Manhattan

Film 1979 | Commedia +16 96 min.

Regia di Woody Allen. Un film Da vedere 1979 con Michael Murphy, Diane Keaton, Woody Allen, Meryl Streep, Mariel Hemingway, Tisa Farrow. Cast completo Genere Commedia - USA, 1979, durata 96 minuti. Uscita cinema giovedì 11 maggio 2017 distribuito da Cineteca di Bologna. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 4,25 su 40 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Manhattan
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Presentato fuori concorso al 32° Festival di Cannes, Manhattan nasce per l'amore di Woody Allen della musica di George Gershwin. Il film ha ottenuto 3 candidature a Premi Oscar, ha vinto un premio ai Nastri d'Argento e 1 candidatura a Golden Globes.

Consigliato assolutamente sì!
4,25/5
MYMOVIES 4,25
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,75
ASSOLUTAMENTE SÌ
Tra i migliori film di Woody Allen. Una riflessione sul senso del fare cinema che, per il regista, equivale a dire sul senso della vita.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Ike è uno sceneggiatore per la tv che ama svisceratamente il luogo in cui vive e nel quale vuole ambientare il suo primo libro. Ama anche la giovane Tracy, da lei a sua volta riamato, dopo essersi separato dalla moglie che ora vive con una donna e sta per mettere in piazza i particolari intimi della loro vita di coppia. Ike vorrebbe che Tracy cogliesse l'occasione che le viene offerta di partecipare a uno stage teatrale a Londra e intanto conosce Mary, una giornalista, con la quale scopre progressivi elementi di affinità.
"Nel caso di Manhattan ne ero così deluso che non volevo che facessero la prima. Volevo chiedere alla United Artists di non farlo uscire. Volevo dirgli che, se l'avessero buttato via, avrei girato un altro film gratis". Raramente la valutazione di un autore sulla propria opera è stata così erronea. Perché questo film entra a pieno titolo nella compilation dei suoi film migliori. A partire dall'uso, per la prima volta nella sua filmografia, del bianco e nero con un dosaggio del chiaroscuro che gioca con i volti rielaborando ulteriormente la, per lui così preziosa, lezione bergmaniana. I suoi protagonisti sono uomini e donne (con l'eccezione di Tracy) troppo presi dalle loro contraddizioni per potersi guardare "come in uno specchio". Prendendo in considerazione anche il solo Ike questo appare con evidenza. Vuole scrivere un libro sul rapporto che un uomo ha con la sua città (e qui è inevitabile associare il personaggio a chi lo interpreta: anche Woody sta scrivendo il suo film su Manhattan). Ma così come l'isola in cui abita, anche Ike è inconsapevolmente separato dagli altri. Si potrebbe dire che è inizialmente distante anni luce da Mary (non a caso il primo bacio ha luogo nel planetario) ma, soprattutto, non può costruire un ponte nei confronti di Tracy perché le fondamenta poggiano su un profondo narcisismo. È sufficiente pensare al volto di lei come a una delle cose per cui vale la pena vivere per poter ritenere che tutto torni come prima. Quella che emerge in lui è la dimensione magica di un bambino mai cresciuto (sarà forse per questo che il figlio non rientra nell'elenco di ciò per cui vale la pena di vivere?). Sarà invece proprio il volto di Tracy a riempire lo schermo in un finale che riporta alla mente quello di Luci della città e in cui all'incertezza del futuro si contrappone una consapevolezza matura della necessità di aprirsi al mondo su basi di condivisione responsabile. Tracy è il futuro come lo immagina Allen (sarà interessante vederne le ulteriori letture in Mariti e mogli e in Tutti dicono I Love You): una donna completa in cui la sessualità più libera non depaupera l'integrità ma la rafforza mutandola in consapevolezza di sé e del mondo. Tracy è ciò che Mary (che si nasconde dietro le parole, che vuole negare a se stessa l'evidenza dei propri sentimenti e che è in analisi senza alcun risultato) non potrà mai essere. Con lei, volto speculare di una Manhattan alleniana in cui ancora non avvengono misteriosi omicidi ma in cui bellezza e cultura si fondono, si apre un nuovo spazio di riflessione sul senso del fare cinema che, per Woody, equivale a dire sul senso della vita.

