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Ultimo aggiornamento venerdì 15 gennaio 2016
Il film è lo spin-off di Rocky diretto da Ryan Coogler con protagonisti Michael B. Jordan e Sylvester Stallone. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, ha vinto un premio ai Golden Globes, ha vinto un premio ai Critics Choice Award, In Italia al Box Office Creed - Nato per combattere ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 5,4 milioni di euro e 2,6 milioni di euro nel primo weekend.
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Adonis Creed, figlio illegittimo di Apollo, non ha mai conosciuto suo padre, morto sul ring prima che Adonis nascesse. Educato nell'agio dalla moglie di Apollo dopo un'infanzia difficile, Adonis ha un lavoro sicuro ma sceglie comunque la boxe e la strada, non può opporre resistenza al richiamo del destino. Per diventare un pugile professionista si rivolge all'unico uomo che può aiutarlo e insieme avvicinarlo a quel padre che non conoscerà mai: l'amico-rivale di Apollo, Rocky Balboa.
Dopo nove anni di dimenticatoio, la sorte del franchise di Rocky sembrava irrimediabilmente segnata. L'unica possibilità di una resurrezione - prima dell'inevitabile remake, che certo non tarderà ad arrivare - era legata a una reinvenzione della stessa. Che puntualmente avviene, sotto forma di un inconsueto spin-off che sposta l'accento da Balboa - così si intitolava in originale l'ultimo episodio - a Creed, dalla comunità italo-americana a quella afroamericana (accomunate dall'eterna natura di reietti in cerca di riscatto), affidando il tutto alle promettenti mani di Ryan Coogler (Prossima fermata - Fruitvale Station).
Per almeno mezzora si avverte nettamente lo scarto rispetto alla direzione intrapresa dalla saga di Stallone: quello che si svolge di fronte allo sguardo dello spettatore è un bildungsroman classico con un orfano di colore come protagonista, che abbandona lo sfarzo e Los Angeles per ripartire da zero a Philadelphia. Ma dalla comparsa di Rocky Balboa, anticipata dall'insegna "Adrian's" del suo ristorante (immediato il richiamo all'indimenticabile moglie Adriana), l'epos della saga di Balboa comincia a farsi strada, procedendo per accumulo di indizi. A uno a uno emergono i feticci immancabili, dalla scalinata del Philadelphia Museum of Art ai pantaloncini di Apollo Creed, sino alle note del tema musicale di Bill Conti, con un lavoro sulla suspense analogo a quanto avviene nello Star Wars del caso per introdurre l'apparizione di eroi o spade laser. Tutto è dosato sapientemente e custodito gelosamente per l'epilogo, come ricompense per il duro lavoro dello spettatore, in pieno spirito Rocky Balboa.
Per la prima volta Sylvester Stallone non mette mano alla sceneggiatura della sua saga e si dedica completamente al lato interpretativo. Il suo Rocky, ben più che crepuscolare, è una figura insieme tragica - durissime alcune sue battute sul tempo e sul suo strapotere - ed esemplare, per gli insegnamenti che non smette di offrire su come affrontare gli ostacoli della vita. Il volto di Stallone è a tutti gli effetti una maschera, quasi priva di espressività, ma quello che normalmente rappresenterebbe un limite diviene un punto di forza; una staticità innaturale che obbliga Sly a esagerare in umanizzazione, a lavorare con lo sguardo, con la gestualità e con le parole. Erano quasi quarant'anni che il personaggio di Rocky non era scolpito così a tuttotondo, un monumento all'inesauribile umanità del macho dal cuore più grande che ci sia.
Non mancano i difetti, a partire da un andamento diseguale che Coogler fatica a gestire sia sul piano stilistico che su quello narrativo, ma Creed propone un contratto al proprio pubblico e obbliga a firmarlo. Accettarlo significa stare al suo gioco, e ai suoi malcelati ricatti, per godere fino in fondo del suo impatto emozionale. Solo così è possibile accettare il percorso di avvicinamento alla morte che conduce Adonis a un contatto spirituale con il padre Apollo; solo così è possibile rivivere la fatica che accompagna ogni impresa e che rivive nell'ennesima riedizione di scene iconiche. Solo così, infine, è possibile riconciliarsi con una saga che ha lasciato un segno indelebile e universale, accomunando sotto un'unica bandiera il target più eterogeneo che si possa concepire.
Devo dire che è uno dei film che mi ha emozionato di più negli ultimi anni, era da tempo che non vedevo uno Sly così profondo ed essenziale nel suo ruolo.Forse dirò una bestemmia, sopratutto per chi è preso dai soliti scenari di Rocky del passato, ma questo Rocky Balboa insieme a quello del 2006 mi ha emozionato più di tutti gli altri, perchè torna il lato umano e non solo i muscoli e quelle atmosfere [...] Vai alla recensione »
Ormai gli indizi fanno una prova. Stiamo assistendo a un ritorno in forze della "vecchia scuola". Non si tratta soltanto di nostalgia: quella può funzionare per operazioni di successo ma di breve respiro, come per esempio I mercenari - The Expandables, John Rambo o Die Hard - Un buon giorno per morire. In quei casi, prodotti pensati per riportare in sala i fan dell'epoca non riuscivano - o non del tutto - ad allargare il bacino degli spettatori (pur ampio), a differenza di franchise che oggi vengono ripensati e riattualizzati, con lavori che funzionano al tempo stesso come reboot, sequel e remake. [...]
Quando compare, salendo dalle cantine del suo mitico ristorante Adrian's, fa quasi tenerezza. Più che un uomo tutto d'un pezzo, è un ciocco. Ma sullo schermo ruba ancora la scena. Le mani sono gonfie, enormi: la loro forza residua è quella di gravità, si rifugiano in improponibili guanti da pastore, si muovono sempre meno. Per tacere del collo, che sta fermo.
Creed - Nato per combattere (2015)