Un mondo fragile

Un film di CÚsar Augusto Acevedo. Con Haimer Leal, Hilda Ruiz, Marleyda Soto, Edison Raigosa, JosÚ Felipe Cßrdenas Titolo originale La tierra y la sombra. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 97 min. - Colombia, Francia, Paesi Bassi 2015. - Satine Film uscita giovedý 24 settembre 2015. MYMONETRO Un mondo fragile * * * - - valutazione media: 3,46 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,46/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * 1/2 -
 critica * * * - -
 pubblico * * * 1/2 -
   
   
   
Un vecchio contadino torna nella sua casa natale ma non riesce a sentirsi a suo agio a causa di una devastazione del mondo attorno che non riconosce pi¨.
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CÚsar Acevedo indaga con occhi (im)pietosi e lucidi il presente e il recente passato del suo paese, la fase acuta di una crisi sociale esplorata da un cinema intraprendente, vivo, necessario
Marzia Gandolfi     * * * 1/2 -

Alfonso, anziano campesino che ha lasciato la sua famiglia e la sua terra diciassette anni prima, ritorna a casa. A muoverne i passi la salute del figlio, che versa in condizioni precarie a causa di una malattia respiratoria. Tollerato a fatica dalla vecchia consorte, che non gli perdona il passato, Alfonso partecipa con valore e pudore all'economia domestica famigliare, accudendo figlio e nipote in assenza delle donne, occupate in una piantagione di canna da zucchero. Subentrate nella raccolta a Geraldo, suocera e nuora combattano ogni giorno contro l'asprezza del mestiere e l'illegittimitÓ di un regime lavorativo che pretende produttivitÓ in cambio di un salario prorogato. Esperanza vorrebbe andar via ma Geraldo Ŕ bloccato dall'affezione e dall'affetto che porta a quella madre ostinata a restare e resistere nella sua fattoria mentre la campagna intorno brucia sotto il vento del 'progresso'. Tra un incendio che avvampa e una vita smorzata, tra un aquilone che si solleva e troppa polvere che si posa, Alfonso infilerÓ nuovamente la strada per scampare il nipote e mettere in movimento il domani.
Opera prima di CÚsar Acevedo, Un mondo fragile Ŕ tutto in un piano sequenza, quello iniziale. Un uomo si stacca dal fondo e avanza con una valigia in mano lungo una strada sterrata, dietro di lui un enorme camion compare sollevando al suo passaggio la polvere. Raggiunto l'uomo con la valigia il mezzo produce un suono d'apocalisse avvolgendolo in una nuvola di polvere. Polvere invalidante che penetra l'esistenza e spezza il respiro degli uomini. In un minuto il regista colombiano riassume quello che Christopher Nolan ha impiegato lustri a spiegare: quella 'terra' Ŕ invivibile a lungo termine per chi avesse deciso per un avvenire a lungo termine. Eppure da qualche parte, nella Colombia arida di Acevedo, una donna prova a resistere dentro la sua fattoria e a fianco del figlio, riparato sotto un lenzuolo bianco, che rinforza poeticamente l'impressione di osservare qualcuno giÓ morto e protegge i suoi polmoni dal mondo esteriore, che piove cenere, terra, polvere.
Ed Ŕ la polvere a comporre il film di Acevedo e a diventare componente dei suoi quadri. ╚ dappertutto, entra da porte e finestre (senza vetri), penetra da ogni angolo di piano, vola, si deposita e si confonde al fumo dei campi, incendiati da una volontÓ di potare e 'recidere'. ╚ ancora lei a spingere i protagonisti all'esilio per far meglio che sopravvivere con un lavoro che tende le braccia come rami ma non paga (letteralmente). In parallelo al nucleo familiare rurale, raccolto in una 'veglia funebre' precorsa, Un mondo fragile svolge la ribellione e la rassegnazione dei raccoglitori di canna da zucchero a cui il giorno di paga Ŕ rimesso sempre all'indomani, come un peccato. In questa terra appiccata dal 'progresso' e soffocata nei sogni, ritorna un uomo, un fantasma dal passato, una 'voce' aggrappata a una societÓ rurale che sembra uscita dalle pagine di Juan Rulfo.
Dell'orizzonte magico della letteratura di Rulfo, Un mondo fragile condivide la pienezza arcaica e l'universo interiorizzato, frammentario e fantasmagorico, un luogo lontano dalla modernitÓ non per convinzione ma per mancanza di mezzi. Un mondo muto e isolato dove i protagonisti osservano la propria vita scorrere, il proprio nipote giocare, la propria consorte appassire, il proprio figlio morire. Nessuno se ne lamenta, cosý Ŕ la vita. Ogni generazione genera la seguente cosciente che quell'esistenza, con le sue espressioni di gioia e le sue lunghe frasi di tristezza, si paga, qualche volta troppo cara. Una vita che passa tutta tra una casa, un albero, una panchina e le piantagioni intorno dove guardiamo un uomo cercare di nuovo il suo posto in famiglia. Una famiglia che vuole salvare, voltando pagina e scommettendo sul nuovo. Alfonso non si trasforma, non rinnega e non nega, si posiziona nella sua stessa identitÓ, di fronte a se stesso e alla sua veritÓ che non Ŕ altro se non la libertÓ di scegliere come si vuole vivere.
CÚsar Acevedo indaga con occhi (im)pietosi e lucidi il presente e il recente passato del suo paese, la fase acuta di una crisi sociale esplorata da un cinema intraprendente che fa il paio con quello di Pablo Trapero (El Clan), Pablo LarraÝn (The Club), Lorenzo Vigas (Desde allÓ), Gabriel Mascaro (Boi Neon). Un cinema vivo, fisico e immerso, capace di tradurre il senso di un profondo disagio collettivo in espressioni di rinascita. Un cinema 'in marcia' con una qualitÓ pressochÚ unica oggi: quella di essere necessario.

