Foxtrot

Film 2017 | Drammatico +13 113 min.

Titolo originaleFoxtrot
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneIsraele, Germania, Francia
Durata113 minuti
Regia diSamuel Maoz
AttoriLior Ashkenazi, Sarah Adler, Dekel Adin, Yehuda Almagor, Shaul Amir, Gefen Barkai Ran Buxenbaum, Rami Buzaglo, Aryeh Cherner.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

Regia di Samuel Maoz. Un film con Lior Ashkenazi, Sarah Adler, Dekel Adin, Yehuda Almagor, Shaul Amir, Gefen Barkai. Cast completo Titolo originale: Foxtrot. Genere Drammatico - Israele, Germania, Francia, 2017, durata 113 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

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Una famiglia si trova ad affrontare una delicata situazione che mette alla prova la sua già scarsa coesione. Il film è stato premiato al Festival di Venezia.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
La tragedia dell'assurdo è privata e collettiva, ma l'approccio registico di Maoz è narcisista, ai limiti dell'inopportuno.
Recensione di Marianna Cappi
sabato 2 settembre 2017
Recensione di Marianna Cappi
sabato 2 settembre 2017

Quando tre ragazzi in divisa suonano alla sua porta, Dafna capisce subito cosa sono venute a dirle, e cade a terra priva di sensi. Sedata lei, per qualche ora, con un sonnifero, tocca al marito Michael sopportare sveglio il peso indicibile della notizia della morte del figlio Jonathan. Tutto appare incredibile. Non può essere vero, e forse non lo è: forse il destino ha in serbo una beffa ancora peggiore.

Strutturato in tre momenti che rievocano quelli della tragedia greca, il film di Samuel Maoz vorrebbe mettere in relazione l'assurdità del fato, che supera il volere e il potere degli uomini, con quella, umana e disumana, delle logiche militari israeliane.

Ma la perdita di un figlio è uno di quegli argomenti la cui natura intollerabile ne mette inevitabilmente in discussione la filmabilità stessa, tanto che il buon cinema, quando lo ha approcciato, ne ha sempre fatto materia di un'interrogazione, in primis su se stesso, sui propri limiti e la propria natura fantasmatica. L'approccio di Maoz è invece un altro: un approccio narcisistico, ai limiti del fastidioso, che non affranca mai il film da un effetto complessivo di inopportunità.

Nella prima parte, l'interesse del regista è tutto concentrato sulla recitazione del protagonista e si muove su un terreno scivolosissimo. Eppure non è l'attore, che pure finge per mestiere, anche nel contesto dell'interpretazione più naturalistica, a produrre la finzione che si avverte e disturba: è la regia stessa di Maoz a farlo, con inquadrature fuori tono e movimenti esagerati, che s'impongono come un sovra-racconto e falsificano immediatamente il racconto sottostante. Il film procede per la gran parte del tempo in questo modo, effettato e sovraccarico, differenziandosi soltanto nel secondo capitolo -di gran lunga il migliore-, dedicato alla vita dei ragazzi nel container.

Sbattuti a presidiare un posto di blocco in un letterale deserto dei Tartari, inchiodati ad un'ansiosa attesa dell'occasione accidentale, che viaggia tra terrore e desiderio, Jonathan e i suoi compagni rappresentano un'oasi di verità all'interno del film, e, come spesso accade, questa verità emerge proprio laddove la messa in scena è più costruita. Mentre il loro container s'inclina sempre più nel fango, infatti, s'incrina e comincia a cedere anche la fede dei ragazzi nel significato del loro stare in quel posto, ed è qui, molto più che nel dramma da camera dei due genitori, che Maoz dà ragione al titolo e al senso del film, descrivendo un balletto che riporta continuamente al punto di partenza, contraddicendo ogni proposito di movimento e libertà.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 10 settembre 2017
gaiart

FOXTROT di Samuel Maoz                                                                  [...] Vai alla recensione »

martedì 5 settembre 2017
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Film dall'incipit fulminante: qualcuno che non vediamo suona ad una porta, apre una donna, la voce fuori campo chiede: "Signora Feldmann?" e la donna sviene. Resta in primo piano un quadro appeso al muro, il disegno in bianco e nero di un tunnel angoscioso. Lo spettatore si chiede perché, e lo scopre vedendo che le persone che hanno suonato alla porta sono militari: la donna ha [...] Vai alla recensione »

venerdì 1 settembre 2017
ROBERT EROICA

#Venezia74. FOXTROT. Viene subito alla mente un celebre racconto di Tommaso Landolfi guardando il film di Maoz. Quello della moglie prima pianta perche' creduta morta e poi morta per davvero. Ma Landolfi dell'insensatezza della vita se ne infischiava e ci giocava allegramente a dadi. Maoz, che e' stato soldato davvero e ha vinto a Venezia con il riuscito LEBANON, non ha certo lo stesso punto di vista. [...] Vai alla recensione »

winner
gran premio della giuria
Festival di Venezia
2017
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