La gabbia dorata - La Jaula de Oro

Un film di Diego Quemada-Diez. Con Brandon Lˇpez, Rodolfo Dominguez, Karen MartÝnez, Carlos Chajon, Ramˇn MedÝna.
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Titolo originale La Jaula de Oro. Drammatico, durata 102 min. - Messico 2013. - Parthenos uscita giovedý 7 novembre 2013. MYMONETRO La gabbia dorata - La Jaula de Oro * * * 1/2 - valutazione media: 3,73 su 16 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
3,73/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Tre adolescenti guatemaltechi cercano di raggiungere gli Stati Uniti d'America per inseguire il sogno di un'altra vita.
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primo piano
Un film in cui la tematica geopolitica affrontata aderisce alla linea narrativa, al respiro del racconto, allo sviluppo dei personaggi
Marco Chiani     * * * - -

Tre adolescenti guatemaltechi, Juan, Sara e Samuel, cercano di raggiungere gli Stati Uniti d'America per inseguire il sogno di un'altra vita, lontano dalla povertÓ in cui sono cresciuti. Alla frontiera, dopo il primo scontro con gli agenti, Samuel tornerÓ a casa, mentre Juan e Sara, cui si Ŕ aggiunto Chauk, un indio del Chiapas che non parla lo spagnolo, andranno avanti. Il loro sarÓ un percorso pieno di insidie, un cammino nella disperazione, contro tutto e tutti.
Al centro dell'opera prima di Diego Quemada-DÝez c'Ŕ il concetto di frontiera. Intesa come limite e separazione, linea immaginaria che separa i ricchi dai poveri, terre economicamente sviluppate da altre ferme sotto il giogo di una grande arretratezza. Un confine da aggirare, navigando su corsi d'acqua, strisciando in angusti cunicoli, camminando sulle rotaie di una ferrovia che dovrebbe portare al progresso, ad una realtÓ migliore, almeno sulla carta. Il viaggio di Juan, Sara e Chauk Ŕ quello di tutti i migranti, di uomini alla ricerca di un luogo solo concettualmente distante in cui giocarsi la possibilitÓ di essere diversi da quello che la geografia ha scelto per loro alla nascita. Nonostante la chiarezza delle riflessioni su cui si sviluppa, La gabbia dorata non Ŕ un'opera a tesi, realizzata esclusivamente per evidenziare uno scottante problema geopolitico, ma un film in cui le tematiche affrontate aderiscono alla linea narrativa, al respiro del racconto, allo sviluppo dei personaggi. GiÓ dalla scelta di girare in Super 16, risulta chiara la volontÓ di avvicinarsi a una vibrazione dell'immagine d'impianto documentario oppure, ancor meglio, a una ricostruzione affidabile di una storia che ne racchiude mille altre simili, tutte autentiche. Dentro a una rigorosa organizzazione degli spazi, restituita da una direzione artistica secca e severa, si muovono tre attori adolescenti coi quali lo spettatore instaura subito una forte empatia: anche le evoluzioni dei loro rapporti, dall'iniziale avversitÓ che il risoluto Juan prova verso Chauk fino al totale ribaltamento, stanno a sottolineare l'importanza della condivisione, della solidarietÓ, il falso mito dell'individualismo. Esordio riuscito e maturo, forse un po' troppo compiuto e definito nella sua misura di vero e falso, Ŕ il lavoro di un regista che sa benissimo come muoversi all'interno di un idea di cinema molto precisa. Non per niente, Diego Quemada-DÝez ha maturato un'esperienza ventennale accanto a nomi come Ken Loach, Oliver Stone, Alejandro Gonzßlez I˝ßrritu e Fernando Meirelles.

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Premi e nomination La gabbia dorata - La Jaula de Oro

premi
nomination
Festival di Giffoni
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Speranze, delusioni e solidarietÓ

sabato 16 novembre 2013 di vanessa zarastro

La Juala de oro è un film assolutamente splendido. Era da tanto tempo che non vedevo un film così intenso, così ben girato, recitato e diretto. Un film durissimo che tratta della emigrazione dai paesi latino-americani per seguire il sogno statunitense. Ma è anche un tema sulla crescita individuale e di gruppo, sulla solidarietà e sulla solitudine che la consapevolezza raggiunta comporta. La crescita di Juan passa attraverso la paura, il dolore della perdita continua »

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Come non sempre Ŕ certa la via di fuga

lunedý 11 novembre 2013 di Flyanto

 Film in cui si racconta del lungo e pericoloso viaggio intrapreso da tre ragazzi guatemaltechi, a cui si aggiunge anche un indio, al fine di lasciare il proprio paese ed emigrare nei tanto agognati Stati Uniti d'America, e più precisamente a Los Angeles. I 4, poi divenuti 3 per defezione di uno di loro, affronteranno innumerevoli disagi, pericoli e paure nel corso di un cammino che sembra senza fine, e comunque non di certa risoluzione, e che li porterà a crescere troppo continua »

