Paura non abbiamo

Film 2016 | Documentario +13 70 min.

Anno2016
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata70 minuti
Regia diAndrea Bacci (II)
Uscitamartedì 2 maggio 2017
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Andrea Bacci (II). Un film Genere Documentario - Italia, 2016, durata 70 minuti. Uscita cinema martedì 2 maggio 2017Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Bologna, 8 marzo 1955. Quattro donne vengono arrestate davanti alla fabbrica Ducati per aver distribuito mimosa. Saranno condannate a un mese di reclusione presso il carcere di San Giovanni in Monte.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Un'analisi di carattere storiografico che aggira l'effetto didascalico per tessere il fil rouge che collega passato e presente.
Recensione di Olivia Fanfani
martedì 2 maggio 2017
Recensione di Olivia Fanfani
martedì 2 maggio 2017

Bologna, 8 marzo 1955. Anna e Angela s'impegnano a distribuire ciuffetti di mimosa di fronte alla fabbrica Ducati di Borgo Panigale. Qualche rametto, la cassettina per le offerte, e per loro si spalancano le porte della prigione. Formalmente accusate di "questua abusiva" (elemosina), il movente politico - ai loro occhi e a quelli di chi era presente all'arresto- appare subito chiaro: "incitavano le operaie a pretendere la parità dei diritti e un minimo salariale che fosse in linea con quello dei loro colleghi". Un misero affare istituzionale, la violazione della libertà di associazionismo, fatto rispettare con rigore. Pena la detenzione. Azioni che servivano per lo più da monito per un'intera città, Bologna, unica in Italia dichiaratamente comunista in un momento storico delicato: il capoluogo emiliano rischiava di minare alla base il precario equilibrio del Patto Atlantico. Era il periodo delle tensioni sommesse, della Guerra Fredda.
Di conseguenza, con una giurisdizione ancora regolamentata dal codice penale fascista, nell'Italia governata dalle politiche filo-occidentali della DC, era sufficiente un fiore per essere "cacciate in galera". Ed è proprio un'eco fascista quella che sembra risuonare dietro la repressione che causò il licenziamento di migliaia di operai (e operaie) affiliati a organizzazioni politiche e sindacali. A partire dall'assunto che le insurrezioni nascevano da una profonda frattura nel sistema politico del paese, la criminalizzazione di coloro che si ribellavano al potere costituito, sfociava regolarmente in atti di violenza e abusi di potere da parte delle forze dell'ordine. Sarà necessario attendere il '56, la morte di decine di manifestanti e migliaia di detenzioni preventive, perché vengano modificati gli strascichi legislativi del regime.
A sessant'anni da un evento paradossale, Paura non abbiamo dipinge il ritratto di un paese segnato dall'incubo di una guerra civile imminente, dalle persecuzioni e dal mancato riconoscimento dei diritti fondamentali nelle relazioni di lavoro.
Eloise Betti - ricercatrice e storica - parte dall'analisi dei diari di Anna Zucchini, animatrice dei moti operai di quegli anni, per far emergere una realtà figlia della resistenza. In una parabola di ottuso negazionismo che ha portato la vicenda ad essere quasi del tutto dimenticata, un'innocua mimosa posata sul banco di un tribunale assume i caratteri universali della lotta alla discriminazione. Uno squarcio nella memoria per tutte coloro che erano presenti quando, per direttissima, quell'aula venne invasa dalle attiviste dell'Unione delle Donne Italiane mentre quattro giovanissime "sovversive" venivano condannate ad un mese di reclusione nel carcere di San Giovanni in Monte, oggi sede dell'Università di Bologna -quasi fosse un grottesco gioco di specchi. Tra quelle stesse mura, la camera di Andrea Bacci indaga gli spazi con economia di mezzi espressivi, facendo affidamento sulla forma dell'intervista per sottolineare un'analisi di carattere storiografico. Un interno che fa da sfondo alla vicenda per ergersi a testimone chiave dei fatti, aggirando l'effetto didascalico dell'intervista classica per tessere il fil rouge che collega passato e presente. Trait d'union tra una parità oggi quasi scontata e gli enormi sacrifici di chi ha lottato per ottenerla.

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