambiguità morale dei protagonisti. Lo straordinario effetto "vertigine" (combinazione di carrello indietro e zoom in avanti), il felice incontro del disegnatore Saul Bass e del musicista Bernard Herrmann nei titoli di testa e nella sequenza dell'incubo, il ritmo lento ("contemplativo", scrive Truffaut) della narrazione rimangono memorabili. Kim Novak, perfetta e sensuale nella sua duplice interpretazione, nonostante il regista per quel ruolo volesse inspiegabilmente Vera Miles.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 14 luglio 2013
Luigi Chierico

Chi non ricorda e ricorderà sempre“La donna che visse due volte” un film con titolo in lingua italiana? I film presentati al pubblico in lingua anglo-americana (non ancora in giapponese o cinese), anche se belli,si dimenticano. Non abbiamo noi una nostra lingua? Quanti oggi ricorderebbero il film ,forse più visto al mondo dal 1939, “Gone with the wind”, se non fosse stato tradotto in “Via col vento”?, Ma [...] Vai alla recensione »

Frasi
Ha una meta particolare?
No: pensavo di andare un po' in giro. Stavo per fare altrettanto. Oh già, l'avevo dimenticato: è la Sua occupazione. Non crede che sia una perdita di tempo per tutt'e due? Girare separatamente?
Eh.
Da soli si può andare in giro, in due si va sempre da qualche parte.
Dialogo tra Madeleine Elster; Judy Barton (Kim Novak) - John 'Scottie' Ferguson (James Stewart)
dal film Vertigo - La donna che visse due volte
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Terrence Rafferty
The New York Times

“I LOOK up, I look down,” says Detective John (Scottie) Ferguson of the San Francisco police, standing nervously on a stepladder in an early scene of Alfred Hitchcock’s “Vertigo.” Scottie (James Stewart) is trying to cure himself of the title affliction, recently discovered during a rooftop chase in which his fear of heights resulted in the death of a fellow officer.

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CELEBRITIES
lunedì 18 agosto 2025
Pino Farinotti

A 92 anni La donna che visse due volte ottiene il suo più importante riconoscimento. Vai all'articolo »

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mercoledì 22 settembre 2021
 

Quando la letteratura incontra il cinema. Una serie di 8 incontri con Pino Farinotti alla Biblioteca Civica di Cologno monzese. Vai all'articolo »

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martedì 12 novembre 2019
 

Sofferente di vertigini dopo un incidente in servizio, John "Scottie" Ferguson lascia la polizia e accetta di lavorare per un amico. Vai all'articolo »

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mercoledì 7 novembre 2012
Tirza Bonifazi

Si dice che sia stata la paura a spingere Alfred Hitchcock a scrivere e dirigere le storie più terrificanti, rendendo più intenso il cinema. Talmente ha cambiato la maniera di pensare del suo pubblico che lui stesso una volta ammise che se avesse girato [...]

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