| Titolo originale | Percy Jackson and the Olympians |
| Anno | 2023 |
| Genere | Fantastico, Avventura, Azione, Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 60 minuti |
| Regia di | James Bobin, Anders Engström, Jet Wilkinson |
| Attori | Walker Scobell, Leah Jeffries, Aryan Simhadri, Threnody Tsai, Jason Gray-Stanford Jelena Milinkovic, Ryan Cowie, Lance Reddick, Jessica Parker Kennedy, Jason Mantzoukas, Timothy Omundson, Toby Stephens, Megan Mullally, Adam Copeland, Lin-Manuel Miranda, Suzanne Cryer, Virginia Kull, Glynn Turman, Jay Duplass, Timm Sharp, Charlie Bushnell. |
| MYmonetro |
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Ultimo aggiornamento venerdì 23 maggio 2025
La serie dedicata al semidio figlio di Poseidone e tratta dalla saga letteraria di Rick Riordan. La serie ha ottenuto 1 candidatura a Directors Guild, 1 candidatura a Producers Guild,
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CONSIGLIATO N.D.
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Percy Jackson torna in una grande occasione di rafforzare la narrazione d'avventura e l'immersione in una classicità modernizzata e accessibile, personificata, per quanto un po' lontana dalla concezione greca della stessa. Fin dalla voce narrante scanzonata iniziale è evidente che questa serie Disney si rifà ad un modo di fare tipico delle opere del MCU più che ad una alternativa alle creazioni di J.K. Rowling, ruolo che spettò ai romanzi per ragazzi. La serie è una versione un po' didascalica e assemblata di momenti adattati dal romanzo e un taglio tra l'ironico e il drammatico.
Recensione di a cura della redazione
La terza stagione sarà basata su "La maledizione del Titano", il terzo capitolo della serie di libri bestseller di Rick Riordan "Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo", pubblicata da Disney Hyperion ed edita in Italia da Mondadori.
Una stagione convincente che corre libera e veloce
Recensione
di Luigi Coluccio
Percy Jackson è tornato. O meglio, vorrebbe tornare a vestire i panni del semidio, riabbracciare i suoi amici e frequentare di nuovo Campo Mezzosangue, ma le cose sono abbastanza cambiate dopo un anno sabbatico passato di nuovo in mezzo ai mortali: la madre Sally si è presa cura di un giovane ciclope di nome Tyson che prima vagava per le strade, Annabeth non si è quasi mai fatta sentire e Grover è ancora in cerca del Dio Perduto Pan. All'improvviso, però, tutto accelera quando Percy ha un incubo che gli mostra Grover prigioniero del mitico Polifemo e si scopre che Luke, ora seguace di Crono, sta avvelenando l'albero di Talia, indebolendo le difese di Campo Mezzosangue. È tempo quindi di nuova avventura, questa volta alla ricerca del leggendario Vello d'oro.
Quanto è felice - oltre che ricompensato da royalties e credits non indifferenti - Rick Riordan?
Superato il trauma dei due film Fox (Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini del 2010 e Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri del 2013), prima salutati come la next big thing tratta da una saga letteraria vista la presenza dietro e davanti allo schermo di Chris Columbus e Logan Lerman, poi ripudiati da tutta la fanbase e gli addetti ai lavori per come non si adatta e non si tira su un nuovo franchise, Uncle Rick è ora nella invidiabile posizione di essere uno dei pochi creatori di IP di successo a non essere stato travolto lui e stravolti i suoi titoli nel passaggio transmediale verso la Hollywood dei nostri tempi.
La prima stagione di Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo, infatti, oltre a finire tra le serie più viste di Disney+ e del 2025 in generale - sempre secondo le metriche mai dichiarate ma sempre inferite degli streaming service -, aver vinto otto premi ai Children's and Family Emmy Awards e aver dato vita ad un'onda lunga che ha portato la casa di Topolino ad approvare una terza stagione appena finita la produzione della seconda, ha nel suo piccolo (?) riaffermato la centralità dell'attenzione al materiale di partenza, non come testo sacro con il quale blandire i fan originali quanto prezioso palinsesto sul quale aggiungere, tagliare e limare per lo specifico televisivo. Il risultato finale è, forse, il primo vero franchise di successo originato interamente da e su Disney+.