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VIDEO RECENSIONE
I disastri sentimentali di Woody Allen attraversati dalle sinfonie di Gershwin.

Woody incontra Diane Keaton, intellettuale intollerabile, frequentatrice di party e di musei (dice: "Ho incontrato Borges, sembra abbia detto che stavamo bene insieme"), legata sentimentalmente al suo migliore amico, sposato. Woody ha una ragazza di diciassette anni che "deve tornare a casa perché ha i compiti da fare". Si sente attratto dall'intellettuale e cade nella sua rete. Rapporto disastroso. Ritorna dalla ragazzina, che aveva sofferto, ma nemmeno tanto, ma lei sta partendo per l'Inghilterra per studiare. Starà via sei mesi. Woody le dice che sono tanti, che possono succedere molte cose. Lei gli risponde che bisogna avere fiducia negli esseri umani. Lui la guarda in un certo modo. Il film è attraversato dalle musiche di George Gershwin. Allen, sul suo divano, detta in un microfono le ragioni per cui, nonostante tutto, e oltre i fatti personali, valga la pena di vivere: "...Per il vecchio Groucho Marx, Joe di Maggio, il secondo movimento della sinfonia Juppiter, Louis Armstrong... il suo Potato blues, naturalmente i film svedesi... L' Educazione sentimentale di Flaubert, Marlon Brando e Frank Sinatra...".

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 12 giugno 2011
Gwynplaine

Il capolavoro di Woody Allen.

domenica 2 ottobre 2011
Chamber 237

Una città in bianco e nero, dei newyorkesi con problemi, folgoranti battute, citazioni cinematografiche coltissime ed un finale meraviglioso, dove Woody, con un solo sguardo, riassume il significato della vita. Massima espressione di Woody Allen.

domenica 21 giugno 2009
jos_d

E’ il film che consacra Woody Allen come uno dei più originali e provocatori registi del periodo. Protagonista impersonale è il cambiamento dell’etica sessuale e delle relazioni di coppia in una società in cui i valori tradizionali hanno sempre meno peso; a differenza della letteratura cinematografica dominante, in cui le relazioni sentimentali vengono presentate prevalentemente secondo i classici [...] Vai alla recensione »

mercoledì 23 maggio 2012
fedeleto

Manhattan e' sicuramente una citta' particolare e interessante,ma soprattutto una grande metropoli a volte confusionaria o dispersiva.Per Ike non e' certo cosi,anzi lui la idolatra o meglio la mitizza come dice lui stesso,e vive l'amore,l'amicizia,la speranza e la fiducia che il futuro puo' portare.Ike e' un uomo sulla quarantina e passa e frequenta una minorenne [...] Vai alla recensione »

domenica 11 marzo 2012
Bella Earl!

- Sei così bella che riesco a stento a tenere gli occhi sul tassametro! - Isaac è uno scrittore di programmi televisivi la cui moglie lo ha lasciato per un'altra donna. Dopo questa brutta esperienza, Isaac, intrattiene una relazione con una diciassettenne. Però un suo caro amico gli fa conoscere Mary la donna con cui tradisce la moglie.

