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Ultimo aggiornamento lunedì 8 ottobre 2018
La vita di Pablo Escobar dall'ascesa criminale all'inizio degli anni Ottanta fino alla morte nel 1993, passando per gli anni del narcoterrorismo e il rapporto con la giornalista Virginia Vallejo. In Italia al Box Office Escobar - Il Fascino del Male ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 3,5 milioni di euro e 957 mila euro nel primo weekend.
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mercoledì 25 marzo 2026 ore 1,05 su CIELO
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Virginia Vallejo, celebre anchorwoman colombiana ha chiesto asilo politico agli Stati Uniti. Amante appassionata di Pablo Escobar, criminale e trafficante di cocaina senza scrupoli e rimorsi, ha deciso di raccontare alla DEA gli anni della loro relazione e dell'ascesa vertiginosa del 'patrón' di Bogotà. Ambiziosa e decisa a saperne di più di quello che diventerà in pochi anni il più ricco e potente trafficante di sempre, Virginia si innamora di Pablo e lo sostiene nella carriera politica sorvolando su quella criminale. Ma i desideri di Pablo sono più voraci dei suoi e finiscono per trascinarla in un abisso da cui le tenderà la mano l'agente Neymar della DEA.
Ventiquattro anni dopo la sua morte, la vita di Pablo Escobar assomiglia ancora a una successione impetuosa di colpi di riflettori, di istantanee di luce piena che preservano tuttavia le ombre indispensabili alla leggenda del più grande narcotrafficante della storia.
L'irraccontabile barone della droga che mise a ferro e fuoco e sangue la Colombia degli anni Ottanta. Anni di violenza brutale spezzati dalla diffusione mondiale della polvere bianca. La fascinazione che il suo personaggio continua a esercitare rimane intatta, come dimostra la stupefacente serie di Netflix (Narcos), che rivendica l'impossibilità di conoscere la verità e sbatte in faccia allo spettatore l'abisso dell'ignoto. O confermano i film come The Infiltrator, storia vera di Robert Mazur, agente dello U.S. Customs Service che si infiltrò nell'organizzazione di Escobar per smascherare il sistema di riciclaggio del denaro sporco.
Terzo in ordine di tempo, Escobar - Il fascino del male assume il punto di vista di Virginia Vallejo, amante del nostro, che riparò negli States la disfatta. Adattamento del suo libro, "Loving Pablo, Hating Escobar", il dramma di Fernando León de Aranoa si concentra sulla relazione tumultuosa degli amanti provando inutilmente ad afferrare il profilo fuori norma del più grande pirata del XX secolo. Convinto al contrario di essere un dannato eroe popolare, la sua natura di bestia sanguinaria si svelerà progressivamente e quasi involontariamente.
Diversamente dalla serie creata da Chris Brancato e Doug Miro, Escobar - Il fascino del male non riesce a riempire i vuoti con l'immaginazione o l'interpretazione di un punto di vista morale. Generico e posticcio, come le acconciature dei suoi protagonisti, si accontenta di snocciolare una serie di episodi biografici focalizzati su un periodo di tempo ristretto, compreso tra la fondazione del cartello di Medellín e la morte di Escobar sui tetti della sua città. Come Alejandro Amenábar e J. A. Bayona prima di lui, Fernando León de Aranoa declina la lingua di Cervantes e getta il cuore oltre l'oceano, inseguendo la propria ambizione dentro le realizzazioni hollywoodiane. Agli attori anglofoni, preferisce tuttavia Javier Bardem e Penélope Cruz che masticano l'inglese e mordono lo spagnolo, che quando è concesso apre bagliori di luce esprimendo la verità emotiva dei rispettivi personaggi.
L'Escobar di Bardem, privato della sua lingua, perde di fatto la propria identità e la propria onestà emozionale. Icona virile al debutto di carriera, l'attore ha spostato progressivamente verso l'alto il centro di gravità del suo corpo, inibendo l'esuberanza carnale dei suoi personaggi a favore di una nevrosi dagli accenti grotteschi, che serve bene l'esercizio artificiale del regista iberico. Al suo fianco, Penélope Cruz, sempre indecisa tra la femme infantile e quella fatale, ha abbandonato da tempo il suo corpo spagnolo per quello ispanico. Attraversando l'oceano si è creata una figura nuova, ancorata alla Spagna ma influenzata dalle problematiche americane. Su è giù dallo schermo si invaghisce del suo 'mascalzone latino' e fa il minimo in un film superfluo che ignora qualsiasi referenza al realismo magico per sposare il didascalismo del racconto televisivo.
Ancora Escobar. Questa volta in un film davvero inutile in cui si sprecano due superstar hollywoodiane. Girato come una telenovela, tutto è fintissimo come le parrucche di Bardem e Cruz. E soprattutto l'inguardabile pancia-fasulla di Bardem. E anche i dialoghi sono da telenovela, una barzelletta. Se vi affascina la storia del criminale Pablo Escobar, il punto di riferimento [...] Vai alla recensione »
Non avendo letto Amando Pablo, odiando Escobar (Giunti Editore, 2007) di Virginia Vallejo - un tempo noto volto della tv colombiana e ora testimone sotto protezione in Usa - non sappiamo se il piglio delle sue memorie è simile a quello di un romanzetto rosa. Ma a giudicare dal film che il madrileno Fernando Leòn de Aranoa ( I lunedì al sole ) ne ha tratto, si direbbe che la giornalista, raccontando [...] Vai alla recensione »