| Titolo originale | L'evènement |
| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Audrey Diwan |
| Attori | Anamaria Vartolomei, Kacey Mottet Klein, Luàna Bajrami, Louise Orry-Diquéro Louise Chevillotte, Pio Marmaï, Sandrine Bonnaire, Anna Mouglalis, Fabrizio Rongione, Alice de Lencquesaing, Julien Frison. |
| Uscita | giovedì 4 novembre 2021 |
| Tag | Da vedere 2021 |
| Distribuzione | Europictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,21 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 27 ottobre 2021
Leone d'Oro come Miglior Film alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia 78. Il film è stato premiato a Venezia, ha ottenuto 1 candidatura a BAFTA, ha ottenuto 4 candidature e vinto un premio ai Cesar, ha ottenuto 4 candidature e vinto 2 Lumiere Awards, ha ottenuto 1 candidatura a Directors Guild, In Italia al Box Office La scelta di Anne - L'Événement ha incassato 225 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Francia, 1963. Anne ama la letteratura e ha deciso di farne un mestiere, fuggendo un destino proletario. Sui banchi è brillante, sulla pista da ballo altrettanto. Tra una birra e un twist, dribbla gli uomini che la desiderano come in un romanzo rosa. Ma Anne preferisce la letteratura alta e affonda gli occhi blu tra le pagine di Sartre e di Camus. In un ambiente e in un Paese che condanna il suo desiderio e guarda con diffidenza alla sua differenza, Anne scopre un giorno di essere incinta e privata della libertà di decidere del proprio corpo e del proprio futuro. Intanto conta le settimane e cerca disperatamente di trovare una soluzione.
L'événement non è un film da cui si esce indenni. Adattamento del romanzo omonimo di Annie Ernaux, è la storia cruda di una ragazza al debutto della vita per cui è inimmaginabile avere un bambino e rinunciare ai suoi sogni.
Prima della legalizzazione dell'aborto e l'arrivo della pillola contraccettiva, l'interruzione della gravidanza per una donna era un campo di battaglia, il teatro di un vero dramma. L'evento del titolo accade quindici anni prima la Loi Veil, che segna un pre e un dopo. Nella Francia degli anni Sessanta, medici e pazienti rischiavano la prigione in caso di aborto. Prima che una legge consentisse a una donna il diritto all'interruzione volontaria, le donne non avevano scelta e non potevano scegliere di non avere un figlio. Rischiavano la propria salute abortendo clandestinamente e giocandosi a dadi il destino.
Emancipato con cognizione dalle questioni di coscienza, L'événement è soprattutto un'esperienza fisica, un viaggio corporale così freddo e preciso, così netto e frontale da sentire il gemito delle spettatrici in sala quando una sonda abortiva penetra il sesso della protagonista. Audrey Diwan gira in 4:3 e camera in spalla negandoci la via di fuga. Non abbiamo scelta, sentiremo da vicino tutte le emozioni di Anne. Come per la protagonista il mondo fuori non esiste. Non c'è fuori campo per noi e non c'è nessuno per lei, nessuno pronto ad aiutarla, a sostenerla, a consigliarla, a dirle anche solo che andrà tutto bene.
Non esistono personaggi empatici nel film di Audrey Diwan, secco come uno schiaffo ma riparatore come una carezza perché a prevalere alla fine è il corpo finalmente 'liberato' di una donna. Delle donne. Come in ogni libro di Annie Ernaux, il peccato è originale e la vergogna finisce per travolgere. Tutto il mondo si beffa delle sue protagoniste, che smettono di mangiare o di studiare come Anne, che perde la concentrazione e rischia l'avvenire letterario.
Il film avanza e stringe sul volto angosciato dell'eroina, flirtando col genere. Le sequenze dell'aborto non sono gore ma sono sensoriali e immersive fino al limite del sopportabile. Perché L'événement è il rovescio dei favolosi anni Sessanta, un percorso accidentato che opera nella trasparenza raggiungendo l'impensabile (l'espulsione del feto) con un tonfo sordo nella notte.
Costruito come un thriller e scandito dalle settimane della gravidanza, il film alza la posta e il rischio che la protagonista corre per sbarazzarsi di qualcosa di alieno che cresce dentro di lei, qualcosa che la possiede. L'événement ritorna meticolosamente su una situazione che sembra fortunatamente lontana oggi e che è vissuta con palpabile tensione e angoscia dalla giovane protagonista, Anamaria Vartolomei. Nei suoi larghi occhi chiari riaffiora tuttavia un soggetto ancora attuale in numerosi paesi del mondo, negli USA come nell'Europa dell'Est e ancora.
Audrey Diwan espone minuziosamente le stazioni di un incubo, procedendo con una sorta di determinazione politica. L'événement è la storia (vera) di Annie Ernaux, studentessa incinta a Rouen nell'inverno del 1963, offerta e condivisa come un documento che trascende l'individualità a forza di dettagli intimi. È una passione laica che può accadere e dirsi solo con il metodo e lo stile di Annie Ernaux. Audrey Diwan adatta le sue pagine attraverso una sintassi grigia ma necessaria che si scioglie in 'una scena di sacrificio'.
Amaro e limpido, implacabile e coriaceo, L'événement non mancherà di provocare irritazione o repulsione, ma aver 'vissuto' l'accidente sul proprio corpo dà il diritto inalienabile di scriverne, di raccontarlo, rompendo i tabù della clandestinità. L'aborto è diventato legale ma ci sono ancora poche storie e la letteratura sull'argomento è sovente soffocata da ellissi. Annie Ernaux e Audrey Diwan entrano nei dettagli perché sono i dettagli che uccidono.