venerdì 21 settembre 2012
BrokenFlower

Il miglior film di Woody Allen! Omaggio alla città tanto amata, la descrive e la penetra attraverso la psiche ( o meglio la psicosi) del suo protagonista. L'ambiente è del tutto americano eppure i rimandi alla cultura europea sono fortissimi. Per rimanere in casa basta nostare che il tema principale: "la crisi dell'intellettuale e la sua inadeguatezza alla società [...] Vai alla recensione »

lunedì 29 maggio 2017
angelo umana

 Può succedere che capiti nel vostro cinema il film rimasterizzato e tornato a nuova vita Manhattan del “grande” Woody Allen, dal lontano 1979. E’ una fortuna per gli amanti del sommo attore-regista-paroliere (e come paroliere per sé o altri egli nacque). Può anche accadere però che qualcuno lo veda per verificare se Allen gli sta semplicemente antipatico [...] Vai alla recensione »

lunedì 28 gennaio 2013
Suonalancora

Ho sempre apprezzato Allen, ma dopo aver visto questo film il mio apprezzamento si è tramutato in una sorta di amore. E' inutile, il genio c'è e c'è sempre stato, ma con questo film viene fuori come non mai (forse lo possiamo ritrovare in Io e Annie). Intanto abbiamo una sceneggiatura perfetta, cosa che d'altronde troviamo sempre, una fotografia eccelsa, una storia [...] Vai alla recensione »

sabato 5 febbraio 2011
Francesco2

Quattordici anni prima di un film con un titolo simile, e a distanza di qualche anno da "Interiors", considerato da alcuni una pagina bergmnaniamente sbagliata, Woody gira questo film, considerato forse tra le pietre miliari del suo cinema. Che chi scrive non sempre ama alla follia, forse anche (Ma non solo) perché non conosco tutti suoi titoli presunti "Migliori", e perché negli ultimi quindici anni [...] Vai alla recensione »

giovedì 5 agosto 2010
f.vassia 81

Affettuoso ma graffiante ritratto della borghesia intellettuale newyorchese, preda di terribili contraddizioni, succube d'improbabili analisti e spesso persa dietro a vacui e artificiosi sofismi esistenziali. E' forse l'opera di Allen più autoriale e formalmente elegante, con quel bianco e nero di Gordon Willis che riesce in più di un'occasione a farci apparire la Grande [...] Vai alla recensione »

sabato 24 luglio 2010
il cinefilo

TRAMA:La storia racconta le vicende sentimentali di un gruppo di persone(tra cui l'immancabile Woody Allen,anche regista come sempre)sullo sfondo di Manhattan...COMMENTO: Woody Allen realizza un altro grande film il cui principale punto tematico riguarda le relazioni umane(intesi come amore e amicizia)e di cui la stessa città che fornisce il titolo(diventato negli anni un autentico classico)assume [...] Vai alla recensione »

mercoledì 8 aprile 2015
Barolo

Pur essendo un grande ammiratore di Woddy Allen , trovo questo film noioso e ripetitivo.E' chiaro che l'autore-attore  mette in scena nei suoi film più di qualsuasi altro regista ,la sua vita, le se elucubrazioni,le sue manie,le sue nevrosi.Di solito l'operazione riesce fornendoci dei ritratti curiosi, interessanti.Tuttavia in questo caso l'aspetto autobiografico è [...] Vai alla recensione »

sabato 17 settembre 2011
tiamaster

woody allen omaggia le sue origini new yorkesi,di preciso a manhattan in un film con scene e battute d'antologia,personaggi e regia bellissime dialoghi ottimi e scorrevolissimo.ottimo.

venerdì 6 agosto 2010
Paola D. G. 81

Chissà perché, nella Manhattan di Woody Allen provo un senso di familiarità. Insieme a Io e Annie, uno dei miei preferiti.

