Wajib - Invito al Matrimonio

Film 2017 | Drammatico +13 96 min.

Titolo originaleWajib
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzionePalestina
Durata96 minuti
Regia diAnnemarie Jacir
AttoriMohammad Bakri, Saleh Bakri, Maria Zreik, Tarik Kopty, Monera Shehadeh Lama Tatour, Samia Shanan, Jalil Abu Hanna, Ossama Bawardi, Ruba Blal.
Uscitagiovedì 19 aprile 2018
TagDa vedere 2017
DistribuzioneSatine Film
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,88 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Annemarie Jacir. Un film Da vedere 2017 con Mohammad Bakri, Saleh Bakri, Maria Zreik, Tarik Kopty, Monera Shehadeh. Cast completo Titolo originale: Wajib. Genere Drammatico - Palestina, 2017, durata 96 minuti. Uscita cinema giovedì 19 aprile 2018 distribuito da Satine Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,88 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Una giornata da trascorrere insieme e numerosi nodi da sciogliere: un padre e un figlio si confrontano.

Consigliato assolutamente sì!
3,88/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,75
PUBBLICO N.D.
ASSOLUTAMENTE SÌ
Un viaggio urbano attraverso la Nazareth dei "palestinesi invisibili" tra sottomissione a Israele ed esilio all'estero.
Recensione di Francesca Ferri
giovedì 15 febbraio 2018
Recensione di Francesca Ferri
giovedì 15 febbraio 2018

Abu Shadi, 65 anni, divorziato, professore a Nazareth, prepara il matrimonio di sua figlia. Shadi, suo figlio, architetto a Roma da anni, rientra qualche giorno per aiutarlo a distribuire a mano, uno per uno, gli inviti del matrimonio come vuole la tradizione palestinese del "wajib". Tra una visita e l'altra, le vecchie tensioni tra padre e figlio ritornano a galla in una sfida costante tra due diverse visioni della vita.

Attraverso tortuose salite e discese di Nazareth, brucianti rancori e ricordi di famiglia tracciano la geografia di una città divisa, la storia di un popolo riflessa negli sguardi dei due uomini.

Abu Shadi (Mohammad Bakri) e Shadi (Saleh Bakri), padre e figlio anche nella vita e per la prima volta insieme al cinema ci guidano, a bordo della loro vecchia Volvo, in un road movie urbano tra lo spazio di una città ferita e il tempo di una famiglia distrutta. Nazareth è la terza protagonista di cui la regista e poetessa Annemarie Jacir mette in evidenza le eterne contraddizioni. La più grande città della Palestina storica, oggi Stato d'Israele, Nazareth è pietrificata dall'occupazione israeliana in cui tensioni permanenti infiammano la popolazione, musulmana al 60% e cristiana al 40%. È dunque quella minorità di "palestinesi invisibili", come vengono chiamati i palestinesi cristiani che accettano di vivere con diritti limitati pur di restare nel loro Paese, che la regista vuole raccontare. Una città-ghetto agli occhi di molti, "una città di sopravvissuti" agli occhi di Annemarie Jacir.

Il "wajib" dunque, "dovere sociale" riservato agli uomini della famiglia della sposa, diventa una scusa per la regista che guarda alla sua Palestina attraverso la relazione padre-figlio in cui si riflette l'intera comunità. I due uomini di due diverse generazioni rispecchiano due modi opposti di essere palestinese: se il padre rappresenta la sottomissione allo Stato d'Israele che passa per il compromesso e la paura, il figlio che ha preferito l'esilio, dà voce allo sradicamento e all'idealizzazione di uno Stato che non esiste più o non ancora. Il figlio rimprovera al padre la sua rassegnazione e la sua remissività al sistema locale di potere, compromessi e ipocrisie, a cui il padre oppone la fedeltà alla sua terra e un necessario pragmatismo.

