| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 121 minuti |
| Regia di | Kelly Reichardt |
| Attori | René Auberjonois, Dylan Smith (II), Todd A. Robinson, Orion Lee, John Keating T. Dan Hopkins, Jared Kasowski, Alia Shawkat, John Magaro, Ryan Findley, Clayton Nemrow, Manuel Rodriguez, Patrick D. Green, Evie, Ewen Bremner, Jean-Luc Boucherot, Jeb Berrier, Don MacEllis, Kevin Michael Moore, Eric Martin Reid, Ted Rooney, Phelan Davis, Mike Wood, Toby Jones, Scott Shepherd (II), Gary Farmer, Sabrina Morrison, Lily Gladstone, Mitchell Saddleback, Mary Ann Perreira, James Lee Jones, James Ridley. |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 3,51 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 5 marzo 2020
Due uomini sono decisi ad intraprendere un'attività grazie a un preziosissima mucca. Il film ha ottenuto 1 candidatura a BAFTA, 1 candidatura a Cesar, 1 candidatura a British Independent, Il film è stato premiato a National Board, 2 candidature a Critics Choice Award, 3 candidature a Spirit Awards, 3 candidature a NSFC Awards, Al Box Office Usa First Cow ha incassato 96,1 mila dollari .
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CONSIGLIATO SÌ
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L'Oregon degli inizi del diciannovesimo secolo è terra di opportunità, con gruppi di cacciatori di pellicce in marcia nei boschi, esploratori e accampamenti selvaggi che gravitano attorno ai fortini militari. Cookie, un cuoco che viene da est, trova un giorno King-Lu, immigrato cinese, nudo e in fuga tra i cespugli. Un gesto di solidarietà che verrà poi ricambiato apre le porte a un'amicizia tra i due uomini, in cerca come tutti di fortuna. Ricchi di idee ma con zero capitale, i due notano la prima mucca trapiantata nel territorio, proprietà del ricco imprenditore Chief Factor, e decidono di mungerla di nascosto per preparare dolciumi da vendere al mercato.
La mitologia della frontiera viene ri-centrata sulla forza delicata dell'amicizia e sulle fondamenta del capitalismo da Kelly Reichardt, regista che come pochi altri ha saputo cercare le radici dell'identità americana lungo il sentiero delle geografie del paese.
First Cow inizia ai giorni nostri, con il ritrovamento di alcune ossa sepolte nella terra umida, per poi trasportare lo spettatore indietro nel tempo e scoprire la loro origine. È come se Old Joy, film che Reichardt girò nel 2006 su due amici in escursione, si collegasse direttamente a Meek's Cutoff (2010), western alternativo che racconta di quanto fosse lunga e traditrice la strada verso la frontiera.
Ancora una volta nel suo Oregon, e ancora una volta scritto insieme al romanziere Jonathan Raymond, First Cow è un'opera gentile su un mondo burbero, di cui non ridimensiona i pericoli e la miseria (anzi, il superbo lavoro di scenografia e un ritmo del racconto attento alla ripetizione dei gesti del quotidiano spoglia la pesantezza infangata del periodo di qualunque romanticismo), ma li inquadra attraverso la prospettiva di due outsider, uno pasticcere mite di Boston e l'altro cinese di mondo con la testa da stratega.
Insieme, lì dove "la Storia non è ancora arrivata", escogiteranno lo stratagemma più semplice e più visionario, rubare il latte al ricco per poi rivenderglielo sotto forma di dolci fritti in cui assaporare la Londra dove è cresciuto. First Cow è un film non solo sugli inizi, ma su come gli inizi siano ingannevoli; è una storia su come affrancarsi dal dilemma fondativo - uovo o gallina, capitale o prodotto - e mettere in moto finalmente un paese.
È buffo che un film così devoto all'analisi micro-economica della genesi americana sia privo di qualunque cinismo, e scelga invece piccoli bozzetti di compassione e cura per illustrare quanta parte di quella genesi sia dovuta alla costruzione del rapporto umano (in un interessante parallelo di sovversione del genere con il sottovalutato I fratelli Sisters di Audiard. Si veda ad esempio la naturalezza con cui i due protagonisti creano senza parole un ambiente domestico, tagliando legna e mettendo fiori sulla mensola, o per estensione il rispetto profondo di Cookie verso il mondo naturale, dalle tenere chiacchierate con la mucca durante la mungitura agli animaletti da girare sulle zampe nel bosco.
Reichardt è maestra nel creare un senso di armonia narrativa sommessa che tradisce però inquietudine, ed estende la stessa attenzione a tutti i personaggi, brillantemente resi autentici da una galleria di caratteristi (Toby Jones, Ewen Bremner, Scott Shepherd) e soprattutto dai protagonisti John Magaro e Orion Lee. I loro volti contengono l'uno la dolorosa consapevolezza di essere nel luogo presente, e l'altro la furba impazienza di immaginarsi nel prossimo. Riflessi che fanno di First Cow l'ennesimo gioiello della filmografia di Reichardt e che ben spiegano la dedica finale a Peter Hutton, cineasta sperimentale di città e paesaggi scomparso nel 2016.
Un cuoco timido al seguito di una compagine di rudi di cacciatori diretti all'Ovest , un cinese fuggitivo col pallino dell'impresa ed una mucca solitaria nella fattoria di un possidente inglese sono i tre ingredienti di un dolce sogno di commerci e di fortune nella desolata frontiera americana di inizio '800. Chi trova un amico, si sa, trova un tesoro.
Quante frustate bisogna dare a un marinaio che tenta di ammutinarsi? Non troppe, o non potrà più lavorare. Ma neanche troppo poche, perché bisogna pur dare l' esempio al resto della ciurma. «Tanto che perfino un' esecuzione capitale ben assegnata a volte si rivela utile», conclude uno dei due gentiluomini impegnati nella disputa, convinto che «non v' è nulla che non si possa calcolare».