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Le nostre gabbie

sabato 22 febbraio 2014 di angelo umana

 Si fa presto a dire “immigrato”. Vediamo l’immigrato quando è nel nostro territorio e cerchiamo di non incrociare gli occhi con lui, più confortevole è stare con e nelle nostre “gabbie”. Lo vediamo in qualche modo già inserito nella nostra società, ad esempio come ce lo ha mostrato Andrea Segre nei suoi “Io sono Li” e “La prima neve”. Del suo viaggio da emigrante e delle peripezie per arrivare alle nostre continua »

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On the road

domenica 2 marzo 2014 di rampante

Una storia che ne racchiude mille altre simili, il viaggio di tutti gli imigrati che stufi di rimanere fermi sotto il giogo di una grande arretratezza  cercano, oltre una frontiera,  terre economicamente sviluppate e ricche Il registra esordiente Diego Quemada-Diez ha fatto più volte  il cammino tra il Guatemala e la frontiera Usa e ci racconta storie ed esperienze reali con uno sguardo partecipe verso i più umili e i più emarginati Tre adolescenti continua »

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FOCUS | La gabbia dorata e il cinema del reale.

Lo sguardo ostinato

martedý 19 novembre 2013 - Dario Zonta

Lo sguardo ostinato Qualche giorno fa, schiacciato come tanti altri dall'uscita monumentale dell'ultima commedia italiana, ha fatto capolino in alcune sale un film di produzione messicana e spagnola che racconta l'epica e tragica traversata di un gruppetto di ragazzini guatemaltechi verso gli Stati Uniti. Si intitola La gabbia dorata ed Ŕ l'opera prima di un regista spagnolo con alle spalle molta gavetta e qualche cortometraggio. Vogliamo tornare a segnalarlo, qui e oggi, perchÚ pensiamo lo meriti, anche perchÚ l'idea di cinema di cui si fa portatore questo piccolo-grande film torna ad essere in qualche modo centrale anche nei discorsi legati alla produzione indipendente italiana, evocati proprio in questi giorni in coda ai "festaval" romani (neologismo tra i pi¨ brutti di nuovo conio).

   

Sogni di riscatto su quel treno dal Guatemala

di Paolo D'Agostini La Repubblica

Molto notevole davvero il film di Diego Quemada-Diez. Spagnolo trasferitosi negli Stati Uniti, forte di esperienze - alla fotografia - con Loach per Terra e libertÓ, con Gonzßlez I˝arritu per 21 grammi, con Fernando Meireles per The Constant Gardener. Qui al primo film. Ci pare di precipitare nel passato remoto oppure in una di quelle fantasie su un futuro miserabile e repellente che vanno tanto di moda. Invece siamo nell'ordinaria amministrazione del sogno di riscatto che tanti giovani provenienti dalla miseria di Guatemala e Honduras, Nicaragua e Salvador coltivano salendo clandestinamente su un treno merci che, dopo aver attraversato tutto il Messico, li conduca all'impenetrabile frontiera Usa, da varcare con ogni mezzo. »

Quei tre piccoli Ulisse

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Vero come un documentario, emozionante come un romanzo di formazione, lirico e avventuroso come l'Odissea, epico come un film di John Ford. E intessuto di storie e esperienze reali che il regista (esordiente!) ha raccolto facendo pi¨ e pi¨ volte il cammino dei suoi personaggi, tra il Guatemala e la frontiera degli Usa. Accumulando per dieci anni incontri e racconti, senza fermarsi ai nudi fatti ma estraendo il senso profondo e le diverse visioni del mondo che quelle testimonianze portavano con sÚ. »

Quel treno per gli Usa, denuncia e poesia

di Silvana Silvestri Il Manifesto

Tre adolescenti decidono di lasciare il loro misero villaggio guatemalteco per poi attraversare il confine del Messico ed entrare negli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore. Il fatto che il film inizi con un atto dal valore fortemente simbolico, il taglio dei lunghi capelli a cui Sara rinuncia per farsi passare da ragazzino, esprime giÓ un sentimento di dolore per l'atto dell'abbandono e l'energia insopprimibile del passo che si vuole compiere. Juan (Brandon Lopez) indossa i suoi preziosi stivali rancheros, Juan, il pi¨ debole, non resisterÓ al primo ostacolo e tornerÓ indietro. »

La gabbia dorata, straziante on the road: vivere e morire per un futuro

di Adriano De Grandis Il Gazzettino

Tre ragazzi (in realtÓ una Ŕ una ragazza) sognano l'America. Vivono in condizioni penose nel Guatemala e decidono di compiere il pericolosissimo tragitto che attraverso il Messico li pu˛ portare negli Usa. Alla prima drammatica difficoltÓ uno dei tre abbandona il progetto, sostituito da un indio del Chapas. Lo spagnolo Diego Quemada-Diez Ŕ stato operatore in molti film diretti da Meirelles, I˝arritu, Spike Lee, Stone, ma soprattutto Ken Loach, l'autore che pi¨ influenza questa sua opera prima, per il taglio duro e lo sguardo partecipe verso i pi¨ umili e i pi¨ marginali. »

La gabbia dorata - La Jaula de Oro | Indice

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Marco Chiani
Pubblico (per gradimento)
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  5░ | angelo umana
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Uscita nelle sale
giovedý 7 novembre 2013
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