Hamnet - Nel nome del figlio

Film 2025 | Drammatico, 125 min.

Regia di Chloé Zhao. Un film Da vedere 2025 con Jessie Buckley, Paul Mescal, Emily Watson, Joe Alwyn, David Wilmot. Cast completo Titolo originale: Hamnet. Genere Drammatico, - USA, 2025, durata 125 minuti. Uscita cinema giovedì 5 febbraio 2026 distribuito da Universal Pictures. Oggi tra i film al cinema in 208 sale cinematografiche - MYmonetro 3,83 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 26 febbraio 2026

Chloé Zhao racconta la morte del figlio di Shakespeare dal punto di vista della moglie Anne, fonte di dolore e ispirazione per la nascita di "Amleto". Il film ha ottenuto 8 candidature a Premi Oscar, 6 candidature e vinto 2 Golden Globes, 11 candidature e vinto 2 BAFTA, 11 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a Directors Guild, 1 candidatura a CDG Awards, 1 candidatura a Producers Guild, Il film è stato premiato a AFI Awards, 3 candidature a The Actor Awards, Hamnet - Nel nome del figlio è 3° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 57.063,00 e registrato 401.598 presenze.

Consigliato assolutamente sì!
3,83/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,61
PUBBLICO 3,89
CONSIGLIATO SÌ
Un film di fantasmi, di morti e rinascite. L'energia potentemente femminile della regista sa affrontare un dolore lancinante con coraggio ed empatia.
Recensione di Paola Casella
mercoledì 22 ottobre 2025
Recensione di Paola Casella
mercoledì 22 ottobre 2025

Come si fa a dire qualcosa di nuovo, cinematograficamente parlando, su William Shakespeare e il suo Amleto? Chloé Zhao parte da un best seller dell'autrice irlandese Maggie O'Farrell che assume il punto di vista della moglie del Bardo, Jessie Buckley, per raccontare uno degli episodi più tragici della loro vita, ovvero la morte del figlio Hamnet, a soli 11 anni. Quell'episodio da un lato è stato un trauma profondissimo per la coppia, ma è stato anche la fonte di ispirazione del capolavoro di Shakespeare, in inglese Hamlet, che porta quasi il nome del suo bambino perduto (anzi, proprio lo stesso nome, come avvisa una citazione nel film diretto da Zhao e sceneggiato insieme alla O'Farrell), e che è imperniato sul tema del lutto e della perdita di identità che ne può derivare. "Hamlet" è stato scritto infatti proprio nel periodo seguito alla morte del bambino, ed è stato portato in scena al Globe Theatre di Londra quattro anni dopo, cementando la reputazione di Shakespeare come drammaturgo.

Ambientato nella seconda metà del '500, il film di Chloé Zhao segue al suo Oscar per Nomadland e al suo salto triplo nel mondo Marvel con Eternals.

Hamnet dà ampio spazio alla figura della moglie di Shakespeare, ribattezzata Agnes, quasi primordiale nella sua capacità di provare ogni emozione fino in fondo e quasi sciamanica in quella di prevedere il futuro, "figlia di una strega del bosco". Agnes vive la maternità in maniera assoluta e viscerale, mentre William è una figura poetica e gentile, un uomo timido ma appassionato figlio di un padre violento che lo umilia definendo inutile il suo talento, più giovane della moglie e meno in sintonia con tutto ciò che di naturale lo circonda.

Agnes invece è una creatura boschiva, nel senso che è assai presente e potente il suo legame con la natura, che del resto all'epoca entrava prepotentemente nella vita di tutti, con i suoi doni come con i suoi eccessi. Intorno a loro si aggira il pericolo della peste, malanno perpetuato dall'uomo, e ogni pianta è una possibile medicina: ma non abbastanza potente da fronteggiare il male oscuro, in senso reale e metaforico.

Jessie Buckley si getta a capofitto nell'interpretazione impavida di questa donna selvatica e fieramente determinata, il cui "animale da compagnia" è un falco. La sua caratterizzazione è violenta e ancestrale, cruda e straziante, alternativamente sanguigna ed eterea.

Il volto di Buckley riesce a passare dalla tenerezza al tormento, e c'è qualcosa di profondamente radicale e pericoloso nella sua interpretazione, così come c'è una tenerezza quasi infantile, ma anche una collera repressa e una vocazione artistica insopprimibile, in quello di Paul Mescal nel ruolo di Shakespeare.

