Un film differente, un puzzle emotivo in cui il Bolshoï diventa metafora avvelenata del Paese e della corruzione della sua classe dirigente
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Documentario,
Gran Bretagna 2015.
Durata 90 Minuti. Consigli per la visione:
Tra backstage, spettacoli mozzafiato e illuminanti interviste, uno sguardo sulle divisioni personali e politiche tra i ballerini, i manager e chi lavora dietro al sipario del celebre teatro. Espandi ▽
Per la prima volta, il teatro Bolshoi ha consentito a una troupe cinematografica l'accesso totale e privo di alcuna censura al suo "dietro le quinte". Ne è uscito un intricato quadro di lotte di potere, intrighi, ambizioni sfrenate, scandali e ricerca ossessiva della perfezione... culminati con un attentato a Sergei Filin, allora direttore artistico del teatro, nel gennaio 2013 che lo lasciano parzialmente cieco. L'uomo accusato del crimine si rivelerà essere uno dei ballerini solisti dello stesso Bolshoi: Pavel Dmitrichenko. L'assalto sconvolge la Russia e macchia inesorabilmente la reputazione del più amato simbolo culturale del Paese. Dopo un periodo tumultuoso di proteste pubbliche, durante il quale diversi ballerini si dimettono o vengono licenziati, il Cremlino nominerà un nuovo direttore per ristabilire l'ordine: Vladimir Urin del Stanislavskij Teatro di Mosca. La scelta scatenerà in realtà nuovi conflitti.
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Un'analisi di carattere storiografico che aggira l'effetto didascalico per tessere il fil rouge che collega passato e presente.
Documentario,
Italia 2016.
Durata 70 Minuti. Consigli per la visione:
Bologna, 8 marzo 1955. Quattro donne vengono arrestate davanti alla fabbrica Ducati per aver distribuito mimosa. Saranno condannate a un mese di reclusione presso il carcere di San Giovanni in Monte. Espandi ▽
Bologna, 8 marzo 1955. Quattro donne vengono arrestate davanti alla fabbrica Ducati per aver distribuito mimosa. Saranno condannate a un mese di reclusione presso il carcere di San Giovanni in Monte, oggi sede del Dipartimento di Storia dell'Università. Proprio da qui, sessant'anni dopo, tornano alla luce le storie delle migliaia di persone ingiustamente licenziate negli anni Cinquanta a causa dell'affiliazione a organizzazioni politiche e sindacali.
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