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Premi e nomination Un mondo fragile

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Festival di Cannes
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Un'umanitÓ schiacciata al margine

martedý 6 ottobre 2015 di Zarar

Un’epica della terra, della famiglia, della casa ancestrale diventati realtà devastate e negate  ne “La tierra y la sombra” di César Acevedo. Nel film la terra è quella della Valle del Cauca, in Bolivia, dove la monocultura latifondistica della canna da zucchero ha devastato il suolo azzerando le colture e i modi di vita tradizionali. Terra ormai grigia, piatta e polverosa sotto un cielo di piombo, percorsa dai fuochi e dalle ceneri degli incendi periodici continua »

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Come tutto cambia

martedý 6 ottobre 2015 di Flyanto

"Un Mondo Fragile" costituisce una sorta di documentario denuncia di un mondo che sta rapidamente cambiando e, purtroppo, verso una condizione tendente al peggio. La vicenda riguarda la condizione problematica della Colombia del regista CÚsar Augusto Acevedo che, attraverso gli occhi dell'anziano protagonista maschile, dÓ un ritratto triste e dolente del proprio paese destinato ad un cambiamento radicale rispetto a quello tradizionale e sicuramente pi¨ confacente all'essere umano. Dopo aver continua »

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La terra e l'ombra

domenica 25 ottobre 2015 di enrico danelli

Il titolo originale (la tierra y la sombra) senz'altro è più attinente e specifico di quello italiano (il generico "un mondo fragile"). L'ombra è quella rassicurante e accogliente dell'albero del pane sotto cui i personaggi del film si fermano spesso a discutere e riflettere sulla loro esistenza. La terra dovrebbe essere la terra-madre capace di nutrire i suoi figli. L'ombra adempie in pieno la sua funzione: il maestoso albero del pane è l'unico continua »

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VIDEO | Il film vincitore della Camera d'Or a Cannes, dal 24 settembre al cinema.

