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Una giornata particolare |
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Un film di Ettore Scola.
Con Sophia Loren, Marcello Mastroianni, John Vernon, Alessandra Mussolini, Françoise Berd.
continua»
Drammatico,
durata 105' min.
- Italia 1977.
MYMONETRO
Una giornata particolare
valutazione media:
4,08
su
21
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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![]() /5 MYMONETRO© Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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6 maggio 1938. La Roma fascista è in festa per l'arrivo del Führer in visita al duce. In un edificio popolare Antonietta, una bella donna distrutta dalle gravidanze e dalle fatiche, moglie di un fanatico fascista
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8 maggio 1938, ultimo giorno di Hitler a Roma. Un caseggiato popolare. Breve incontro tra due cittadini: Antonietta, casalinga spenta, madre di sei figli, e Gabriele, annunciatore alla radio, intellettuale e omosessuale, destinato al confino. Scritto da Scola con Ruggero Maccari (e Maurizio Costanzo), è una efficiente macchina narrativa affidata a 3 trovate: il ribaltamento dei ruoli dei due ottimi interpreti (in coppia per la 12ª volta); l'ossessionante contrappunto della radiocronaca della storica cerimonia, dominata dall'invisibile presenza del Duce, l'uomo-dio delle tre M (Mussolini, maschio, marito simbolico di tutte le donne italiane); la sottrazione dei colori nella fotografia in seppia di Pasqualino De Santis. Il suo limite: l'egemonia del significato sul significante. Troppo significativo, poco credibile. Titolo inglese: A Special Day. 2 nomine agli Oscar. Restaurato negli anni 2000 da Peppino Rotunno.
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premi nomination |
Premio Oscar 0 2 |
Nastri d'Argento 5 0 |
Golden Globes 1 1 |
David di Donatello 2 0 |
Un capolavoro
lunedì 15 gennaio 2007
di tauosre
Questo è in assoluto uno dei più bei film della storia del cinema italiano! Una bellissima regia per una trama profonda, toccante, commovente, immensamente vera, spogliata di ogni forma di bigotteria ed ipocrisia. Durante il periodo fascista, una donna trascurata da un marito ignorante, vuoto e volgare si innamora di un vicino di casa ex giornalista che però poi scopre essere omosessuale. Sophia Loren è bravissima, intensissima, calata alla perfezione in una parte che sembra sentire fin nel midollo continua » |
Il duce visto attraverso un camp ed un'ignorantella perbene 3
sabato 2 giugno 2001
di Andrea
La forza espressiva dei primissimi piani dei due mentre piegano un lenzuolo nella sequenza sulla terrazza così come quella del campo medio ravvicinato e in controluce dei due vicinissimi (sempre nella stessa sequenza) con due lenzuoli stesi all’aria (che come una sorta di “cornice interna” ai due lati dell’inquadratura definiscono i contorni della stessa in modo ancor più “stringente”) permette a Scola di imprimere nella mente dello spettatore immagini indelebili, continua » |
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Il duce visto attraverso un camp ed un'ignorantella perbene 1
sabato 2 giugno 2001
di Andrea
Rispettando le tre unità aristoteliche Scola dirige la Loren e Mastroianni (per la dodicesima volta insieme) nell’interpretazione più grande realizzata dalla celebre coppia assieme a “Matrimonio all’italiana” di De Sica. Il viraggio seppia della fotografia di De Santis che rende sbattuto in particolare il viso della Loren (di una bellezza “sfolgorantemente sfiorita”) oltre a quello altrettanto meravigliosamente vissuto di Mastroianni tende a creare un contrasto continua » |
Il duce visto attraverso un camp ed un'ignorantella perbene 2
sabato 2 giugno 2001
di Andrea
come ad inquadrare meglio la Solitudine del personaggio ed, al tempo stesso, allontanarsene pudicamente come dimostra il fatto che la m.d.p. conclude il suo movimento “nascondendosi” in una stanza attigua, in una sequenza anch’essa ossessionantemente dominata dal sottofondo radiofonico diffuso dall’E.I.A.R. Il carattere punitivo delle gravose tasse fasciste sugli scapoli suggerisce a Mastroianni un’altra memorabile battuta: « (“tassano più pesantemente noi scapoli”) continua » |
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| Antonietta (Sophia Loren) rimprovera il figlio dopo avergli trovato sul letto un giornale spinto. La masturbazione, secondo lei, può avere conseguenze disastrose | |
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Lo sai che si può diventar ciechi? Chiedilo al viceparroco, e senti quello che ti dice! Ma qual è il viceparroco? Quello mezzo cieco? |
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| Roma, 1938. Il piccolo balilla Maurizio di Paolantonio e il padre fascista Emanuele (John Vernon) | |
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Sabato m’hanno fregato pure il pon pon. Non si dice pon pon! È parola straniera! Chiamalo fiocco, nappa, non so! Italianizza: chiamalo pon pono! |
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| Gabriele (Marcello Mastroianni) parla al telefono col suo amante Marco | |
| Eppure ci dovrei essere abituato, fin da ragazzo, o isolato o solo! Che poi... è la stessa cosa. Ma certo che conti! Solo che è tutto così assurdo. Secondo loro dovremmo sentirci in colpa. Oggi stavo... come si dice... stavo per commettere una sciocchezza. Mi ha salvato l'arrivo di una che abita qui vicino. No, è sicuro, la vita, qualunque sia, vale la pena di essere vissuta, si dice così. E poi arriva sempre un pappagalletto a ricordarcelo. Solo che oggi per me è una giornata particolare, lo sai? È come in un sogno quando... quando vuoi gridare e non ci riesci perché ti manca il respiro! Però ho voglia di parlare! Parlare! Parlare! Te ne accorgi vero? Oppure che ti devo dire? Scendere nella strada, fermare il primo sconosciuto e raccontargli tutti i fatti miei, ma fino a spaventarlo! A scandalizzarlo! A menargli, sì!, a fargli del male! Qualunque cosa, piuttosto che stare solo in questa casa che odio. Non dici niente? Pronto? Marco! E parla, ca**o! Ma di' qualcosa! Ma quello che vuoi... non lo so, parla del tempo, di sport, di un libro che stai leggendo! ...scusami. Sì, lo so quello che senti anche tu. No, no... lo sai che non possiamo vederci. E poi, forse sarebbe anche peggio. Senti, quando si è scoraggiati bisogna trovare la forza di reagire, e subito, se no... non c'è niente da fare e sei fregato! Capisci? ...senti! Perché non ci ridiamo sopra? Eh? Senti... piangere si può fare anche da soli, ma ridere bisogna essere in due! Ti ricordi quella volta a Ostia con quello lì del cocomero? Ma ridi, Marco, ti prego, ridi! ...che amico triste mi sono scelto. Sai cos'è che mi peserà di più? La tua mancanza. Curati. Fammi sapere della tua salute. Sì, appena succede ti richiamo. Ciao. Pensami quando vuoi. | |
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di Walter Veltroni
La grandezza di questo film, struggente ed emozionante, sta nella sua atmosfera. Se dovessi citare un ritmo musicale, l’esempio che viene più facile per descrivere un clima cinematografico, mi verrebbe in mente un fado, quella musica portoghese triste e intensa che Amalia Rodrigues ha fatto vivere in modo bellissimo. Il film è un gioco di sguardi, che rimbalzano da due finestre di due case, di due tristi persone. Lei è la madre di una famiglia troppo grande, con un marito volgare, con sulle spalle una casa da rimettere in ordine ogni giorno della settimana, di ogni anno. » |
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