Il treno va a Mosca

Film 2013 | Documentario 70 min.

Anno2013
GenereDocumentario
ProduzioneItalia, Gran Bretagna
Durata70 minuti
Regia diFederico Ferrone, Michele Manzolini
AttoriSauro Ravaglia .
TagDa vedere 2013
MYmonetro 3,42 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Federico Ferrone, Michele Manzolini. Un film Da vedere 2013 con Sauro Ravaglia. Genere Documentario - Italia, Gran Bretagna, 2013, durata 70 minuti. - MYmonetro 3,42 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Partito per l'Unione Sovietica in cerca di pace, fratellanza e uguaglianza, un gruppo d'amici si trova invece sbattuta in faccia una realtà ben diversa. In Italia al Box Office Il treno va a Mosca ha incassato 17,6 mila euro .

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Consigliato sì!
3,42/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 4,33
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Partendo da uno spunto folgorante, un documentario sul crollo della fiducia in un'ideologia.
Recensione di Gabriele Niola
sabato 30 novembre 2013
Recensione di Gabriele Niola
sabato 30 novembre 2013

Nel 1957 Alfonsine è un paesino della Romagna dalla spiccata propensione al comunismo, pieno di cooperative e animato dal mito dell'Unione Sovietica è permeato da una popolazione a grande maggioranza socialista. Alcuni di questi, tra cui dei cineamatori, riescono a partire per un clamoroso viaggio nella sognata Unione Sovietica, occasione per l'epoca più unica che rara, specie per chi non vive in un centro grande e non ha possibilità economiche di livello, da cui torneranno con 40 rullini di Super8 impressionati.
Tra i viaggiatori c'è Sauro Ravaglia, barbiere che decenni dopo mette a disposizione di due cineasti non solo i suoi ricordi ma anche il suo archivio d'immagini dell'epoca.
Ha un doppio scopo Il treno va a Mosca: da una parte mette in scena attraverso il montaggio un materiale di repertorio a suo modo unico e prezioso, riprese che oscillano tra la Romagna, l'Unione Sovietica e l'Algeria degli anni '60, materiale amatoriale di sorprendente interesse e acume visivo; dall'altra racconta una storia di crollo della fiducia in un'ideologia che precorre i tempi, prefigurando la grande disillusione del sogno comunista che si concretizzerà (anche in Italia) qualche decennio dopo.
Tutto parte da un essere umano e l'impressione è che la sua storia, di come questo barbiere di provincia sia cambiato a seguito di un viaggio che pareva impossibile in quegli anni e in quel piccolo centro, ad essere la cosa più interessante. Quando in chiusura si racconta degli altri viaggi che Sauro Ravaglia ha compiuto, di cosa abbiano significato e di quali siano le conclusioni cui l'hanno portato, si ha la netta sensazione che forse era quella umana e non quella sociale e storica, la storia più interessante da trarre da questo materiale. Perchè molto di Il treno va a Mosca è occupato dalla giustapposizione (per nulla banale ma anzi molto sapiente) di immagini dell'Unione Sovietica degli anni, cioè molto documentare e poco raccontare, molto mostrare e poco creare senso. Solo all'inizio e per l'appunto in chiusura, la voce narrante di Sauro Ravaglia (registrata oggi) si fa più presente e guida le immagini d'epoca, con la storia con la s minuscola, che in poche battute straccia il calco di quella con la s maiuscola.
Se lo spunto della trama di questo documentario pare folgorante, la sua realizzazione lo è insomma decisamente meno. Le immagini di repertorio non raccontano mai effettivamente quella disillusione che in poche battute Sauro liquida. Il crollo e il lento morire delle aspettative del manipolo di viaggiatori partiti da Alfonsine è infatti qualcosa che rimane nell'aria ed è brevemente annunciato a parole, ma mai reso per immagini, nemmeno per contrasto. Come se per troppo tempo si cercasse di guardare quelle immagini perseverando nell'ascolto del resoconto meno coinvolgente trascurando quello invece più emozionante, tutto concentrato nel finale.

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IL TRENO VA A MOSCA
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 17 gennaio 2014
Taddeo Gatto

1957. Siamo ad Alfonsine, un paesino della Romagna rossa in cui è più che mai viva l'utopia comunista. Sauro Ravaglia è il barbiere del villaggio e sogna di vedere coi suoi occhi quel "paese che aveva dato la terra ai contadini e cacciato i padroni": sogna di vedere l'Unione Sovietica. Così, quando se ne presenta l'occasione, in compagnia di tre amici, [...] Vai alla recensione »

Frasi
"C'era un'estremista belga che faceva il bagno nuda col fazzoletto rosso in testa..."
Se stesso (Sauro Ravaglia)
dal film Il treno va a Mosca
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Jay Weissberg
Variety

Italian communism, unlike its cousins behind the Iron Curtain, was generally a less doctrinaire offshoot of Marxism; proponents were wary of homegrown demagogues but wanted to believe in the bill of goods sold them by Lenin, Stalin and Co. The party's popularity in the immediate postwar years needs to be seen in light of the devastation experienced by much of Italy, when the desire for a better, more [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
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«Lenin, la tua dottrina si diffonde e vola / Lenin, la tua parola è quella che consola / Il dolce sogno santo / della gran città del sole / che ha vagheggiato ogni cuore / tu realizzasti quaggiù / Lenin, il più gran dono del mondo sei tu%%». Questi versi potrebbero sembrarvi semplicemente ridicoli, ma ora dovete fare una cosa, dovete collaborare alla «lettura» di questo articolo mettendoci del vostro: [...] Vai alla recensione »

Lee Marshall
Condé Nast Traveller

Per Simone de Beauvoir, i pellegrinaggi nei luoghi del nostro passato sono vani: "Abbiamo vissuto il passato come un presente ricco dell'avvenire verso il quale si slanciava". Il treno va a Mosca, ben accolto al festival di Torino del 2013, è un'elegante risposta a quella tesi. Il film può avere un effetto paradossale: anima il passato e ne fa un presente, fa rivivere le sue speranze anche se nella [...] Vai alla recensione »

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