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Star Wars 8, un episodio che semina più dubbi che certezze

Gli ultimi Jedi sembra disorientare volontariamente lo spettatore per il numero di ambiguità e insicurezze che colgono i protagonisti, nessuno escluso. Al cinema.
di Roy Menarini

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Mark Hamill (68 anni) 25 settembre 1951, Oakland (California - USA) - Bilancia. Interpreta Luke Skywalker nel film di Rian Johnson Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi.
lunedì 18 dicembre 2017 - Focus

Se fosse una partita di calcio, la squadra di Star Wars - all'ottava di campionato, escluse le coppe - si presenterebbe priva di due titolari: Han Solo, e il forte allenatore che ha riportato in auge il team nella settima, vincente giornata (J.J. Abrams). In compenso, torna in campo un campione piuttosto anziano, ma carismatico, Luke Skywalker, e un nuovo allenatore che si è fatto conoscere con squadre meno prestigiose, Rian Johnson, e che dunque è chiamato a dimostrare il suo valore con una équipe dal budget enorme e con ambizioni da scudetto.

Come è andata, date le premesse? Abbandonando il paragone sportivo, Star Wars - Episodio VIII - Gli ultimi Jedi sembra volontariamente seminare più dubbi che certezze, fino a disorientare lo spettatore per il numero di ambiguità e insicurezze che colgono i protagonisti, nessuno escluso.
Roy Menarini

Non ci fosse stato il precedente dello spin off Rogue One - particolarmente adulto, complesso e rovinoso per i protagonisti - forse questo capitolo avrebbe colto più di sorpresa, ma il confronto con il tono infine "melvilliano" del film di Gareth Edwards rischia di essere in perdita. Il tema della resistenza, del sacrificio dei ribelli, della gestione oculata della guerra e dell'essere pronti al sacrificio serpeggia anche in questo episodio, ma deve comunque concedere il proscenio ai suoi eroi d'un tempo. E se Carrie Fisher non può che lasciare continuamente un velo di malinconia in chi guarda, affrontando a un certo punto persino una resurrezione metaforica, il vero, grande problema di Star Wars VIII - Gli ultimi Jedi è Luke, ovvero Mark Hamill.


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In foto una scena del film.
In foto una scena del film.
In foto una scena del film.

La gestione di un corpo attoriale completamente trasformato, irriconoscibile e a rischio irrisione come il suo necessita di operazioni di scrittura estremamente delicate. È facile lavorare su Harrison Ford, alle prese in questi anni con una perfetta rielaborazione in terza età delle sue icone eroiche anni Ottanta, molto più complicato sorreggere il volto trasfigurato dell'eroe, che era giovane e bello nei suoi vent'anni.

Stranamente, la macchina creativa di Star Wars VIII - Gli ultimi Jedi, forse proprio a causa della mancanza delle intuizioni folgoranti di Abrams (basti ricordare come ha lavorato su Spock nel suo Star Trek), non pare aver fatto i conti fino in fondo con il prisma dell'icona, abbandonandolo a metà del guado: non rappresentato come un guerriero sfatto e stanco, in stile Gli spietati, ma nemmeno in forma tale da poter giocare ancora la carta guascona come Han Solo. Un corpo inadeguato, dunque, che abita i riflessi di un passato che gli occhi acquosi e inespressivi non sostengono, e che rende faticoso ogni passo e incerta ogni sciabolata laser pur nella testardaggine della sua longevità.

E in fondo il cinema è davvero tutto qui, quello per cui in termini squisitamente teorici la riflessione sullo "jedismo" tocca momenti vertiginosi ma in termini di incanto e spettacolo smarrisce alcuni tratti di un universo in cui non a caso - quasi fosse una metafora della gabbia sceneggiatoriale - i protagonisti cercano sempre di fuggire da qualche pericolo.
Roy Menarini

Alla luce di questo ragionamento, non stupisce il caso (raro per i blockbuster) di un consenso critico enorme e un feedback spettatoriale (in termini di voti, riscontri e forum) decisamente freddino, con uno striminzito 56% di gradimento su Rotten Tomatoes. Intendiamoci, il creatore Lucas aveva fatto ben di peggio dissolvendo la concretezza della sua trilogia con la sbornia digitale dei tre prequel, quindi non si tratta certo di parricidio. Eppure, visto che a Rian Johnson è stato affidato il rilancio del racconto dopo il numero 9 (magari avendo per protagonisti i ragazzini che compaiono a margine della narrazione, spettatori/giocatori del mito), questo sostanziale pareggio non può purtroppo dirsi coraggioso, promettente o spavaldo. Il capitolo finale della presente trilogia torna però in mano a J.J. Abrams, e questa è davvero la notizia migliore per chi vuole che la partita decisiva della stagione la giochino i migliori rimasti in campo.


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