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I quattrocento colpi |
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Un film di François Truffaut.
Con Jean-Pierre Léaud, Albert Rémy, Claire Maurier, Patrick Auffay, Georges Flamant.
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Titolo originale Les 400 coups.
Psicologico,
Ratings: Kids+16,
b/n
durata 93 min.
- Francia 1959.
MYMONETRO
I quattrocento colpi
valutazione media:
4,53
su
37
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Uno dei più grandi classici della filmografia di Francois Truffaut.
![]() Un inno alla libertà dell'infanzia |
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Mattia Nicoletti
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Come una madre che osserva e veglia, nelle prime immagini del primo capolavoro di Truffaut, quello che lo ha fatto passare dai banchi di scuola dei "Cahiers du Cinema" alla cattedra della macchina da presa, la Tour Eiffel è sempre presente, e domina Parigi. I 400 colpi è anche il primo film del personaggio Antoine Doinel, alter ego del regista, sempre interpretato da Jean Pierre Leaud, che accompagnerà nella vita cinematografica il cineasta francese.
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premi nomination |
Premio Oscar 0 2 |
Festival di Cannes 1 0 |
Un piccolo, grande uomo
martedì 4 gennaio 2011
di RONGIU
Una donna gravida è una donna che prende in carico al suo interno un nuovo corpo. La donna, durante questo periodo chiamato gravidanza, è in stato di grazia, il più delle volte. Succede, purtroppo, che questo stato di grazia si può trasformare per tantissimi motivi, mentalmente, in una situazione qualitativamente anomala. Cioè la grazia, si perde, trasformandosi prima in dis/grazia e ciò che è stato preso in carico, diventa avversità. Ci sono continua » |
Psicologicamente fortissimo.
martedì 1 marzo 2005
di diario notturno
Questo e' un film il cui ritmo compassato nasconde una potenza tremenda. Scuote. Racconta un pezzo di vita di Antoine Doinel. Ed e' una storia che dai particolari ti fa intravedere, per poi fartela esplodere in faccia, la violenza. La violenza adulta nei confronti dell'infanzia. Violenza quasi mai manifesta fisicamente. Violenza che si cela nell'egoismo adulto, nell'incapacita' di capire, comprendere. Doinel ti ricorda come si poteva vivere realta' e mondi paralleli dove gl adulti non entravano. continua » |
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Al primo limitar di gioventù...
domenica 30 ottobre 2005
di FABIO LEONE
Le prime, deliziose inquitudini di un piccolo essere umano... un bambino!...forse...troppo (o troppo poco) ragazzino per essere regimato come tutti gli altri. La psicologia evolutiva sovente "decaloga" troppo facilmente le fasi della crescita; ancor peggio ferrata si confessa nei confronti dei cambi di registro. Al "limitar di gioventù", in quella breve stagione, in quei pochi giorni in cui un bambino prende ingenuamente le redini del gioco della vita (Antoine) accadono quelle minuscole cose continua » |
Il mistero dell'infanzia
domenica 8 febbraio 2009
di exitplanetdust
Il bambino non può essere con-preso. Può essere rappresentato, ma con lo sguardo necessariamente adulto (Rossellini docet). Truffaut può riflettersi, rispecchiarsi in un alter-ego qui ancora poco più che bimbo. Ma questo è uomo e bambino assieme, è una creatura in metamorfosi, e come ogni creatura in metamorfosi, genera orrore, nella sua sfuggevolezza: l'orrore dell'ignoto, per l'appunto, che insieme ci attrae irresistibilmente, e ci atterra. Sfuggevolezza qui tematizzata, problematizzata, oltre continua » |
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| Albert Rémy al figliastro Jean-Pierre Léaud | |
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Hai risposto bene? Non mi hanno interrogato. Dovevi chiederlo tu, farti notare. Questo è il segreto del successo: nella vita bisogna sempre avere iniziativa. |
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| La madre di Antoine Doinel | |
| "Ma lui odia lo sport, preferisce rinchiudersi nei cinema a rovinarsi gli occhi." | |
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| Jean-Pierre Léaud | |
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I tuoi genitori dicono che tu menti sempre. Beh, mento... Mento ogni tanto, si... spesso. Se dicevo la verità non mi credevano! |
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Altre frasi celebri del film I quattrocento colpi
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di Claude Beylie
Antoine Doinel è uno scolaro tredicenne sognatore e turbolento. Il padre adottivo è un bnav’uomo, tradito apertamente dalla moglie. li ragazzo soffre di mancanza di affetto e marina la scuola in compagnia di un coetaneo, René. Un giorno, per giustificare la sua assenza, dice che è morta la madre. La menzogna viene scoperta e comincia pian piano l’ingranaggio delle bugie e dell’illegalità: provocazioni, fughe, piccoli furti. Il giudice minorile, d’accordo coi genitori, decide di inviarlo in un centro di osservazione per giovani delinquenti. » |
di Franco Valobra Cinema Nuovo
Nessuno dei film della “nouvelle vague” giunti in Italia si salva da un vuoto che il gioco intellettualistico e formalistico delle belle immagini o dei dialoghi talvolta quasi “cantati” non riesce a nascondere: non Les amants di Malle (che, alla resa dei conti, resta pure il più interessante per un primo tempo piuttosto efficace), non A doppia mandata di Chabrol, né tantomeno l’Hiroshima di Resnais o, peggio, l’Orfeo negro di Camus. E non si salva neppure questo i 400 colpi di François Truffaut che ha fatto gridare al miracolo molti critici. » |
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di John Woo
L'universo di Truffaut non è accessibile a tutti, è lungi dall'esserlo. Non è che nella solitudine che si può trovare la purezza, là creatività e la bellezza. La solitudine dunque è un valore inestimabile. Pochi registi - e François Truffaut è uno di essi - utilizzano la loro macchina da presa come una stilografica dalla quale uscirà un poema. Ha influenzato tutti noi, non solo perché è stato in grado di inventare una nuova forma di linguaggio, ma perché ha comunicato un amore profondo per l'umanità. » |
di Giuseppe Marotta
Due parole su I quattrocento colpi. Forse vi ho già confidato, una volta, che l'autore di questo film della “Nouvella vague”, François Truffaut, essendo critico cinematografico di Arts quando a Parigi venne presentato L'oro di Napoli, mi squartò con le unghie e coi denti. Vergine dell'Aiuto! Disse che il mio libro era folcloristico e scemo, piagnucoloso e mammista, una vergogna; e che, insomma, avevo rovinato De Sica. Ammetto di averne un po' sofferto, non tanto per la opinabilissima arte mia, quanto perché il Truffaut ironizzava con gallica impertinenza su mia madre, la quale era ed è polvere. » |
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