Si gioca, insomma, su un altro e consapevole piano con questa seconda stagione, forti del successo dei numeri, della visibilità mediatica e della sempre ben accetta benedizione di Riordan, ancora una volta presente come componente della writers room ed executive producer. E quasi si ribalta l'assunto della prima, che come avevamo scritto oramai due anni fa, soffriva di una naturale ma precisa sensazione di avanzare con il freno a mano tirato, tanta era l'ansia da prestazione e la conseguente attenzione al mondo da costruire - ora invece è tutto più veloce, più caotico, più libero.
L'America on the road, così necessaria nel fissare la traslazione nel contemporaneo del mondo e del pantheon antico, ora non basta più, quindi - letteralmente - si salpa verso altri mari, i cui orizzonti sono pieni di mostri, artefatti e prove, dove l'elemento umano è quasi azzerato e l'unico metro di riferimento è quello del mito. Di puntata in puntata si incontrano e si superano e si dominano Scilla, Cariddi, Circe, le Sirene, Polifemo, con il computo finale che non è il ritorno a casa e il ristabilimento dell'ordine quanto piuttosto l'avvento di un nuovo status quo. Fatto di ansie e timori per il futuro.
La triade attoriale Walker Scobell/Leah Sava Jeffries/Aryan Simhadri è cresciuta, e con loro Percy/Annabeth/Grover, ora allo stesso tempo tutti più affilati e spigolosi, semplicemente adolescenti, in una semplice ma non asfissiate cornice metaforica che porterà a nuovi e più maturi sviluppi, se e come Disney+ vorrà. Tanto c'è Uncle Rick a sorvegliare.
Uno spettacolo suntuoso ma con il freno a mano tirato. Però Walker Scobell è un Percy Jackson perfetto
Recensione
di Luigi Coluccio
Quanto è ordinaria la vita di Percy Jackson? Vive con la madre Sally e il patrigno Gabe, non ha mai conosciuto il padre naturale e a scuola subisce il bullismo degli altri studenti. Percy ha dodici anni, soffre di dislessia e ha Grover come unico amico. Percy vede cose che gli altri non vedono. E un giorno, mentre è in gita scolastica al Met di New York, viene attaccato da Ms. Dodds, la sua insegnante di algebra che si scopre essere Alecto, una delle Erinni della mitologia greca. La madre Sally è così costretta a svelargli ogni cosa: le divinità dell'Olimpo esistono, e lui, Percy, è un semidio figlio di Poseidone. In fuga dalla pletora di mostri che vogliono ucciderlo, Percy si rifugia a Campo Mezzosangue, dove la progenie degli dei avuta con i mortali viene educata e addestrata. Ed è lì che si profila la prima impresa di Percy: trovare la Folgore di Zeus e chi l'ha trafugata prima che scoppi la guerra tra le divinità dell'Olimpo.
Rick Riordan ha concepito la saga come intrattenimento per il figlio affetto da dislessia, e il giovanissimo Walker Scobell è un Percy Jackson perfetto.
C'è un movimento uguale e contrario che mette sulla stessa scia la saga letteraria di Percy Jackson ideata da Rick Riordan e "American Gods" di Neil Gaiman (romanzo del 2001 capace di arraffare nello stesso anno i premi Hugo, Nebula e Bram Stoker, poi adattato nel 2017 come serie Starz da Bryan Fuller e Michael Green). Certo, Neil Gaiman è Neil Gaiman, ma Rick Riordan è Rick Riordan, verrebbe da ribattere sventolando le quasi 200 milioni di copie vendute dall'autore texano.
