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Ed Harris e Beethoven

Nel film di Agnieszka Holland, in uscita il 15 giugno, l'attore americano interpreta il grandissimo compositore tedesco Ludwig van Beethoven.
di Tirza Bonifazi Tognazzi

Ludwig van Beethoven

venerdì 1 giugno 2007 - Approfondimenti

Ludwig van Beethoven
Appena sette anni fa metteva in scena la breve e tormentata vita del pittore Jackson Pollock. Oggi Ed Harris torna a indossare le vesti di un genio nel film di Agnieszka Holland che fantastica sugli ultimi anni di vita di Ludwig van Beethoven. Un periodo di cui non si conoscono molti particolari, se non che il compositore e pianista tedesco fosse divenuto completamente sordo, come testimoniano anche le lettere scritte nel 1801 ai pochissimi amici con i quali si poteva confidare. Nel giugno di quell'anno infatti, in una lettera a Franz Gerhard Wegeler, rivelò di condurre una vita misera, di evitare quasi ogni compagnia perché gli era impossibile dire alla gente che era sordo. "Per darti un'idea di questa impressionante sordità" scrisse, "ti dico che a teatro devo mettermi vicinissimo all'orchestra per sentire gli attori. Se mi trovo un po' lontano, non sento più i suoni acuti degli strumenti e delle voci". Lo sceneggiatore e produttore di Io e Beethoven Stephen Rivele ha ammesso che "la grande difficoltà nel mettere in scena gli ultimi anni di vita di Beethoven è che il compositore non ebbe nessuno con cui parlare: la sua sordità fu totale e le sue relazioni sociali diminuirono. Nel film Anna ci apre le porte del suo mondo".

Anna Holtz
La figura di Anna Holtz (l'attrice tedesca Diane Kruger) è stata ricreata sulla base di personaggi realmente esistiti: due studenti di musica austriaci che lavoravano presso il copista di cui si serviva Beethoven, una compositrice vissuta in Francia, Lorenc Ferenz, notevolmente influenzata dalla musica di Beethoven, e una seconda donna il cui semplice atto di devozione è divenuto leggenda. "Nella prima fase delle mie ricerche" racconta Christopher Wilkinson (co-sceneggiatore e produttore), "sono stato colpito dal famoso aneddoto di una donna che, al termine della prima esecuzione pubblica della Nona sinfonia, salì sul palco per aiutare Beethoven a rivolgersi verso il pubblico per ricevere il fragoroso applauso e l'entusiastica ovazione. Questa vicenda ci ha fornito lo spunto per avvicinarci alla storia dalla prospettiva immaginaria di qualcuno che fosse molto caro al maestro". "Questa vicenda" continua Rivele, "testimonia come dal tormento possano scaturire speranza e ispirazione. Dopo aver inizialmente deriso le sue ambizioni, alla fine Beethoven chiede ad Anna di aiutarlo con gli ultimi quartetti per archi. La giovane donna giunge a comprendere il significato più profondo della musica, trovando così la forza di diventare un'artista a tutti gli effetti".

Ed Harris e Beethoven
L'attore americano, che secondo Rivele era l'unico che poteva calarsi nella parte dopo che Anthony Hopkins aveva rifiutato il ruolo, si è completamente trasformato per interpretare il grande compositore. Harris non era nuovo al mondo musicale. "Da giovane suonavo il corno baritono" spiega. "Sapevo leggere la musica e conoscevo la terminologia essenziale, inoltre ero familiare con le maggiori sinfonie di Beethoven e le più celebri sonate per pianoforte. Al contrario ero estraneo alla grande quantità del suo lavoro così mi sono dovuto documentare, il ché è stato fantastico". Il film è stato girato tra Budapest, Kecskemét, a sud della capitale ungherese, e Sopron, la città più ricca di monumenti storici dell'Ungheria. Per calarsi nel personaggio Harris racconta di aver lavorato portando tappi per le orecchie. "Negli ultimi anni della sua vita" spiega l'attore "Beethoven teneva dei libri di conversazione che usava per parlare con la gente scrivendo quello che voleva dire. Noi abbiamo pensato di fargli invece leggere il labiale, così, con le orecchie tappate, ero costretto a prestare attenzione alla gente per capire cosa stesse dicendo. Ho anche ascoltato la sua musica per mesi, l'avevo continuamente in testa. Tuttora il mio iPod è carico delle sue opere. Ho giusto un paio di brani di Bob Dylan, ma il resto è musica di Beethoven".

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