Zhao, come sempre, indugia (con l'aiuto fondamentale del direttore della fotografia polacco Lukasz Zal) sui loro primi piani, e anche il piccolo Jacobi Jupe è efficace nei panni di Hamnet. Zhao scava a fondo nelle loro emozioni senza mai tirarsi indietro davanti alla passione che ha unito William e Anne/Agnes e che ha rischiato di dividerli davanti all'immensità del dolore per la morte del figlio: una tragedia che tuttavia ha gettato i semi per un'opera eccezionale come "Amleto", pregna di quel rimpianto.

Il momento di Hamnet in cui William si confronta con il dubbio fra "essere o non essere" è la perfetta cerniera fra vita e arte, come lo è l'unione delle mani fra Agnes e l'attore che interpreterà Amleto al Globe Theatre (e che nella vita è Noah Jupe, il fratello maggiore di Jacobi).

Hamnet è un film di gemellaggi reali e creativi, di fantasmi e (pre)visioni, di buchi neri pronti ad inghiottire, di morti e rinascite, di vasi comunicanti che trasferiscono energia (vitale o letale) l'uno all'altro. Zhao dirige facendo leva sulla sua stessa doppia identità culturale: anglosassone e asiatica, contemplativa e nitida, materica e spirituale.

La sua energia è potentemente femminile, e spazza via ogni preconcetto secondo cui una regista sia "geneticamente predisposta" a realizzare solo film educati e "carini". Con coraggio ed empatia affronta un dolore lancinante e mostra un autore in grado di sublimarlo in arte (come Eric Clapton nella sua "Tears In Heaven") e "sfida l'orrore che infesta la terra", come la cantilena che Agnes recita ai figli e al fratello.

L'arte trascende persino la morte, consentendo quella trasfigurazione che è un dono di eternità: Hamnet muore, ma Hamlet vivrà per sempre. E le sontuose composizioni musicali di Max Richter offrono al pubblico quella catarsi emotiva che per molti si scioglierà in pianto.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 15 febbraio 2026
RobertoF

Hamnet nel nome del figlio,film diretto da Chlo? Zhao narra la storia di Agnes (interpretata da Jessie Buckley), futura sposa di William Shakespeare, dal momento dell'incontro con il futuro drammaturgo fino alla rappresentazione dell'Hamlet. Un evento tragico colpisce la coppia e rappresenta sia la fonte di un periodo di profonda crisi personale e coniugale sia un evidente elemento di cesura nella [...] Vai alla recensione »

FOCUS
INCONTRI
mercoledì 4 febbraio 2026
Paola Casella

Paul Mescal è uno degli attori più richiesti della sua generazione. Dopo il doppio debutto folgorante, nel cinema con Aftersun e nella serialità con Normal People, a soli 29 anni l’attore irlandese ha già inanellato una serie di interpretazioni di rilievo in Estranei, Il nemico, Il gladiatore II  e The History of Sound, e ora è nientemeno che William Shakespeare in Hamnet – Nel nome del figlio, il film di Chloé Zhao candidato a otto premi Oscar. Mescal non ha ricevuto la nomination come Miglior attore non protagonista, ed è un vero peccato, perché la sua interpretazione sensibile e profonda del Bardo nella storia che racconta il suo lutto per la morte del figlio avrebbe meritato quantomeno quel riconoscimento.
“Nel romanzo da cui è tratto il film, Shakespeare non è nemmeno nominato, viene definito solo ‘il marito’, o  ‘Will’,  e la sua presenza è tutta fuori scena”, ha ricordato Mescal nell’incontro con la stampa straniera. “Ma Chloé ha ritenuto necessario farne un personaggio in carne ed ossa e raccontare innanzitutto la storia d’amore con sua moglie Agnes, poi la tragedia che entrambi hanno subìto, e infine il modo in cui Shakespeare l’ha sublimata nella creazione di quella che è forse a sua opera più nota, ovvero l’Amleto. Tuttavia il Bardo viene rappresentato come un padre assente perché appare concentrato su quella carriera che l’ha spinto a trasferirsi a Londra, allontanandosi dal nucleo famigliare. Ed era assente anche alla morte del figlio, una mancanza che non si è mai perdonato”.
“Ma non abbiamo voluto farne un padre emotivamente distante, il film lo mostra come pieno di amore nei confronti della moglie e dei due figli”, continua Mescal. “E lo vediamo a Londra soffrire la solitudine lontano dalla sua famiglia. Doo la scomparsa di Hamnet lo vediamo lacerato dall’impossibilità di dare sfogo al suo dolore, come riesce invece a fare sua moglie, la quale a sua volta tiene a distanza il marito  perché lo rimprovera per la sua assenza e non riesce a condividere quel dolore con lui. Dunque Will torna a Londra, ma alla fine diventa evidente che non l’ha fatto per ambizione, bensì perché solo attraverso la sua arte sarebbe stato in grado di elaborare quel lutto”.
Chloé Zhao è la regista più spirituale con la quale ho mai lavorato, e allo stesso tempo parte sempre dal corpo, per cui ha richiesto a me e a Jessie Buckley, che interpreta il ruolo di Agnes, di sottoporci a una preparazione somatica specifica. Abbiamo lavorato molto anche sui sogni, e per gran parte delle riprese mi sono sentito come se andassi in giro ad occhi chiusi, cercando a tentoni qualcosa nell’oscurità che fosse autentico, per riportare poi quella sensazione nella mia interpretazione”.
 