sabato 5 dicembre 2009
Luca Scialo

Una buona commedia, anche se pecca di lentezza e staticità, come aveva ammesso lo stesso Allen. Forse eccessivamente autobiografico, con pochi intrecci amorosi, forse solo un paio

martedì 15 gennaio 2013
aurora6

Manhattan--il film è uscito nel 1979 il linguaggio adottato e gli argomenti che presenta erano nuovi per gli Italiani, delle copie di donne lesbiche non se ne parlava, era vergognoso solo pensare al sesso che non fosse quello classico uomo donna, di convivenze omosessuali neanche parlarne,oggi si parla apertamente di omosessualità, trovo che il film è un capolavoro,come dialoghi,tram [...] Vai alla recensione »

sabato 28 luglio 2012
osservatorecinematografico

Una pellicola che merita le cinque stelle senza esitazione. Woody Allen riesce senza preaboli inutili a catapultarci nelle vicende quasi "fiabesche" di una Manhattan da sogno, o inferno, giudicate voi stessi. Lasciate che il bianco e nero vi coinvolga a pieno, lasciate che i palazzi della città vi ricoprano il cuore. Woody ci sei riuscito un'altra fottutissima volta, come sempre, [...] Vai alla recensione »

martedì 6 settembre 2011
cinema style

Davvero un ottimo film, senza ombra di dubbio.Il maestro Woody Allen in questo film ha voluto disegnare la sua New York,davvero un risultato eccezionale.Lui e Diane Keaton sono a dir poco magici,un film romantico e non solo....

martedì 15 febbraio 2011
giuliomacchia

bellissima recensione

giovedì 24 settembre 2009
albydrummer

.........Capolavoro di woody......

venerdì 5 novembre 2010
Sinkro

L'ho trovato un po'... scialbo. Il film è lento e statico. Le gag latitano e l'intreccio non è granchè. Sapeva tutto di già visto. I personaggi poi non mi sono piaciuti per niente. Woody Allen stesso l'ho trovato negativo. Ci vuole stare simpatico facendo il "tipo comune" con tante paturnie e poi rovina tutto facendo l'opportunista come rimproverava all'amico.

sabato 5 dicembre 2009
Luca Scialo

Volevo però aggiungere che è anche una buona criica all'America di quel periodo, forse eccessivamente alle prese con dei canoni e valori da sconfessare e smontare: su tutti l'istituzione del matrimonio.

FOCUS
FOCUS
martedì 30 maggio 2017
Pino Farinotti

Dopo 38 anni è tornato nelle sale, restaurato, Manhattan, il film di Woody Allen. Se dici "è il più bello" non basta, occorrono almeno altri due aggettivi, il più felice e il più importante. E ancora: è il film dove Woody è più Woody. Allen lo girò nel 1979. Se il confronto si fa in chiave temporale, non c'è dubbio che quella New York fosse più felice di questa. Ma fra le due voglio inserire una memoria, importante. Di un'altra New York, quella degli anni cinquanta. La citazione è di un editoriale che ho scritto qualche settimana fa.

New York stava per diventare una città guida del mondo, omologabile a Parigi degli anni venti, alla Vienna fin de siècle e alla Londra vittoriana. Esprimeva rivoluzioni nella pittura, nella musica pop e nella moda. Riprendeva vita l'editoria, la pubblicità faceva il salto di qualità. La televisione metteva in onda drammi in diretta. Broadway rappresentava gente come Miller, Inge e Williams e musical travolgenti. Il New Yorker ospitava le più prestigiose firme della letteratura.

Ecco, quella città era un modello del mondo. Quella di Allen era la sua personale coscienza e poetica, due lemmi che raccolgono tutti i tic dell'artista ebreo. Tic buoni e cattivi. Nel film Allen compone un'antologia della migliore intelligenza, satira, ironia, ingenuità, amori-sempre-complicati, humour triste, col denominatore di un'estetica rapinosa, anche estetica musicale, se tutto il film è accompagnato dalla musica di George Gershwin. Per cominciare, l'incipit. La voice over, dopo vari tentativi retorici e ridondanti racconta: "New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata." Indimenticabile è la sequenza dove Allen e Diane Keaton, seduti su una panchina di Sutton Place guardano, all'alba, il Queesboro Bridge. Lui dice: "Questa è davvero una grande città, non mi importa di quello che dicono gli altri."

