Se c'è un Aldilà sono Fottuto. Vita e Cinema di Claudio Caligari

Film 2019 | Documentario +16 105 min.

Anno2019
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata105 minuti
Regia diSimone Isola, Fausto Trombetta
AttoriValerio Mastandrea, Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D'Amico, Roberta Mattei .
TagDa vedere 2019
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,63 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Simone Isola, Fausto Trombetta. Un film Da vedere 2019 con Valerio Mastandrea, Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D'Amico, Roberta Mattei. Genere Documentario - Italia, 2019, durata 105 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,63 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un ricordo della carriera di Claudio Caligari.

Consigliato assolutamente sì!
3,63/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,75
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
Trailer
A quattro anni dalla scomparsa, una restituzione d'amore e un invito a riscoprire l'uomo e le opere di un grande regista.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
lunedì 2 settembre 2019
Recensione di Raffaella Giancristofaro
lunedì 2 settembre 2019

3 ottobre 2014: ospite del critico Fabio Ferzetti in redazione al quotidiano "Il Messaggero", Valerio Mastandrea dà lettura di un messaggio speciale indirizzato a Martin Scorsese. A nome della crew che sta cercando di mettere in produzione Non essere cattivo - terzo film di Claudio Caligari che fatica ad avere il via - l'attore romano invita il regista a vedere il film di debutto del regista, Amore tossico. La questione è urgente: Non essere cattivo, ultimo dei soli tre film realizzati da Caligari in quasi quattro decenni di attività, è un'opera che "non può aspettare". Non solo per la difficoltà apparentemente incorreggibile, quasi una maledizione, nel riuscire a trovare finanziamenti per le sue sceneggiature, ma perché il regista è gravemente malato. La speranza è che Scorsese riconosca la passione divorante per la settima arte come una malattia familiare e possa correre in aiuto.

Da qui prende le mosse il documentario di Simone Isola (socio fondatore di Kimerafilm e autore di Alfredo Bini, ospite inatteso, a Venezia Classici nel 2015) e del giornalista Fausto Trombetta, dedicato all'instancabile sceneggiatore e cineasta fieramente indipendente Claudio Caligari (Arona 1948 - Roma 2015).

Un nome che rimanda immediatamente al suo esordio clamoroso e misconosciuto: esperimento rigoroso e originale di raccontare la quotidianità emarginata di un gruppo di eroinomani di Ostia, Amore tossico ottenne il Premio Speciale per la miglior opera prima alla Mostra di Venezia nel 1983 nella sezione De Sica. Titolo leggendario, iperrealista e a tratti esilarante, anche per l'uso di un romanesco giustificato e fantasioso, non solo quello dell'ambito di "pere" e "spade" (" 'a bello su tutte le rote!", esclama a un certo punto "Er Donna", il transessuale interpretato da Pamela Schettino). Concepito con la consulenza del sociologo Guido Blumir e la complicità di un cast che condivideva la sceneggiatura ed era pienamente consapevole della realtà a cui dava vita nella finzione, fu accompagnato dalla benedizione di Marco Ferreri, come testimoniano estratti dal programma Processo al film, con regista e cast "sul banco degli imputati", attorniati da Ugo Pirro, Alberto Farassino, Carlo Lizzani e appunto Ferreri, a ricordarci una stagione in cui la tv pubblica si occupava con competenza di cinema.

I fili rossi che rivelano poco a poco il suo autore sono le testimonianze di amici e collaboratori e il backstage di Non essere cattivo, dai sopralluoghi fino all'ultimo ciak, tra gennaio e maggio 2015. Un film ostinatamente portato a termine, grazie alla famiglia allargata nata sui set, prima della morte del regista, e pronto per il Fuori concorso alla Mostra di Venezia nel 2015. Ambientata sullo stesso litorale romano, ma negli anni Novanta, quando le droghe sintetiche sostituirono la polvere bianca. Gradualmente il film scopre la natura riservata e fieramente irriducibile di un outsider elegante, laconico, dalla battuta cinica e lapidaria, che somiglia vagamente a Tomas Milian. Spiccano nel coro le voci di Valerio Mastandrea, amico e garante e perciò sorta di esegeta di Caligari (che definisce "lo Zeman del cinema italiano", indicando con tale analogia la sua meticolosità e la democraticità del lavoro sui suoi set) e del direttore della fotografia Maurizio Calvesi, oltre ad Alessandro Borghi e Luca Marinelli, per cui il film è stato fondamentale.

