J'enrage de son absence

Film 2012 | Drammatico 98 min.

Anno2012
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia
Durata98 minuti
Regia diSandrine Bonnaire
AttoriWilliam Hurt, Alexandra Lamy, Augustin Le Grand, Norbert Rutili .
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Sandrine Bonnaire. Un film con William Hurt, Alexandra Lamy, Augustin Le Grand, Norbert Rutili. Genere Drammatico - Francia, 2012, durata 98 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Dopo dieci anni di assenza, Jacques riappare nella vita di Mado, ora sposata e madre di Paul, un ragazzo di sette anni.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
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Un dramma umanamente tragico che attiene alle viscere della natura.
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 27 maggio 2012
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 27 maggio 2012

Rientrato dall'America in Francia per i funerali del padre, Jacques ritrova Mado, compagna di un tempo e madre di un figlio perduto in un tragico incidente. Separati dieci anni prima da quella tragedia, Jacques e Mado provano a ridurre le distanze ma il passato e il dolore sono sempre in agguato. Incapace di reagire e di ricostruirsi una nuova vita, l'uomo invade il focolare domestico di Mado, sposata e madre di Paul. Il bambino risveglia in Jacques un nuovo desiderio di paternità che si trasformerà molto presto in ossessione. Nascosto nella cantina dell'appartamento di Mado, Jacques conquisterà l'affetto di Paul, scardinando gli equilibri della famiglia.
Seconda e brillante prova alla regia per Sandrine Bonnaire, che ancora una volta dirige una storia (quasi) personale. Dopo il documentario Elle s'appelle Sabine, ritratto gentile della sorella affetta da autismo, l'attrice francese, debuttante al tempo e nel tempo delle mele due, racconta di un uomo e una donna che si sono amati fino a desiderare un figlio, fino ad averlo, fino a perderlo e a separarsi per sempre. La vita poi fa giri strani e ti (ri)prende come fa il vento alla schiena, così quell'uomo e quella donna si ritrovano e provano a coesistere senza dolore. Fuori dalla finzione ma per (la) finzione la Bonnaire si ricongiunge a William Hurt, padre di sua figlia ed ex compagno innamorato sul set di Puenzo (La peste), producendo un dramma intimo che si racconta da solo attraverso le soggettività dei personaggi, attraverso il mistero di quelle soggettività. La realtà è cosa complicata, ci dice la Bonnaire, e il suo film fa un passo avanti nella sua restituzione e nella restituzione delle emozioni che la tramano.
Frammento dopo frammento, la regista racconta una storia appassionante che spiega il tempo che passa, che passa in maniera struggente, consumando le cose, le emozioni, i sentimenti, le energie che portiamo dentro di noi e che poi esplodono, rischiando troppe volte di annullarci. Con questo rischio convive il Jacques dolente di William Hurt, a cui un destino capriccioso anni prima ha ucciso un figlio di pochi anni e alienato la compagna, che adesso ha sposato un altro uomo e ha cresciuto un altro figlio. E proprio quel bambino risveglia il rimosso del protagonista che, 'riparato' nella cantina della sua ex compagna, incarna il rimosso di lei. Lei che in quello stesso luogo ha relegato gli oggetti appartenuti al loro bambino e respinto così gli spasimi della perdita.
J'enrage de son absence è un film che recupera il 'messo da parte' per continuare a vivere o cominciare a morire. Nell'impresa, che esprime e materializza gli impulsi profondi e oscuri, i personaggi diventano letteralmente prigionieri delle loro azioni e delle loro conseguenze. William Hurt è l'interprete superlativo di un uomo e un padre che perde inesorabilmente il senso di sé e qualsiasi punto di riferimento. Lo accompagna sullo schermo Alexandra Lamy, doppio biondo e intenso della Bonnaire, che modula con efficacia il respiro emotivo di una mamma e di una donna. J'enrage de son absence è un esempio di cinema tragico, umanamente tragico, di un dramma attinente le viscere della natura prima che le forme della civiltà.

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