The First Shot

Film 2017 | Documentario 75 min.

Anno2017
GenereDocumentario
ProduzioneCina, Italia
Durata75 minuti
Regia diFederico Francioni, Cheng Yang
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Federico Francioni, Cheng Yang. Un film Genere Documentario - Cina, Italia, 2017, durata 75 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Tre essere umani molto differenti, ma accomunati dalla ricerca della propria identità in una Cina in perenne mutamento.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Il ritratto di silenzio e solitudine della Cina post-rivoluzionaria e dello spaesamento dei cinesi.
Recensione di Francesca Ferri
lunedì 18 giugno 2018
Recensione di Francesca Ferri
lunedì 18 giugno 2018

Tre esistenze distanti e differenti colte nella stessa tensione: la ricerca della propria identità e del senso dello stare in un presente in continua trasformazione. Ognuno di loro nato dopo il 1989, la fine di tutte le rivoluzioni. Alle loro spalle si intravede una storia contraddittoria, di sofferenze e continue trasformazioni, dalla caduta dell'Impero all'era moderna, che ha inizio col primo sparo rivoluzionario, il 10 ottobre 1911.
The First Shot di Federico Francioni e Cheng Yan ritorna a quel primo sparo che diede inizio formalmente alla rivolta di Wuchang, il primo passo per quella rivoluzione Xinhai o Rivoluzione Cinese che portò al crollo della dinastia Qing e all'instaurazione della repubblica sorretta dal rivoluzionario Sun Yat-sen, considerato il padre della Cina moderna. Sono trascorsi oltre cento anni da quegli avvenimenti che il regista italiano e quello cinese risalgono a ritroso per infine chiedersi "Cos'è la Cina, oggi?"

The First Shot racconta la Cina post-rivoluzionaria e lo spaesamento dei cinesi alla ricerca della propria identità in un Paese in continuo cambiamento.

Il documentario è, dunque, tripartito secondo le tre fasi della rivoluzione: il primo sparo ci riconduce al rovesciamento dell'impero da cui tutto ebbe inizio; la rivolta di Tienanmen che, tra l'aprile e il giugno del 1989, mise in scacco parziale il governo e il Partito, attraverso la partecipazione di massa alla protesta da parte di operai e intellettuali; e infine l'oggi, con il capitalismo dilagante che sta trasformando le metropoli in universi futuristici dagli imponenti grattacieli tutti uguali.
Alla struttura tripartitica del racconto corrispondono tre protagonisti, tre punti di vista. Attraverso lo sguardo di due ragazzi e una ragazza, i due registi guardano la Cina di oggi. Peng Haitao e la sua resistenza militante e informatica, Liu Yixing e il suo isolamento intellettualista e un po' decadente, e la strategia della fuga di You Yiyi che è scappata a studiare all'estero, sono tre storie di eversione e resistenza al sistema di controllo totale che il governo ha stabilito per evitare qualsiasi rischio di una nuova Tienammen. In comune i tre ragazzi hanno solo una caratteristica biografica, l'esser nati a partire dal 1990, quando la scure della repressione era già stata calata sui manifestanti di Tienanmen e l'ultimo soffio rivoluzionario era stato spento sotto il controllo di un partito unico e asfissiante. Peng, Liu e You sono tre giovani che cercano un loro modo di esprimersi, di vivere, di esistere nel loro stesso Paese in cui si sentono persi. È il loro sguardo vuoto, la malinconia di vivere senza prospettive, la loro solitudine che i registi riprendono nei drammatici primi piani, negli intensi dettagli degli occhi, nei chiaroscuri delle loro case.

The First Shot, dunque, è un racconto di solitudini che si cercano senza incontrarsi mai, che vorrebbero ritrovarsi ma hanno perso tutto, anche la memoria di sé. Lenti travelling accompagnano i lunghi silenzi negli spazi semideserti, abbandonati, desolati. Il Black Bridge Village, non-luogo ai margini della città metropolitana di Pechino, nel nord-est della capitale, le campagne incolte, i grandi fiumi in cui immergersi al tramonto e le rovine della Grande Muraglia: The First Shot osserva un Paese che non ha più radici comuni, tra continui flussi migratori e megalopoli alienanti. È la mancanza di comunicazione, l'incapacità di capirsi che colpisce nel ritorno a casa della ragazza che, di fronte al nonno, lascia piuttosto parlare i silenzi. La stessa sofferenza si avverte negli occhi del ragazzo che dalla sua camera guarda le luci degli infiniti grattacieli in cui lo sguardo si perde. È questo male di vivere delle giovani generazioni che non si riconoscono nel loro Paese che i registi cercano di filmare. Tuttavia, una narrazione laconica dallo stile ermetico non garantisce il coinvolgimento di chi si trova troppo lontano da un mondo a cui non immediatamente riesce ad accedere.
Il documentario di Francioni e Cheng Yan, dunque, è il ritratto del silenzio dopo quel primo sparo, della non-presenza metropolitana, della sospensione del tempo, della solitudine della natura che emerge dalla ricerca sperimentale dei registi, che cercano nella purezza della visione una risposta alle tante domande. The First Shot è un'opera discontinua, densa, potente che cerca la realtà oltre l'estetica.

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VIDEO RECENSIONE
mercoledì 27 giugno 2018
A cura della redazione

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