Anne (Anamaria Vartolomei) è una giovane studentessa molto dotata e formata da letture importanti come le poesie e i drammi di Victor Hugo e Il muro di Jean Paul Sartre. E’ anche bella e tratta da pari a pari i ragazzi che vorrebbero filare con lei; la sua disinvoltura la fa spiccare rispetto alle sue amiche preferite quando frequentano la rumorosa discoteca di una città in [...] Vai alla recensione »
Chissà se è davvero e solo un film su una ragazza che vuole abortire nella Francia del 1963 dove, come d’altro canto in Italia quando nello stesso anno le donne vengono ammesse nella magistratura, questa pratica non era contemplata legalmente. Certamente di questo parla La scelta di Anne - L’événement tratto dal romanzo "L’evento" di Annie Ernaux edito da noi da L’orma. Ma il film, opera seconda di Audrey Diwan, premiata con il Leone d’Oro alla 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dopo che al Festival di Cannes la Palma d’Oro era andata a un’altra storia di gravidanza, Titane di Julia Ducournau, non documenta questo evento da un punto di vista sociale o, diciamo così, politico. La parola aborto non viene mai pronunciata, non ci sono i soliti cartelli finali a giustificare il perché del racconto, oggi, di una storia di quasi 60 anni fa oppure per informare su quando l’interruzione di gravidanza è stata legalizzata in Francia, non c’è una contrapposizione ideologica della protagonista di fronte alla società che non prevede il diritto delle donne di scegliere.
Ecco la chiave, la scelta, su cui il titolo italiano giustamente si sofferma. Anne sceglie di non voler proseguire la gravidanza in quel momento della sua vita. 23 anni, studia lettere, ha un rapporto occasionale con un ragazzo che ovviamente non si prenderà alcuna responsabilità, rimane incinta. E fa una scelta. Un giorno sì, lo vorrà un figlio. Sicuramente. Ma ora no, non lo potrà amare, dice, vuole continuare a studiare. Una donna che vuole disporre di sé, del suo corpo, del suo tempo, della sua libertà, insomma della sua vita.
La regista ci racconta tutto questo non usando mai toni militanti o apodittici, un po’ come il recente Mai raramente a volte sempre di Eliza Hittman, ma ricorrendo solo e soltanto alla messa in scena con le scelte di regia indirizzate a mostrarci il mondo di Anne attraverso il suo punto di vista. La macchina da presa, spesso in spalla, alla sua altezza, la segue da dietro con un’insistenza programmatica che ricorda Il figlio di Saul di László Nemes, di conseguenza viene annullato il gioco del campo/controcampo mentre la musica, utilizzata con giusta parsimonia, dà al sonoro forza e espressività. Certo poi tutto il film viene affidato al corpo e all’interpretazione di Anamaria Vartolomei che effettivamente se ne fa carico riuscendo a mostrare la forza e la determinatezza di una donna che persegue il suo obiettivo in maniera ostinata almeno quanto quella a lei contraria.
Nel meccanismo oliato da secoli della negazione della possibilità di scelta, la figura di Anne raffigura il vizio di forma, l’inceppamento del meccanismo, l’anomalia, la diserzione. Non si vergogna mai Anne di quello che che sceglie di fare, il suo è uno sguardo fiero e sicuro anche se, ovviamente, e non certo perché è una donna, rimane ferita da comportamenti e parole che trovano paradossalmente nella parte femminile il grado zero della compassione.
Anche su questo aspetto il film ha molto da dire. «Sono la vergine più informata del pianeta» proclama ironica una sua amica dell’università che, poco prima, allo specchio con un reggiseno stretto, per comprimere e esaltare maggiormente le forme, da una spilla da balia (gli oggetti puntuti metallici saranno poi i protagonisti del film), aveva confessato ad Anne: «Se fossi uomo mi farei». Quando poi però una agisce, dal verbo latino ‘agere’ che curiosamente sentiamo declinare ripetutamente dalle tre amiche, e magari rimane incinta, allora «sono affari tuoi che non ci riguardano».
Il film si sofferma molto su questa freddezza, tra gli amici, tra i medici, che Anne trova ogni qual volta fa capire di volere interrompere la gravidanza. Nel frattempo il tempo passa, e i cartelli con i numeri delle settimane trascorse mettono in allarme lo spettatore che avverte il contrasto tra la diversa esperienza e disponibilità del tempo di Anne e delle le sue coetanee. Piano piano il feto inizia a essere vissuto da Anne sempre più come un corpo estraneo. Un vero e proprio alien che lei fa di tutto per sopprimere, espellere, letteralmente e sonoramente, tanto che la regista non nasconde gli arnesi adatti alla bisogna trasformando il film in una sorta di body horror con il feto che resiste, lotta naturalmente per vivere. Ma neanche questo porta un benché minimo dilemma morale alla protagonista con il suo individualismo lucido, profondamente serio, definitivo. Femminile e rivoluzionario. Anche, e soprattutto, nel 2021.
Nei mesi che precedono la stesura di L'evento - il libro da cui Audrey Diwan ha tratto il film vincitore del Leone d'oro alla Mostra di Venezia 2021 - la scrittrice Annie Ernaux è a Parigi. In seguito a un amplesso "a rischio", prende appuntamento in uno studio medico della città per un test dell'HIV (la possibile punizione per aver avuto, da donna, l'ardire di supporre che non ci sia mai «alcun rapporto [...] Vai alla recensione »