Shadi, invece, con chignon e camicia rosa a fiori, che ha lasciato il Paese dopo le tensioni politiche causate dal suo cine-club e preferisce fare l'architetto a Roma, è visto dal padre come vile che parla della Palestina da lontano con la sua ragazza, figlia di un membro influente dell'Olp. Abu Shadi, così, per orgoglio paterno preferisce dire ad amici e parenti che suo figlio è medico e un giorno tornerà a casa e si sposerà con una ragazza del posto. Le accese dispute tra i due uomini, dunque, risuonano della complessità di una città, difficile da abitare così come da abbandonare.
Tra le interminabili visite e gli interminabili caffè, impossibili da rifiutare, Shadi da architetto passa in rassegna lo squallore e l'abbandono della città, tra insensate strade, inutili teli colorati, onnipresente plastica e montagne di spazzatura, probabilmente invisibili allo sguardo abituato del padre. Ma il continuo movimento e cambio di ambientazione non lascia che il duello verbale diventi una vera disputa. Nonostante la tensione crescente di una conversazione sempre sul punto di esplodere in furiosa lite, basta una canzone che risveglia ricordi d'infanzia per mettere a tacere gli insulti, i rimproveri e i rancori. In fondo entrambi sanno che nessuno dei due ha completamente ragione, entrambi, ciascuno a suo modo, cercano il miglior modo di sopravvivere a problemi più grandi di loro. Così i temi politici, sociali e umanitari accennati con delicatezza rimangono sullo sfondo di una lunga conversazione tra padre e figlio, finalmente riuniti. I momenti più drammatici, inoltre, rivelano preziosi istanti di humour proprio di chi ha una grande umanità e tanta voglia di vivere. Nonostante l'immondizia, la plastica e la polvere, Nazareth riesce ancora a brillare agli occhi di Shadi e Abu Shadi, che si riscoprono dopotutto padre e figlio.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 19 aprile 2018
Roberto Nepoti
La Repubblica

Presentato all'ultimo Festival di Locarno, Wajib -Invito al matrimonio è un film palestinese che non alza la voce per farsi notare: chi è disposto a scoprirlo, però, ci troverà un piccolo capolavoro di calore e tenerezza. Seguiamo le peregrinazioni per Nazareth di Abu Shadi, insegnante di mezza età, e di suo figlio Shadi, emigrato in Italia e di ritorno in Palestina per il matrimonio della sorella. [...] Vai alla recensione »

giovedì 19 aprile 2018
Giovanna Branca
Il Manifesto

È nella «geografia» di Nazareth, la città palestinese nel cuore di Israele, che si inscrive la storia di Wajib di Annemarie Jacir. Le sue strade e vicoli vengono attraversate nel corso di tutto il film -un on the road sui generis, dove il punto d'arrivo coincide con quello di partenza - dai due protagonisti: Shadi e Abu Shadi, padre e figlio sia nella finzione che nella vita- li interpretano infatti [...] Vai alla recensione »

giovedì 19 aprile 2018
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Nome sacro, quasi onirico per quanto evoca Nazareth, ma oggi è un giro di grandi arterie intorno a un ginepraio di palazzine, antenne tv, viottoli, che la cristiana palestinese Jacir percorre avanti e indietro nell'auto di Abu, padre orgoglioso di consegnare di persona ad amici e parenti la partecipazione delle nozze della figlia, e Shadi, il figlio architetto emigrato a Roma insofferente di sconfitte. [...] Vai alla recensione »

giovedì 19 aprile 2018
Alice Sforza
Il Giornale

Un road movie a Nazareth, che si interroga, facendo sorridere, su tradizione e modernità. Protagonisti sono Abu Shadi, insegnante in pensione, e suo figlio Shadi, architetto a Roma. Non hanno un Enzo Miccio a disposizione e quindi li seguiamo, per un giorno, mentre consegnano, a mano, tutti gli inviti per il matrimonio della figlia/sorella. Politica, ma anche conflitto generazionale, faranno da colonna [...] Vai alla recensione »

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