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Flags of Our Fathers |
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Un film di Clint Eastwood.
Con Ryan Phillippe, Jesse Bradford, Adam Beach, Barry Pepper, John Benjamin Hickey.
continua»
Guerra,
durata 130 min.
- USA 2006.
uscita venerdì 10 novembre 2006.
MYMONETRO
Flags of Our Fathers
valutazione media:
3,64
su
70
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Seconda guerra mondiale: la cruenta battaglia di Iwo Jima, tra americani e giapponesi.
![]() Un film di Clint Eastwood importante, amaro, umano |
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Pino Farinotti
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Ci sono immagini che fanno parte della memoria storica, istantanee che hanno letteralmente fatto le guerre. Gli esempi recenti sono piazza Tiennamen, dove il 4 giugno del 1989 lo studente cinese affrontava il carro armato. Oppure la statua di Saddam abbattuta dagli americani nell’aprile del 2003. All’inizio del ’45, ormai sul finire della guerra, sei marines vennero fotografati mentre issavano, sulla cima di una collina dell’isola di Iwo Jima, la bandiera americana. Iwo, territorio vitale e sacro giapponese, fu battaglia cruentissima. Quella fotografia divenne il simbolo dell’azione e del cuore di chi combatteva e ci fu chi disse che quello scatto aveva fatto vincere la guerra contro il Giappone. Dei sei marines, tre morirono nel giorni successivi, gli altri tre furono adottati dalla nazione come eroi e come mito. Si chiamavano Ira Hayes, René Gagnon e Jhon Doc Bradley. Ira era un indiano.
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premi nomination |
Premio Oscar 0 3 |
Golden Globes 0 1 |
La bandiera a stelle e sangue
sabato 11 novembre 2006
di Corrado
In guerra non ci sono amici o nemici. Sembra retorica, invece è Clint Eastwood. Dopo le entusiasmanti prove che l’avevano visto protagonista, tra cui Million Dollar Baby e Mystic River, ci si chiedeva quale strada avrebbe intrapreso l’ex ispettore Callaghan, anche se nessun dubbio riguardava i risultati che avrebbe ottenuto. In effetti dal ring di Million Dollar Baby al ring di sabbia e sangue dell'isola di Iwo Jima, il passo è tutt’altro che breve, anche se l’enorme conflitto raccontato in Flags continua » |
Gle eroi li creamo noi
mercoledì 15 novembre 2006
di BobtheHeat
A vedere il nuovo Clint, alla prima visione serale dello scorso venerdi, eravamo in 4 gatti in sala. Per certi versi meglio cosi', meglio SEMPRE evitare la confusione e "quei personagggi" che commentano il film ad ogni battuta. Forse in molti hanno pensato:ancora un film di guerra! Ma sulla seconda guerra mondiale cos'altro c'e' ancora da dire...A tutti coloro che, anche solo per un attimo, hanno pensato cio', posso dire che stanno commettendo un errore piuttosto grave. Perdersi "Flags of our fathers", continua » |
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Capolavoro!
mercoledì 11 novembre 2009
di PatrickBateman47
Clint Eastwood come sempre ci regala un'altro capolavoro,amaro,realistico,spettacolare nelle scene d'azione e struggente in quelle dialogate...paradossalmente il film non ha ricevuto la pienezza positiva in occidente al contrario della controparte orientale,cosa secondo me profondamente sbagliata,se si apprezza Lettere Da Iwo Jima non si può non apprezzare Flags Of Our Fathers,da notare il fatto che si elogi molte volte Salvate il soldato Ryan (assai più retorico e patriottico paternalista) e non continua » |
La storia maestra di vita
mercoledì 22 novembre 2006
di blogger
Se si avesse avuto il coraggio di andare contro le convenzioni, si sarebbe tradotto il titolo del film di Eastwood in italiano, evitando così l’eufemismo dell’inglese: così“le bandiere dei nostri padri” sarebbe stato una bella lezione etica per intellettuali e politici di casa nostra che oggi si accapigliano sulla Resistenza, come se si trattasse di una ricetta i cui ingredienti non si possono variare. Il lungometraggio infatti racconta di molte Jwo Jima, nessuna delle quali è quella vera o quella continua » |
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| René Gagnon | |
| I veri eroi sono quelli che sono morti su quell'isola. | |
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DVD | Flags of Our FathersUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 25 luglio 2007
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SOUNDTRACK | Flags of Our Fathers
La colonna sonora del film
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di Marco Giovannini Ciak
Sessant'anni fa John Wayne trasformò Iwo Jima, deserto di fuoco in un'arma di propaganda per l'arruolamento dei marines. E funzionò anche per la sua carriera: prima nomination all'Oscar. La meditazione filmata di Clint Eastwood è invece il manifesto dell'orrore e della futilità della guerra, di ogni guerra. Il massacro di Iwo Jima (100mila marines contro ventimila giapponesi in campo; anche se dei nemici se ne salvarono solo mille, fu l'unica battaglia in cui comunque gli americani ebbero più morti e feriti: ben ventiseimila) sottolineato dal malinconico tema musicale scritto da Clint e suonato al pianoforte, stile Million Dollar Baby, prima ancora dell'uscita ha già fatto storcere la bocca ai falchi americani (come sempre lui sembra più adatto a palati europei). » |
di John Vignola Il Mucchio
Non lasciatevi ingannare dal titolo. Quelle "bandiere" e quei "padri" che campeggiano sulla locandina indurrebbero facilmente a credere che il vecchio Eastwood, 76 anni, sia tornato sulle posizioni conservatrici e patriottiche dei decenni passati. E invece mai film fu più bipartisan e politicamente corretto di questo, primo capitolo di un doppio racconto che intende narrare la guerra dal punto di vista dei vinti e dei vincitori. È l'inverno del 1945 quando 30.000 soldati americani si preparano a sbarcare sull'isola di Iwo Jima, un fazzoletto di terra piccolissimo, ma dal grande valore strategico: da lì partono i bollettini che anticipano le mosse del nemico e che sono destinati alla terraferma giapponese. » |
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Clint Eastwood, la guerra non ha bandiere
di Mariuccia Ciotta Il Manifesto
Joe Rosenthal dell'Associated Press scattò la foto sul monte Suribachi il 23 febbraio 1945. Il piccolo promontorio di pietra pomice gettava sul mare uno sguardo distratto, quello di un gruppo di soldati che allacciava un collegamento telefonico per il comando e che issò per la seconda volta la bandiera america sull'isola giapponese. Era il secondo ciak perché un ufficiale smanioso di souvenir pretese il piccolo drappo, poi sostituito, sollevato sull'isola di Iwo Jima. Anche Clint Eastwood, eccezionalmente, non ha considerato «buona la prima» e sul set di Flags of our Fathers ha girato per cinque volte la stessa scena. » |
Il ritorno degli eroi
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Una flotta sterminata riempie lo schermo di Flags of our Fathers (Usa, 2006, 132'): così la macchina da presa mostra, in campo lunghissimo, la potenza della marina degli Usa, in rotta verso Iwo Jima. Sulle navi, fieri di quella potenza che tutti li avvolge e li tiene, i marine esultano. Ai loro occhi la guerra è questo procedere insieme, verso una meta totale piena di senso e di valore. Veloci, stormi di bombardieri passano sopra le navi. Nel loro ruggito c'è il segno della forza e della gloria che, così si immagina, presto sarà di tutti. » |
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