INCONTRI
lunedì 2 febbraio 2026
Paola Casella

È stata solo la seconda regista nella storia dell’Academy a vincere, a 37 anni, l’Oscar come Miglior regista per il suo Nomadland (anche Oscar come Miglior film e Miglior attrice per Frances McDormand), ed è appena diventata la seconda regista (dopo Jane Campion) nella storia dell’Academy ad essere stata candidata per due volte per la regia: è appena successo per Hamnet, che ha già vinto il Golden Globe come Miglior film del 2025. In passato Chloé Zhao, nata in Cina e naturalizzata statunitense, si era fatta conoscere e apprezzare con Songs My Brother Taught Me e The Rider (guarda la video recensione), qualificandosi come la regista dei grandi spazi e dell’intensa spiritualità. E Hamnet, che Chloé ha sceneggiato insieme a Maggie O'Farrell, l’autrice del romanzo omonimo da cui il film è tratto, è ora candidato a ben otto statuette.

Zhao riesce a combinare nel suo cinema la tradizione dell’Estremo Oriente con quella del cinema anglosassone. Hamnet narra la storia di Agnes (nella realtà Anne) e di suo marito William Shakespeare, nonché il lutto famigliare che li ha colpiti e che, secondo il romanzo e il film, ha avuto una grande influenza sulla stesura dell’Amleto. Nei due ruoli principali, anche loro in lizza per gli Oscar, ci sono Jessie Buckley e Paul Mescal.

Hamnet ripercorre il dolore lancinante di una madre che ha perso un figlio, il piccolo che dà il nome al titolo. Lei ha figli?
No, e ho scelto di non averne proprio per il terrore di dover affrontare un dolore simile se fossero venuti a mancare. Ma questo ha creato in me quella che chiamo una “ferita materna”, perché il mio non essere madre è frutto di una rinuncia che fa male. Anche solo per riuscire a leggere il romanzo di Maggie O’Farrell ho dovuto farmi forza, e affrontare una lunga terapia. Quando l’ho letto però mi sono accorta che era molto di più del resoconto di un lutto: parlava di amore, del potere delle metamorfosi, e riuscivo benissimo a riconoscere entrambe le cose.

Come ha lavorato alla regia del film, così intensa e carnale?
Sono partita dal mio corpo invece che dalla mia mente, perché capivo che altrimenti ciò che avrei raccontato non sarebbe stato autentico. Ho un corpo femminile e cinese affetto da tante intolleranze alimentari, ma del quale ho imparato a fidarmi, e che mi sembrava potermi avvicinare all’esperienza di Agnes e Will: tutti abbiamo un corpo attraverso il quale mangiamo, facciamo i nostri bisogni e l’amore, e tutti sappiamo cosa voglia dire avere il cuore spezzato. Ho girato questo film fra il livello di coscienza e quello inconscio, e credo dia al film la forza emotiva che permette agli spettatori di entrare in sintonia con questa storia, al di là del lutto che ne è al centro.

