L

Film 2012 | Commedia, 92 min.

Regia di Babis Makridis. Un film Da vedere 2012 con Aris Servetalis, Makis Papadimitriou, Lefteris Matthaiou, Nota Tserniafski, Thanassis Dimou. Cast completo Titolo originale: L. Genere Commedia, - Grecia, 2012, durata 92 minuti. Uscita cinema giovedì 30 luglio 2020 distribuito da Trent Film. Oggi tra i film al cinema in 2 sale cinematografiche Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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La storia grottesca e sinistramente divertente di un uomo sempre fuori posto, del suo migliore amico uomo/orso, e di un barattolo di miele. In Italia al Box Office L ha incassato 290 .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Una favola sociale al limite col fantastico, parabola angosciante di un'esistenza travolta dalla recessione.
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 29 luglio 2020
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 29 luglio 2020

Un quarantenne vive in macchina e consegna ogni giorno un vaso di miele a un narcolettico ossessionato dalla puntualità. Separato dalla moglie e dai figli, che vivono in un'altra macchina, sogna sovente un vecchio amico ucciso da un cacciatore che lo ha scambiato per un orso. La sua vita non conosce scarti fino a quando non perde il lavoro per aver consegnato in ritardo il miele. Umiliato da un automobilista più rapido di lui, sfascia la sua auto a colpi di pedale e si converte alla motocicletta. La moglie non apprezza il cambiamento e gli nega la custodia dei figli. Ma dietro alla curva c'è il mare.

Nel 2009, Yorgos Lanthimos seduceva il festival di Cannes e vinceva nella sezione Un Certain Regard col suo Kynodontas, ritratto surrealista di una famiglia chiusa in casa e in una bolla delirante, dove i gatti diventano bestie feroci e i fiori gialli zombie famelici. Questo film singolare è una delle tante opere prodotte in Grecia da una nuova generazione di autori che dovevano fare i conti con l'indeterminatezza della crisi che colpì il Paese dopo il 2008.

Crollo dell'economia e caduta degli dei non hanno limitato la creatività degli autori greci che mescola magistralmente il quotidiano all'assurdo, l'humour nero alla violenza cruda, la distopia al surrealismo.

Se le politiche sono fatte per i governi, il loro cinema è fatto per resistere a colpi di storie misteriose e intelligenti. Opera prima di Babis Makridis, L appartiene al 'genere', confonde il fantastico col banale e si prende carico della memoria di un Paese, del suo debito, dei suoi porti silenziosi e dei suoi negozi chiusi per cessata attività. Si perde il lavoro nel film di Makridis, si perdono i propri cari e si perde la Grecia. Il Paese che ha fissato sulla pietra i suoi dei e le sue statue, ha lasciato il passo a panorami appassiti e a esistenze laconiche.

Azioni e dialoghi automatici disegnano l'odissea di un uomo alla ricerca della propria identità. A guidarlo, letteralmente, è una Volvo 440 Turbo da cui non scende mai. La compatta a trazione anteriore, progettata in fondo agli anni Ottanta per pensare fuori dagli schemi e puntare al futuro (progetto Galaxy), nel film di Makridis gira a vuoto tra rotonde e parcheggi.

Affatto contemplativo o in attesa di una qualche illuminazione poetica, L segue un 'piano di (im)mobilità' e frena per dare un passaggio a un ordinario straordinario. Il cinema di Makridis, come la sua nazionalità del resto, ha il dono innato per creare miti che trascendono la sua epoca. Favola sociale al limite col fantastico, L è la parabola angosciante di un'esistenza travolta dalla recessione e da un marasma economico.

Uomini senza nome e humour dark abitano quello stravolgimento sociale. Nei suoi film (seguirà nel 2018 Miserere), l'umorismo è dappertutto ma senza il godimento istantaneo del riso, c'è piuttosto il suo ammutolirsi.

Scritto con Efthymis Filippou e 'acceso' da Thimios Bakatakis, entrambi collaboratori di Lanthimos, L rivela il desiderio degli individui di appartenere a un luogo e a una cultura, di imparare a 'guidare' attraverso la vita fino a trovarsi. O magari no. E l'apprendimento, meglio, l'acquisizione di una conoscenza è il motore del film e delle sue stazioni di competenza (automobile, moto, barca).

Makridis racconta una storia di cui davvero non si può dire di più senza tradire la pazienza con cui l'autore ci invita a entrare nel suo racconto. L'enfasi dei primi piani, il décor desolato, le parole, sempre le stesse, tutto suscita malessere. Il film sterza progressivamente verso un'allegoria terrificante del quotidiano ma non rinuncia mai a una forma di realismo. La messa in scena oscilla tra immaginario e reale, lucidità e illusione, 'guidando' intorno al mito della caverna di Platone, siamo pur sempre in Grecia.

Sul bordo del precipizio, L non cade mai nella dimostrazione o nel simbolismo eccessivo, non c'è insomma il moralismo freddo di Ulrich Seidl. L si avventura al cuore dell'orrore mantenendo uno sguardo sempre sensibile sul suo protagonista. Dentro un film che ha bisogno di un pubblico più radicale, ma non è un difetto, l'uomo senza nome (Aris Servetalis) è commovente e tangibile, a dispetto dell'allure fantomatico e l'eloquio robotico. L è a immagine del suo eroe anonimo, più umano e tragico di quanto sembri. Un eroe caduto dall'Olimpo che canta un mare che non sa (più) navigare.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 27 giugno 2016
Guidobaldo Maria Riccardelli

Surreale ed a più riprese spiazzante, questo "L" si offre all'interpretazione più libera, forse troppo in verità, ben conscio di correre il rischio di risultare impenetrabile, riponendo perciò grande fiducia sulla disponibilità intellettuale dello spettatore. Ben diretto, grazie ad una mano registica sapiente (benché si tratti di un'opera prima), sa comunicare proficuamente la sensazione generale, [...] Vai alla recensione »

lunedì 27 giugno 2016
Guidobaldo Maria Riccardelli

Difficilmente inquadrabile in un genere, surreale ed a più riprese spiazzante, questo "L" si offre all'interpretazione più libera, forse troppo in verità, ben conscio di correre il rischio di risultare impenetrabile, riponendo perciò grande fiducia sulla disponibilità intellettuale dello spettatore. Ben diretto, grazie alla mano registica sapiente di [...] Vai alla recensione »

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RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 4 agosto 2020
Maria Sole Colombo
Film TV

C'è un autista. Beve, mangia e dorme nella sua auto, e fa il corriere di miele per un ricco narcolettico. Occasionalmente conversa con un ex collega, morto sbranato da un orso, a cui rubava il miele. Poi incontra una gang di motociclisti, e ingaggia un duello (western: il taglio leoniano degli occhi è già nello specchietto retrovisore della macchina e nelle visiere sollevate dei caschi) che diventa [...] Vai alla recensione »

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lunedì 27 luglio 2020
 

La storia grottesca e sinistramente divertente di un uomo sempre fuori posto, del suo migliore amico uomo/orso, e di un barattolo di miele. Vai all'articolo »

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