| Titolo originale | Sous les Étoiles de Paris |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Claus Drexel |
| Attori | Catherine Frot, Mahamadou Yaffa, Jean-Henri Compère, Richna Louvet, Raphaël Thierry Farida Rahouadj, Dominique Frot, Driss Ramdi, Pierre Perret, Claus Drexel. |
| Uscita | giovedì 25 novembre 2021 |
| Distribuzione | Officine Ubu |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,05 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 23 novembre 2021
La storia di Christine e Suli, in giro per le vie di Parigi alla ricerca dell'umanità perduta. In Italia al Box Office Sotto le stelle di Parigi ha incassato 37,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Christine è una signora che vive una vita da clochard in una Parigi sotterranea, che si affaccia sulla Senna ma è distante anni luce dalla ricchezza e dal benessere che animano la capitale. Con un passato da ricercatrice e degli affetti dimenticati o persi per strada, Christine è riuscita comunque a costruirsi una routine fatta di luoghi e persone fidate. Fino a un incontro spiazzante: quello con Suli, bambino di otto anni che non parla francese e che non trova più la madre. La diffidenza iniziale si trasforma in comunicazione prima e in collaborazione poi, per due vite molto diverse ma unite dalla marginalità.
Melodramma dalle buone intenzioni ma dalla concezione piuttosto elementare, Sotto le stelle di Parigi vive della giustapposizione tra due mondi marginali nella Parigi contemporanea, e punta al bersaglio grosso dei sentimenti affiancando a una signora senzatetto un bambino migrante separato dalla madre.
Il regista Claus Drexel viene dal documentario, e ha peraltro trattato lo stesso argomento nel suo Au bord du monde del 2013, con maggior successo.
Un soggetto pur meritorio e maneggiato con cura nella forma documentaristica finisce però svilito dal passaggio alla finzione, che espone la storia di Christine (stesso nome ma personaggio rielaborato rispetto al film precedente) alla trappola del sentimentalismo eccessivo. Il ruolo viene affidato al mestiere impeccabile di Catherine Frot, una delle grandi signore della commedia francese tra i cui successi figurano Aria di famiglia, La cena dei cretini e Marguerite. Nemmeno lei però può cavare granché da una rispettabile figura di donna che mostra una dignità senza tempo; caduta in disgrazia ma con un passato di rassicurante importanza sociale.
Nel suo rapporto con il piccolo Suli (Mahamadou Yaffa), e nella ricerca di una madre che la porta a contatto con la realtà dei migranti che affollano Parigi, c'è quasi un impegno didascalico verso uno spettatore ideale, che poco sa di loro ma che di certo sa come relazionarsi a lei. Drexel usa la sua protagonista come guida attraverso un mondo che forse qualcuno si ostina a non vedere, ma questo - magari necessario - impegno di didattica generazionale non riesce a nascondere la sua ingenuità di fondo.
"Bajo las escleras de Paris"(pero en orginal"Sous les etoiles de Paris", quiere decir bajo las eatrellas, Claus Dreixel, 2020)evita la retorica y la melancolia de los pobres y mas de los probres que los pobres, quiere decir los"miseables"para cita la famosa novela extraordinaria del grande escritor romantico frances >Victor Hugo, no borrando pero la poesia en la relacion [...] Vai alla recensione »
Chi si occupa dei senzatetto delle grandi città che hanno la reputazione di essere le più belle e romantiche? È questa la domanda implicita in Sotto le stelle di Parigi, dal 25 novembre al cinema, che vede protagonista un’anziana clochard nascosta in un rifugio abusivo ai lati della Senna, sforzandosi di conservare la propria dignità e il proprio decoro davanti all’indifferenza degli altri. Del resto Claus Drexel, il regista del film, conosce bene l’argomento: prima di Sotto le stelle di Parigi ha girato il documentario Au bord du monde che raccontava la vita di quattro homeless della Ville Lumière. Nel documentario compariva brevemente anche Catherine, la donna senzatetto cui è dedicato Sotto le stelle di Parigi e cui è ispirata la sua protagonista senza nome, magistralmente interpretata da Catherine Frot.
Frot è una delle grandi interpreti del cinema francese: la ricordiamo ad esempio nei recenti Quello che so di lei, al Festival di Berlino nel 2017, in Marguerite, per cui ha vinto il Cèsar nel 2015, o ne La cuoca del presidente. In Sotto le stelle di Parigi la bella 65enne si trasforma in una donna cui la miseria e l’emarginazione, nonché un lutto lontano che forse è all’origine della sua vita nomade, hanno tolto ogni capacità di rapportarsi con il prossimo. Almeno finché non arriva nella sua vita Suli, un bambino africano immigrato clandestinamente in Francia e che ha perso contatto con la madre, in via di deportazione.
Il legame fra Frot e Mahamadou Yaffa, che interpreta il piccolo Suli, è evidente, e il trasporto che l’attrice francese mostra verso il bambino ha forse qualcosa a che fare con l’autobiografia della donna, che molti anni fa ha adottato proprio una bimba africana. L’aria di famiglia prosegue con la presenza in Sotto le stelle di Parigi della sorella di Catherine Frot, Dominique, anche lei celebre attrice, che qui interpreta un bizzarro personaggio a bordo di un camper accompagnato da una scimmia impagliata: la protagonista e Suli la incontreranno lungo il loro viaggio della speranza per cercare di ritrovare la madre del bambino.
Nel rapporto di solidarietà e affetto fra un anziano europeo e un bambino africano Sotto le stelle di Parigi, ricorda film come La vita davanti a sé e Miracolo a Le Havre, ma fa pensare anche al recente Il paradiso probabilmente di Elia Suleiman, che raccontava una Parigi respingente nei confronti degli immigrati.
Claus Drexel, regista bavarese che ha studiato cinema nella capitale francese dove lavora quasi sempre, porta alla luce la situazione di chi vive nel sottobosco (o nei sottoscala) della città, creando quello che la stampa francese ha definito “un racconto urbano profondamente umano e poetico” la cui originalità sta proprio nella “alternanza di registro tra racconto e realismo”.
Una barbona incontra un bambino del Burkina Faso e lo accompagna per le vie di una Parigi da cartolina in cerca della madre, una clandestina che deve essere rimpatriata. Facendo leva sull'unione tra anziana senzatetto e giovane migrante, il regista Drexel si prefigge il compito di toccare il cuore degli spettatori con le migliori intenzioni. Però non sempre i buoni sentimenti bastano per fare un buon [...] Vai alla recensione »