FOCUS
domenica 14 maggio 2017
Roy Menarini

Che rivedere Manhattan restaurato su grande schermo faccia tutta la differenza del mondo, diventa chiaro fin dal primo minuto del film. Il celeberrimo skyline newyorkese, commentato dalla "Rapsodia in blu" di George Gershwin, perde immediatamente la polvere di citazione facile che aveva fino a quel momento nel ricordo dello spettatore, e riguadagna una potenza visiva inossidabile. Merito delle luci e dei bianchi e neri di Gordon Willis - qui grande coautore di Woody Allen, quasi a far pensare a una equa suddivisione (Woody il formidabile testo narrativo e Willis il nitore metropolitano). Ma merito anche dell'idea di Allen: immaginare un inno intellettuale e nevrotico per la Grande Mela proprio nel momento della sua massima sporcizia, decadenza, pericolo.

La fine degli anni Settanta, infatti, rappresenta uno dei picchi di violenza in città, e sono molti i film del decennio in via di conclusione che ne hanno raccontato la brutalità - primo fra tutti Taxi Driver, certo, ma l'alone di biblica perdizione si allunga sino al 1980 di Cruising, il grande film maledetto di William Friedkin.

Nulla di tutto questo in Manhattan, dove i luoghi sacri dell'intellettualità newyorkese - dal Guggenheim a Central Park, dai cineclub al planetario - vengono squadernati come le stazioni di una sacra rappresentazione borghese, bagnata da autoironia e umorismo ebraico. Una dichiarazione d'amore - come si è più volte giustamente detto - che ruota intorno ad alcuni personaggi che si cercano, si trovano, si lasciano, si riprendono, facendo i conti con i propri limiti (principalmente) e con le proprie differenze di età, professione, esistenza. Spiccano le due donne protagoniste del film, Mariel Hemingway (che fors'anche per qualche impaccio recitativo riesce a restituire con candore impensabile la fragilità dei suoi 17 anni) e Diane Keaton, ancora più bella in bianco e nero che nei colori - pur sempre basici, firmati Ralph Lauren - che Allen le aveva donato due anni prima in Io & Annie.

