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Tuesday Club, quando il cibo diventa sinonimo di piacere, di una nuova ricerca della felicità

Il film di Annika Appelin, qui al suo esordio alla regia, rinnova il rapporto tra cinema e cucina soffermandosi sulle contrastanti emozioni di una non-più-giovane protagonista che sembra uscita dai film di Nancy Meyers. Ora al cinema.
di Simone Emiliani

Marie Richardson (63 anni) 6 giugno 1959, Ljusdal (Svezia) - Gemelli. Interpreta Karin nel film di Annika Appelin Tuesday Club - Il talismano della felicità.
domenica 25 settembre 2022 - Focus

Quanto è difficile cercare la felicità? Il mondo di Karin crolla all’improvviso quando, durante i festeggiamenti dei suoi 40 anni di matrimonio (“nozze di rubino”), scopre che il marito Sten ha una relazione con un’altra donna. Ha sempre dedicato tutto sé stessa alla famiglia e alla figlia Fredrika che invece ha occhi solo per il padre ed è spesso occupata nel suo maneggio. Il tradimento la risveglia all’improvviso. Incontra casualmente Monika, una sua vecchia compagna di classe, che la convince a iscriversi a un corso di cucina orientale tenuta da un burbero chef e, assieme a lei e l’altra amica Pia, crea il “Tuesday Club” con l’intenzione di occuparsi di catering. Ma soprattutto attraverso la passione per la cucina Karin scopre che la vita può ricominciare proprio dal momento in cui tutto sembra essere finito.

Basato sul romanzo di Anna Fredriksson che ha scritto anche la sceneggiatura, Tuesday Club - Il talismano della felicità rinnova il rapporto tra cinema e cucina già al centro, per esempio, di due film di Lasse Hallström: Chocolat e Amore, cucina e curry. Nel primo film un piccolo villaggio francese è scosso dall’arrivo di una donna e la figlia che apre un negozio di cioccolata alla fine degli anni Cinquanta. Il secondo invece mostra la guerra tra un ristorante tradizionale, premiato con la stella Michelin e uno indiano che ha aperto a pochi metri.

Ma in Tuesday Club - Il talismano della felicità il cibo, proprio come in Chocolat, diventa sinonimo di piacere, di una nuova ricerca della felicità. Gli occhi di Karin, resa credibile dalla prova di Marie Richardson (che è stata diretta, tra gli altri, anche da Stanley Kubrick in Eyes Wide Shut e Liv Ullmann in L’infedele) mostrano tutte le contrastanti emozioni del suo personaggio: la delusione (il tradimento), la rabbia (la scena in cui dice allo chef che vuole abbandonare il corso dopo la prima lezione per il modo in cui tratta i suoi allievi), la momentanea rassegnazione (la sua reazione dopo che il marito è appena tornato a casa dall’ospedale), la ribellione (contro la figlia), il piacere (la composizione dei piatti che sta cucinando) e forse una nuova strada per la felicità, tra l’amicizia e un nuovo innamoramento.

Il rapporto tra le tre donne sembra seguire lo schema di una commedia statunitense al femminile e Karin somiglia ad alcuni personaggi portati sullo schermo da Diane Keaton, da Il club delle prime mogli (le amiche che si ritrovano a distanza di tempo) e Tutto può succedere dove il rapporto contrastato tra la protagonista e lo chef richiama quello tra il discografico (Jack Nicholson) e la commediografa.

Tuesday Club - Il talismano della felicità segue la struttura narrativa di un cinema che attraverso la cucina, rivela la personalità nascosta della protagonista. Accenna ma poi oltrepassa la crisi dello chef stellato interpretato da Peter Stormare (che nella sua carriera ha lavorato, tra gli altri, con Malle, Spielberg, Wenders, Coen, Romero, Bay, Woo e Gilliam) che guarda da lontano a quello portato sullo schermo da Bradley Cooper in Il sapore del successo e mostra la sua incapacità di comunicare soprattutto all’inizio quando racconta ai suoi allievi la sua gavetta (“Ho cominciato la mia carriera lavando i piatti”).

Al film diretto da Annika Appelin, al suo primo film lungometraggio per il cinema dopo aver diretto due episodi della serie Huss ed essere stata anche ‘script supervisor’ di Il sospetto di Thomas Vinterberg), interessa soprattutto mostrare il cambiamento della protagonista che, per alcuni aspetti, sembra uscita da un film di Nancy Meyers.

Il collegamento precedente con Tutto può succedere non è casuale. Il suo risveglio dopo la caduta la accomuna anche alla figura di Kate Winslet in L’amore non va in vacanza. Da un certo momento tutto cambia. Dalla litigata in sauna che rende più forte l’unione delle tre protagoniste alla scena in cui Karin canta con le amiche "Ain’t No Mountain High Enough", il film il definitivo cambiamento di Karin. Tutto passa sempre attraverso i suoi occhi. Ma dopo queste due scene decisive, ‘qualcosa è cambiato’.


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