INCONTRI
venerdì 30 gennaio 2026
Paola Casella

Con la candidatura agli Oscar come Miglior attrice protagonista, Jessie Buckley chiude il cerchio delle nomination (per la maggior parte vinte, come è successo con il Golden Globe e il Critics Choice Award) per Hamnet, il film in cui intrepreta il ruolo di Agnes (nella realtà Anne Hataway), moglie di William Shakespeare e madre del loro figlio destinato a morire in tenera età: il nome del bambino era proprio Hamnet, e Shakespeare avrebbe convogliato il lutto per la sua scomparsa in uno dei suoi testi più riusciti, l’Amleto (in inglese Hamlet).
Da tempo Buckley è considerata una delle attrici più capaci della sua generazione, almeno da quando l’attrice irlandese è stata protagonista del musical A proposito di Rose (perché oltre a recitare sa cantare e ballare) per proseguire con Sto pensando di finirla qui, scritto e diretto da Charlie Kaufman, e poi Women Talking – Il diritto di scegliere di Sarah Polley e Cattiverie a domicilio di Thea Sharrock, dove Jessie teneva testa alla sua rivale (sullo schermo) e grande amica (nella vita) Olivia Colman quanto a bravura. 

Jessie ama lavorare con le registe, e si è trovata in totale sintonia con Chloé Zhao, che ha coscritto e diretto Hamnet, oggi candidato a ben otto statuette, e la sua interpretazione è stata giudicata intensa e quasi soprannaturale nella capacità di raccontare una donna indipendente e molto legata alla natura, con un senso innato della spiritualità e una capacità di vivere ogni emozione al massimo. E la chimica con il suo partner sul grande schermo, l’attore altrettanto irlandese Paul Mescal nei panni del Bardo, è innegabile e sorprendente.

Come ha fatto ad affrontare così visceralmente il tema del lutto?
Il modo in cui si affronta un lutto è completamente personale, e il dolore nel perdere un figlio è qualcosa di insopportabile. Ho cercato di immaginare cosa si potesse provare e di andare a fondo di quell’emozione terribile, rinfocolandone il fuoco per tutte le riprese fino alla scena clou in cui ciò che sarebbe venuto fuori sarebbe venuto fuori, e io ne sarei stata solo il veicolo. Il lutto è qualcosa di ancestrale che ci riguarda tutti, è il grido di qualunque genitore che abbia perso un figlio.

Il suo urlo quando Hamnet muore fa accapponare la pelle….
È il loro urlo collettivo, mi è arrivato da lontano, non so come, e nemmeno lo voglio sapere. Meglio che rimanga un mistero! Comunque io non volevo raccontare solo la storia del dolore di Agnes e Will, ma anche il loro amore, e volevo che si capisse quanto vivere, sapendo di essere creature mortali, sia complicato ma anche coraggioso. Tutti noi prendiamo parte ad una danza fra la vita e la morte, da quando siamo concepiti fino a quando scompariamo. E attraverso quella danza entriamo a far parte del processo creativo, in tutte le sue forme.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 25 febbraio 2026
Davide Di Giorgio
Duels.it

Di loro sentiremo i nomi solo in poche occasioni: lei è indicata con il nomignolo di "Agnes", lui è poco più che un insegnante di latino e drammaturgo, e solo nel finale "diventerà" William Shakespeare. Quando li conosciamo, all'inizio di Hamnet, sono due personaggi in disarmonica connessione con i luoghi natii: lei (una strepitosa Jessie Buckley) è figlia di una strega dei boschi e compie pratiche [...] Vai alla recensione »

NEWS
PREMI
domenica 22 febbraio 2026
 

Hamnet e Una battaglia dopo l'altra si sono divisi i riconoscimenti più importanti fra cui miglior regia e miglior film. Vai all'articolo »

FESTA DI ROMA
mercoledì 22 ottobre 2025
Paola Casella

Chloé Zhao mette in scena un dolore lancinante con coraggio ed empatia. Alla Festa del Cinema di Roma e da giovedì 5 febbraio al cinema. Vai all'articolo »

TRAILER
venerdì 5 settembre 2025
 

Regia di Chloé Zhao. Un film con Paul Mescal, Jessie Buckley, Emily Watson, Joe Alwyn, David Wilmot. Da giovedì 5 febbraio al cinema. Guarda il trailer »

winner
miglior film dram.co
Golden Globes
2026
winner
miglior attrice in un film dram.co
Golden Globes
2026
winner
miglior attrice
BAFTA
2026
winner
miglior film britannico
BAFTA
2026
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miglior attrice
Critics Choice Award
2026
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film dell'anno
AFI Awards
2026
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