Frasi
Beh, è che io finalmente ebbi l'orgasmo e il mio medico mi disse che era di tipo sbagliato.
Di tipo sbagliato, sì? Io mai avuti di tipo sbagliato, mai: coi peggiori faccio crollare il lampadario.
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Un invitato (Helen Hanft)
dal film Manhattan
Sono persone interessanti i tuoi amici.
Oh, lo so.
Sono un cast per un film di Fellini!
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Mary Wilkie (Diane Keaton)
dal film Manhattan
Non fissarmi così con quei grandi occhi! Gesù, sembri uno di quei bambini scalzi della Bolivia in cerca di adozione!
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Sei così bella che stento a tenere gli occhi sul tassametro.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan - a cura di Fabrizio
Anni fa scrissi un racconto su mia madre, intitolato "La sionista castrante".
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Tracy: Facciamolo in qualche modo strano che avresti sempre voluto fare ma nessuna ha mai voluto.
Isaac: Sono scioccato! Ma che razza di discorsi per una bambina della tua età!
Tracy: Bèh?
Isaac: Allora prendo il mio equipaggiamento da sub e ti faccio vedere io!
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Tracy (Mariel Hemingway)
dal film Manhattan
Isaac: Ehi, non dire a me cos’è antiquato, okay? Tu hai diciassette anni, vi hanno cresciuto con la droga, la televisione e la pillola. Io…io ho fatto la guerra, sono stato in trincea.
Tray: Se avevi otto anni, durante la guerra!
Isaac: Vero, non sono stato in trincea. Giocavo, durante il conflitto: posizione di estremo disagio!
Dialogo tra Tracy (Mariel Hemingway) - Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Non ti basta avermi vicina, il tuo amore per me deve sempre esprimersi sessualmente? Che ne è degli altri valori come la dolcezza, il contatto spirituale… In albergo va bene?
Una frase di Mary Wilkie (Diane Keaton)
dal film Manhattan
Yale: Come hai superato i bidelli?
Isaac: Sul piano culturale, ovviamente.
Dialogo tra Yale (Michael Murphy) - Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan - a cura di Dylan
Capitolo primo. "Adorava New York. La idolatrava smisuratamente..." No, è meglio "la mitizzava smisuratamente", ecco. "Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin..." No, fammi cominciare da capo... capitolo primo. "Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto: trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico. Per lui New York significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi navigazione..." Eh no, stantio, roba stantia, di gusto... insomma, dai, impegnati un po' di più... da capo. Capitolo primo. "Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea: la stessa carenza di integrità individuale che porta tanta gente a cercare facili strade stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni in una..." Non sarà troppo predicatorio? Insomma, guardiamoci in faccia: io questo libro lo devo vendere. Capitolo primo. "Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com'era difficile esistere, in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia..." Troppo arrabbiato. Non devo essere arrabbiato. Capitolo primo. "Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre..." No, aspetta, ci sono: "New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata..."
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan - a cura di Patrizia
Quante volte puoi fare all'amore in una nottata?
Un sacco.
Sì, me ne accorgo. Wow.. Un sacco è il mio numero preferito.
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Tracy (Mariel Hemingway)
dal film Manhattan
Helen è un genio, Dennis è un genio... ma sai che conosci un sacco di geni? Frequenta qualche cretino ogni tanto, potresti imparare qualcosa!
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Sei così farisaico! Be', ma noi siamo persone, solo esseri umani, sai: tu ti credi Dio!
Io... io a qualche modello dovrò pure ispirarmi!
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Yale (Michael Murphy)
dal film Manhattan
Che razza di cane hai?
La peggiore.
Davvero?
È un bassotto. Sai, è un sostitutivo del pene, per me.
Oh, nel tuo caso avrei pensato ad un alano.
Dialogo tra Mary Wilkie (Diane Keaton) - Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Perché vale la pena di vivere? È un'ottima domanda… Be', ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere… Per esempio, per me… Uff, io direi… Il vecchio Groucho Marx, per dirne una… e Joe Di Maggio… Il secondo movimento della Sinfonia Jupiter… Louis Armstrong, l'incisione di Potatohead blues… Sì, i film svedesi, naturalmente… L'educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra... Quelle incredibili mele e pere dipinte da Cézanne... I granchi da Sam Wu... Il viso di Tracy..
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Anche tu fai assegnamento sul cervello. Senti, il cervello è l'organo più sopravvalutato, io credo.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Ha fatto un gran lavoro con te: hai una stima di te che è solo una tacca sotto Kafka.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Pago settecento dollari al mese e ho i topi con i bongo e una rana, e ho l'acqua marrone.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Pensa a me come a una deviazione sull'autostrada della vita.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Stavo pensando che devo avere qualcosa di storto, perché non ho mai avuto una relazione con una donna che sia durata più di quella tra Hitler e Eva Braun.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Ehi, avete letto che i nazisti faranno una marcia nel New Jersey? L'ho letto sul giornale. Dovremmo riunirci, andar là e prendere dei mattoni, delle mazze da baseball e poi schiarirgli le idee.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Non dovresti consigliarti con me quando si tratta di rapporti con le donne, io sono il vincitore del premio Sigmund Freud.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Senti, sei mesi non sono tanti... E non è che tutti si guastino... Bisogna avere un po' di fiducia, sai, nella gente.