Conosci il canto del merlo?

mercoledý 16 settembre 2015 - a cura della redazione

Un mondo fragile, conosci il canto del merlo? Un lungo, meditativo piano-sequenza ci introduce - attraverso la clip in esclusiva per MYmovies.it - nel poetico "mondo fragile" creato dal giovane regista colombiano CÚsar Augusto Acevedo. Impregnato di tematiche sociali e ambientali, Un mondo fragile racconta la storia di un vecchio contadino che, dopo diciassette anni, torna dalla sua famiglia per accudire il figlio Gerardo, ora gravemente malato. Al suo ritorno, ritrova la donna che era un tempo la sua sposa, la giovane nuora e il nipote che non ha mai conosciuto, ma il paesaggio che lo aspetta sembra uno scenario apocalittico: vaste piantagioni di canna da zucchero circondano la casa e un'incessante pioggia di cenere, provocata dai continui incendi per lo sfruttamento delle piantagioni, si abbatte su di loro.

   

Che noia la famiglia colombiana

di Massimo Bertarelli Il Giornale

Micidiale pizza colombiana, puntuale premio a Cannes per il miglior esordio. Un vecchio contadino torna a casa dopo anni per salutare il figlio morente. Accanto a lui, la rancorosa ex moglie, la nuora e il nipotino. Ritmo da tartaruga zoppa e inquadrature insistite su oggetti svariati. Molte le scene buie, in cui non si vede nulla. Senza dubbio le pi¨ appassionanti. Da Il Giornale, 24 settembre 2015 »

Com'Ŕ amara la canna da zucchero in Colombia

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Un nonno che torna in una fattoria sperduta tra immensi campi di canna da zucchero. Un figlio ancora giovane ma malato. Una moglie ormai anziana, abbandonata in quel buco anni prima, che ora non vuole nemmeno parlargli. La moglie e il bambino del figlio morente. E tutt'intorno un paesaggio che Ŕ puro "realismo fantastico" (infatti siamo in Colombia, patria di Marquez), anche se Ŕ tutto vero. Vere le nubi perenni di cenere che avvolgono la zona (le piantagioni vengono incendiate regolarmente). Vera la spietatezza del lavoro nei campi. »

Lo sguardo puro del campesino

di Silvio Danese Quotidiano Nazionale

Dopo l7 anni il campesino Alfonso torna per assistere il figlio morente, aiutando nuora e nipotino, respinto dalla moglie che non gli perdona l'abbandono. Famiglia, terra, casa, miseria e malattia, l'esodo e il ritorno per un altro esodo. Bruciando le canne da zucchero per il raccolto i contadini respirano cenere, si ammalano e crepano. Le multinazionali, proprietarie anche dei terreni, sfruttano senza condizioni, tra Messico, Bolivia e Colombia. Con una fiducia di cuore e sguardo che soltanto i giovani possono spendere rischiando tutto, il 30enne Acevedo reinventa la sua biografia in questo nucleo vittima della trasformazione del lavoro, toccando una chiara profonditÓ tragica priva di vittimismo, in una purezza di immagine alimentata dalla materia a luce naturale: i campi accecanti della fatica, gli interni oscuri, la polvere, l'albero secolare totem del tempo della natura, un aquilone, ma ogni scelta estetica Ŕ nella storia e nei personaggi, di cui l'inquadratura recepisce ragioni e sentimenti. »

di Alessandra De Luca Avvenire

Preoccupato per la salute di suo figlio, affetto da una grave malattia respiratoria, Alfonso, vecchio contadino colombiano, torna a casa, dalla terra e dalla famiglia abbandonate molti anni prima. Qui si prende cura dell'ammalato e del nipotino mentre le donne, la moglie e la nuora, lavorano in una piantagione di canna da zucchero e attendono un salario che non arriva mai. Il film di Acedevo, migliore opera prima all'ultimo Festival di Cannes, Ŕ il racconto rigoroso e scarno di un'esistenza in carenza di ossigeno, di un mondo rurale arcaico e lontano, arido, ricoperto di cenere e polvere, circondato da fuoco e vento, dove la vita scorre senza un domani, ma con grande forza. »

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