Mare Chiuso

Consigliato assolutamente no!
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
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 critica * * * 1/2 -
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Un documentario che denuncia la politica dei respingimenti sulle coste libiche da parte dell'Italia.
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primo piano
Un pezzo di storia recente raccontato in prima persona

Tra il maggio 2009 e il 2010 diverse centinaia di migranti africani sono stati intercettati nel canale di Sicilia e respinti in Libia dalla marina militare e dalla guardia di finanza italiana; in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi tutte le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze.
Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e perché tutti i testimoni sono poi stati destinati alla detenzione in Libia. Nel marzo 2011 con lo scoppio della guerra in Libia, tutto è cambiato.
Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche profughi etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo UNHCR di Shousha in Tunisia, dove i due registi li hanno incontrati.
Nel documentario sono loro a raccontare in prima persona cosa vuol dire essere respinti; sono loro a descrivere esattamente cosa è accaduto su quelle navi. Delle testimonianze dirette che ancora mancavano e che mettono in luce le violenze e le violazioni commesse dall'Italia ai danni di persone indifese, innocenti e in cerca di protezione. Una strategia politica che ha purtroppo goduto di un grande consenso nell'opinione pubblica italiana, ma per le quali l'Italia è stata recentemente condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani in seguito ad un processo storico il cui svolgimento fa da cornice alle storie narrate nel documentario.

Incassi Mare Chiuso
Primo Weekend Italia: € 2.792
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Storie crude e migranti

di Dario Zonta L'Unità

Andrea Segre, questa volta insieme a Stefano Liberti, giornalista e reporter, al suo fianco nel 2006 nel viaggio tra il Niger e la Libia per A sud di Lampedusa, torna dopo Come un uomo sulla terra sulla «rotta» dei famigerati accordi bilaterali Italia-Libia che hanno prodotto i respingimenti tra il 2009 e il 2010. Questo nuovo film fa un ideale passo indietro e va incontro a quei racconti dei migranti che furono intercettati in mare. La guerra in Libia ha permesso ai migranti in carcere di fuggire e ora le loro storie sono diventate «storie orali». »

Il calvario dei migranti respinti dall'Italia ecco i loro racconti

di Roberto Nepoti La Repubblica

Esce dopo la prima al Festival del cinema africano di Milano questo film documentario, importante quanto sconcertante. Sconcertante perché una cosa è sentir parlare di “respingimenti” in mare; altra cosa guardare in viso chi li ha patiti ed è sopravvissuto. Nella prima scena si assiste a un brano di una seduta della Corte europea dei diritti dell’uomo, a cui 11 somali e 13 eritrei si sono rivolti per denunciare il comportamento delle autorità italiane. In forza della famosa “amicizia” tra l’allora capo del govemo, Berlusconi, e Gheddafi, che ritroviamo nelle immagini assieme all’allora ministro Maroni, tanti africani che cercavano protezione dalle persecuzioni subite nei loro paesi furono presi nel canale di Sicilia e rispediti al mittente, in Libia, dove patirono violenze e torture. »

Se i diritti d'asilo sono «buonismo peloso»

di Antonello Catacchio Il Manifesto

Il Mediterraneo, un tempo culla della civiltà ora è la fossa della civiltà. Negli anni recenti in quelle acque sono morte speranze, aspettative, diritti e soprattutto migliaia di uomini, donne e bambini. Persone in fuga da guerre e povertà sottoposte a rapine e angherie di ogni genere nel tentativo di approdare in Europa. Non fossero bastati trasportatori senza scrupoli che stipavano migranti su mezzi di ogni genere, spesso condannandoli a morte, ci si sono messi anche i governi a brandire l'illegalità. »

di Gerhard Mumelter Der Standard

Mare chiuso rievoca i respingimenti in alto mare fatti dalla marina militare italiana tra il 2009 e il 2010. Per realizzare il film si sono uniti due registi esperti in materia: Stefano Liberti (A sud di Lampedusa ) e Andrea Segre (Come un uomo sulla terra ). Di molti dei circa duemila respinti si sono perse le tracce. Nel campo profughi di Shousha sul confine libico-tunisino i registi sono riusciti a scovare alcune decine di sopravvissuti che descrivono il loro drammatico calvario. Sono eritrei e somali incarcerati e maltrattati nella Libia di Gheddafi e riportati indietro quando si erano illusi di avere la salvezza a portata di mano. »

Mare Chiuso | Indice

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