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Tracy (Mariel Hemingway)
dal film Manhattan
Io non mi arrabbio, va bene? Io tendo ad interiorizzare, non sò esprimere l'ira. è uno dei problemi che ho! Io mi allevo un tumore invece
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan - a cura di Axel Zani
Uhm, che bello, non c'è che una sigaretta…
Ma se non fumi!
Lo so che non fumo: io non aspiro perché fa venire il cancro, ma divento così incredibilmente bello con le sigarette che non posso non averle in mano.
Dialogo tra Tracy (Mariel Hemingway) - Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Be', vedi, mi ha telefonato varie volte in uno stato molto depresso e confusionale e... lui continua ad amarmi.
Sta diventando un film commedia anni '50: qualcuno dovrebbe cominciare a servire dei Martini.
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Mary Wilkie (Diane Keaton)
dal film Manhattan
L'idea per un racconto sulla gente ammalata che si crea costantemente dei problemi veramente inutili e nevrotici perché questo le impedisce di occuparsi dei più insolubili e terrificanti problemi universali.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan - a cura di emma
Senti, tu sei la risposta di Dio a Giobbe: sai, avresti messo fine a tutte le discussioni tra loro. Dio avrebbe indicato te e detto: "Faccio tante cose tremende, ma ne so fare anche come questa, sai". E Giobbe avrebbe detto: "Okay, hai vinto".
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Tracy (Mariel Hemingway)
dal film Manhattan
Io ho quarantadue anni e lei diciassette: sono più vecchio di suo padre. Ci crederesti che sto con una ragazza che ha un padre che è più piccolo di me?
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Se hai bisogno di soldi in prestito, te li do io.
Non è questo il punto, i soldi che c'entrano? lo ne ho per un anno. Se io... se io vivrò come il Mahatma Gandhi me la cavo.
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Yale (Michael Murphy)
dal film Manhattan
Stupisce come in certe cose tutto è molto soggettivo.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
E da quanto tempo la stai vedendo senza dire niente a me?
Ora non trasformarla in uno dei tuoi grossi problemi morali.
Potevi dirm... Tu, tu non avevi che da telefonarmi e parlare con me. Lo sai che sono molto comprensivo: avrei detto no, ma poi ti sentivi onesto.
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Yale (Michael Murphy)
dal film Manhattan
Ti regoli sulle reazioni di quel pubblico? Questo è un pubblico cresciuto con la televisione, il suo gusto è stato sistematicamente guastato attraverso gli anni: stanno seduti davanti al televisore e i raggi gamma gli mangiano le cellule del cervello.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Io sono all'antica, io non credo alle relazioni extraconiugali: credo che ci si dovrebbe accoppiare a vita, come i piccioni o i cattolici.
Dialogo tra Tracy (Mariel Hemingway) - Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Eri così sexy, sai. Eri tutta bagnata di pioggia e io avevo il folle impulso di metterti contro la superficie lunare e darmi a perversioni interstellari con te.
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Mary Wilkie (Diane Keaton)
dal film Manhattan
Io sono un uomo all'antica. Non credo nelle relazioni extraconiugali. Ritengo, invece, che la gente dovrebbe restare sposata per tutta la vita, come i colombi e i cattolici.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Ike: Il talento è fortuna. Penso che la cosa più importante nella vita sia avere coraggio.
Emily: Sono vent'anni che discutono di questo.
Ike: Sentite questo esempio che vi faccio: se noi quattro stessimo tornando a casa camminando sopra un ponte e ci fosse una persona che sta annegando giù nell'acqua, avremmo il coraggio... Ci sarebbe uno fra noi che avrebbe il coraggio di tuffarsi nell'acqua gelata e salvare quella persona dalla morte?
Yale: Gettarsi nell'acqua e salvarlo.
Ike: Perché... questa, questa è la domanda chiave. Ecco, tu lo sai, io... io proprio non so nuotare, quindi non dovrei mai pormela.
Una frase di Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Il pettegolezzo è la nuova pornografia.
Una frase di Yale (Michael Murphy)
dal film Manhattan
Mary: Non venirmi a psicanalizzare, adesso. Pago un medico per questo.
Ike: Ma và! Lo chiami medico, quel tipo là? Cioè, non ti viene qualche sospetto, quando il tuo analista ti chiama alle tre di notte e si mette a singhiozzare al telefono?
Mary: D'accordo, non è molto ortodosso. Ma è un dottore altamente qualificato.
Ike: Bel lavoro che ha fatto, con te. Il tuo amor proprio si trova, adesso, un gradino sotto quello di Kafka.
Una frase di Mary Wilkie (Diane Keaton)
dal film Manhattan
Senti, perché parli come se facessi il topo nei cartoni animati di Tom e Jerry?
Dialogo tra Tracy (Mariel Hemingway) - Isaac Davis (Woody Allen)
dal film Manhattan
Yale: "Tu mi dai fastidio perché ti credi tanto un Dio". Isaac:"Beh, dovrò pur prendere qualcuno a modello a cui ispirarmi, no?"
Dialogo tra Isaac Davis (Woody Allen) - Yale (Michael Murphy)
dal film Manhattan - a cura di aristarco
"Bisogna fidarsi delle persone!"
Tracy (Mariel Hemingway)
dal film Manhattan - a cura di Max Franti
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Giovanni Grazzini
Il Corriere della Sera