E se in "American Gods" gli dei del Vecchio Mondo, arrivati su quella sponda dell'Atlantico più e più volte grazie alle migrazioni dei singoli e delle masse, sono ora in lotta con le divinità del Nuovo, come il Ragazzo Tecnologico e la Grande Sorella, in Percy Jackon il centro di ogni culto si è spostato da Atene a Roma per poi finire nella New York del XX° secolo, nuovo Olimpo da cui gli dei traggono forza e dal quale dispensano ispirazione.
Gaiman e Riordan si tengono insieme con questo moto di consapevolezza su quello che è il percorso e l'arrivo del mondo contemporaneo, le cui fondamenta si reggono sull'inconscio collettivo colonizzato dalla cultura statunitense. Gaiman è decostruttivo, Riordan conservativo. Percy Jackson, infatti, ha tutto quello che serve per tirare su un setting il più riconoscibile e condivisibile possibile, giovane studente che si trasfigura in giovane eroe, amici di gioventù e deuteragonisti nelle leggendarie imprese, famiglia dispersa e riunita nella minaccia comune - non a caso la saga di Percy Jackson, pentalogia a cui ne sono seguite altre due ("Eroi dell'Olimpo" e "Le sfide di Apollo"), viene considerata una più che degna erede del colosso Harry Potter.
Tutto (finalmente) torna in questa Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo, trasposizione televisiva per Disney+ che rimette le cose a posto dopo la parziale delusione e il quasi giro a vuoto dei due film precedenti, Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini e Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il mare dei mostri (il capostipite del 2010 diretto da Chris Columbus, guarda caso colui che ha avviato i due capitoli cinematografici proprio di Harry Potter). Sprecando un giovane e calzante Logan Lerman come protagonista, facendo sorridere per le variopinte scelte di casting e fondamentalmente schiacciando il materiale di partenza, i due film Fox avevano incassato il giusto ma fatto alterare di tanto i fan e Riordan stesso.
Ora c'è la Disney a produrre, con Jonathan Steinberg e lo stesso Riordan come showrunner. Forti di un budget sui 10/15 milioni a episodio, con la maggior parte delle riprese effettuate utilizzando la tecnologia StageCraft della ILM (la più innovativa e performativa, che permette la realizzazione di effetti visivi direttamente sul set mentre si sta girando), Steinberg e Riordan mettono in piedi uno spettacolo sontuoso che però parte proprio dal piccolo e quotidiano mondo di Percy, della sua famiglia e degli amici Grover e Annabeth. È tutto molto scritto, con tanta attenzione dedicata al cruccio emotivo del protagonista, che non riesce a scendere a patti con le scelte del padre Poseidone prima e del mondo di cui questo fa parte dopo.
C'è la lenta e calibrata crescita di Percy, il forgiare l'unione con gli altri semidei di Campo Mezzosangue, lo svelamento del mondo dell'Olimpo lungo l'impresa che porta alla scoperta del furto della Folgore di Zeus. Eppure sembra che a volte si vada avanti con il freno a mano tirato, pensando a stare dietro alle svolte dei libri piuttosto che a costruire un mondo il più spettacolare e coinvolgente possibile. Se, infatti, gli scenari sono sovrabbondanti e minuziosi allo stesso tempo, il design dei vari mostri lascia spesso a desiderare; se la compresenza di dei, oggetti e creature con il mondo degli umani ha interessanti sovrapposizioni, il meccanismo che muove le trame dell'Olimpo spesso è ingarbugliato o inconsistente; se il disturbo dell'apprendimento di cui soffre Percy è un angolo interessante dal quale guardare la figura dell'eroe, questo poi non sembra avere un effettivo peso specifico nel complesso delle sue fatiche. Forse questa Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo ha quasi passato il test a Campo Mezzosangue, ma di qua della Foschia deve fare un'altra annata di riparazione.
? passato un po? di tempo da quando ho letto i libri e quando sono usciti i due film originali.Devo dire che la serie ha preso una direzione diversa, ma in senso positivo. Tutto ? pi? dettagliato e preciso come nel libro.Mentre nei i film hanno cercato di sminuire e mescolare tutto insieme molto velocemente, ed ? per questo che sono risultati dei flop.