Il trio Mastandrea - Tirabassi - Giallini e uno spettacolare cameo di Little Tony "costretto" a cantare, nel ruolo di se stesso, campeggiano invece nel noir metropolitano L'odore della notte, sempre a Venezia, in Settimana della critica nel 1998 e liberamente ispirato a Le notti di Arancia meccanica di Dido Sacchettoni. Racconto criminale ricco di sfumature e dai caratteri nazionali in cui si riscopre una violenza coerente, molto in anticipo su tante produzioni più eclatanti a venire. Il ritratto che affiora, anche dal taglio e dalle durate delle inquadrature - rigirate oggi sugli stessi luoghi originari da Calvesi - è quello di un filmmaker rigoroso, un provinciale che lasciò le tranquille comodità di Arona, sulla riva piemontese del Lago Maggiore, con le idee molto chiare sull'obiettivo: andare a Roma a fare il cinema. Il suo è stato politico fin dagli esordi e in qualche modo imparentato al percorso di Pasolini, non solo per il suo spiccato e sincero interesse per la realtà e la periferia urbana, ma anche per le bizzarre linee familiari del cinema: Emanuel Bevilacqua, "il Rozzo" del secondo film di Caligari, L'odore della notte, è figlio di uno degli interpreti di Accattone.

Restituzione d'amore, tributo a una passione divorante, invito a riscoprire l'uomo e le opere, piuttosto che commemorazione apologetica, Se c'è un aldilà sono fottuto realizza il sogno di ogni documentario metacinematografico: cerca e trova i protagonisti dei tre film per intervistarli oggi sull'autentica eredità umana di quell'esperienza, e non per strappare loro superflui amarcord autoreferenziali. Senza considerare poi l'allusione al cinema rimasto sulla carta (una decina almeno di sceneggiature irrealizzate, tra cui quella sulla malavita calabrese a Milano e sullo scandalo delle baby squillo romane). Perfino le sue battute caustiche e icastiche, come quella che dà il titolo al film. Col grande merito di lasciare che a parlare siano le opere e l'uomo, decisamente interessato a tipi e contesti non borghesi né anticonvenzionali.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 4 settembre 2019
Federico Chiacchiari
Sentieri Selvaggi

Forse è tutta una questione di angeli. Angeli perduti. Angeli ribelli. Angeli sterminatori. C'è un afflato invisibilmente religioso, quasi provocatoriamente, nel design concettuale di questo documentario, che Simone Isola e Fausto Trombetta hanno dedicato a Claudio Caligari. Ma quel religioso che appartiene più al Cinema che alla Chiesa, come le croci che illuminavano più volte il volto di Paul Muni [...] Vai alla recensione »

martedì 3 settembre 2019
Silvana Silvestri
Il Manifesto

La proiezione del film dedicato a Claudio Caligari è stato un regalo per tutti, un'esperienza emotiva che ha coinvolto il pubblico quanto chi lo ha firmato (Simone Isola e Fausto Trombetta), le maestranze che gli hanno dato vita e Valerio Mastandrea che lo ha nutrito, a cominciare dalla lettera inviata a Martin Scorsese perché aiutasse economicamente il film.

domenica 1 settembre 2019
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

"Muoio come uno stronzo e ho fatto solo tre film". È solamente una delle tante "frasi epiche" (ricordata da Valerio Mastandrea) di Claudio Caligari. Che torna in vita grazie a questo documentario, bellissimo e commovente, di Simone Isola e Fausto Trombetta. Non si tratta però del solito, semplice "omaggio" a un cineasta che non c'è più. No, Se c'è un aldilà sono fottuto.

domenica 1 settembre 2019
Alessandro Izzi
Close-Up

Oscilla tra i due estremi di persistenza e perdita Se c'è un aldilà sono fottuto, documentario sulla vita e l'opera di Claudio Caligari. La persistenza è quella ostinata della pellicola, che trattiene ancora, come marmo, le immagini potenti di un magistero che si è fermato a soli tre titoli (Amore tossico, L'odore della notte e Non essere cattivo).

NEWS
MOSTRA DI VENEZIA
lunedì 2 settembre 2019
Raffaella Giancristofaro

Una restituzione d'amore a quattro anni dalla scomparsa. A Venezia 76. Vai all'articolo »

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