Perché Manhattan è una chicca? Provammo a dirlo nel maggio scorso, quando il film fu presentato al festival di Cannes. Benché la versione italiana gli abbia tolto una delle sue doti più preziose, la viva voce di Woody Allen, le ragioni della nostra contentezza sussistono. Senza arrivare agli elogi sperticati di certa critica, la quale dispensa diplomi di genialità con la stessa larghezza con cui Woody [...] Vai alla recensione »

Tullio Kezich
Il Corriere della Sera

Abbandonato dalla moglie Jill «per un’altra donna», l’ultraquarantenne Isaac fa copia con la minorenne Tracy; ma subito si innamora della svitata Mary, che è l’amante del suo vecchio amico Yale. Insomma Jill non ama Isaac che non ama Tracy, Mary non ama Isaac e forse neppure Yale, Yale non ama la moglie e forse neppure Mary: ama una Porsche, per quel che si può intuire, come Isaac ama l’idea di diventare [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Manhattan. Skyline. Insegne. Traffico. Persone. Neve a Park Avenue. Quinta Strada. Museo Guggenheim. Broadway. Yankee Stadium. Fuochi d’artificio per il 4 luglio. Rhapsody in Blue di Gershwin e la voce di Isaac (Ike) che sta tentando di iniziare il proprio libro. Al tavolo di un ristorante quattro amici (Ike e la diciassettenne Tracy, Yale e sua moglie Emily) stanno parlando della vita e dell’arte. [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 maggio 2017
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

«Un tempo New York era una città così meravigliosa.... Oggi deve lottare ogni giorno per la sua sopravvivenza. Era questo il soggetto di Manhattan. New York deve combattere contro l'avanzare della bruttezza che sta sopraffacendo le grandi metropoli americane, e che viene da una cultura che non ha centro spirituale, educazione, desiderio di essere in pace con il mondo e che non si interroga sul senso [...] Vai alla recensione »

Paola Piacenza
Il Corriere della Sera

Isaac è uno scrittore televisivo nevrotico e con una vita sentimentale disastrata. L’ex moglie l’ha lasciato per un’altra donna, dopo aver pubblicato in un libro ogni scabroso dettaglio del loro ménage. lsaac ha una relazione con una diciassettenne, che lo adora ma che lui vuole lasciare, e si innamora dell’ex amante del suo migliore amico. Commedia romantica solo in apparenza (la trama potenzialmente [...] Vai alla recensione »

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VIDEO RECENSIONE
venerdì 12 maggio 2017
 

Ike è uno sceneggiatore per la tv che ama svisceratamente il luogo in cui vive e nel quale vuole ambientare il suo primo libro. Ama anche la giovane Tracy, da lei a sua volta riamato, dopo essersi separato dalla moglie che ora vive con una donna e sta [...]

winner
miglior film straniero
Nastri d'Argento
1980
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