| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 118 minuti |
| Regia di | Andy Garcia |
| Attori | Brendan Fraser, Bill Murray, Dustin Hoffman, Robert Patrick, Andy Garcia Rosemarie DeWitt, Danny Huston, Vicky Krieps, Yul Vazquez, Rachel Ticotin, Carmine Giovinazzo, Demián Bichir, Dominik Garcia, LaTanya Richardson Jackson, Mark Neveldine, Mews Small, Ritchie Montgomery, Daniella Garcia, Lee Chen, Craig Susser, Joe Drago, Stephen Borrello IV. |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento mercoledì 20 maggio 2026
Un detective privato di Los Angeles indaga sull'omicidio di un milionario di cui è accusata sua giovane moglie. Dove sta la verità? E su cosa indaga veramente il protagonista?
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Joe Diamond è un investigatore privato di Los Angeles, vestito di tutto punto, con una casa sopra un garage e un ufficio in centro. È un uomo degli anni '40, come Bogart, infallibile, ironico, sempre dalla parte sbagliata della storia, ma con le intuizioni giuste. Tutto nelle indagini che conduce torna al suo posto, tranne un dettaglio che rende la sua vita un sogno, o forse l'illusione di un uomo ferito. Assunto da una ricca signora accusata dell'omicidio del marito milionario, Joe scoprirà un intrico di interessi fra studi legati e poliziotti corrotti e metterà al tempo stesso in crisi la finzione in cui ha deciso di vivere.
Andy Garcia, regista e protagonista del suo film, guarda con nostalgia alla Hollywood classica, ma con un'idea originale sa anche rivelare una consapevolezza tipica del cinema di oggi.
Il suo personaggio, il detective Joe Diamond, è un eroe degli hard boiled da quattro soldi, una figura di fantasia che ha preso inaspettatamente corpo nella Los Angeles di oggi. La sua raffigurazione è quella tipica di uno stereotipo rivisitato già un milione di volte: uomo rude e con la battuta pronta, distinto in un ambiente marcio, padre e marito segnato dal dolore. Garcia gli affida il suo corpo ancora fascinoso ma segnato dagli anni e in un gioco ironico ripreso anche dalla voce narrante, costruisce uno strano film che finge di essere un noir, che potrebbe essere una commedia e che infine diventa il ritratto psicologico di un uomo rinchiuso nel suo dolore.
Joe Diamond è una versione un po' più seriosa del mitico Frank Drebin di Una pallottola spuntata, così sicuro della sua bugia da convincere tutti gli altri; fuori posto ma completamente nel suo elemento; così innocente da smascherare tutti i colpevoli.
Attraverso di lui, il film costruisce una trama gialla che inanella altri personaggi immancabili del noir classico, interpretati da grandi interpreti: la giovane donna sospettata d'omicidio, bella e ambigua (Vicky Krieps); il poliziotto amico del protagonista e al tempo stesso suo rivale (Brendan Frazier); l'avvocato corrotto e corruttibile (Danny Huston); il medico che aiuta Diamond nelle indagini (Dustin Hoffman, spassosissimo); l'ex moglie da amare ancora (Rosemarie DeWitt).
I luoghi, poi, sono quelli che il cinema classico ha usato per creare il mito di Los Angeles, i grandi viali, le ville sontuose, il lungomare, la campagna desertica alle spalle, il Bradbury Building dove Diamond ha il suo ufficio. E così anche le musiche, tra lo standard jazz rivisitato in vari modi e arie di film più o meno lontani (L'infernale Quinlan, ad esempio).
Anche sceneggiatore, Garcia sa però aggirare le trappole dell'omaggio puro e semplice al noir, ricorrendo inizialmente a una dimensione straniante e poi, poco alla volta, facendo emergere la sotto-trama da melodrammatica e un po' sognante che alla lunga prende il sopravvento. Ed è qui che il suo film s'inceppa, rivelando il fiato corto della bella idea iniziale e abbandonandosi a un languore che finisce per autoassolvere il protagonista dai suoi errori e così lo stesso Garcia, simbolo di una Hollywood, più che classica, vetusta e di un'America conservatrice non proprio in ottima salute.
Resta comunque l'originalità di un lavoro meno immediato di quel che potrebbe sembrare, attraversato da una malinconica dolcezza, esile nei suoi risvolti ma anche per questo capace di ritrovare per vie traverse, tra omaggio e distanziamento, l'allure del cinema di un tempo.
Esistono progetti che non nascono da un'idea, ma da un'ossessione che richiede pazienza, cura, e una certa dose di ostinazione per vedere la luce. Per Andy Garcia Diamond è esattamente questo. È il punto d'arrivo di una ricerca durata quindici anni, è un film che lo porta al Festival di Cannes in una veste totalizzante: regista, protagonista, sceneggiatore e persino autore della colonna sonora, per [...] Vai alla recensione »