La fine è il mio inizio

Film 2011 | Drammatico, +13 98 min.

Titolo originaleDas Ende ist mein Anfang
Anno2011
GenereDrammatico,
ProduzioneGermania, Italia
Durata98 minuti
Regia diJo Baier
AttoriBruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osvárt, Nicolò Fitz-William Lay .
Uscitavenerdì 1 aprile 2011
TagDa vedere 2011
DistribuzioneFandango
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,09 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Jo Baier. Un film Da vedere 2011 con Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osvárt, Nicolò Fitz-William Lay. Titolo originale: Das Ende ist mein Anfang. Genere Drammatico, - Germania, Italia, 2011, durata 98 minuti. Uscita cinema venerdì 1 aprile 2011 distribuito da Fandango. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,09 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 27 marzo 2014

Giunto al termine della propria vita, Tiziano Terzani racconta al figlio Folco la sua storia, le sue esperienze spirituali e come si sta preparando ad affrontare la morte. In Italia al Box Office La fine è il mio inizio ha incassato 838 mila euro .

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Consigliato sì!
3,09/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,61
PUBBLICO 2,75
CONSIGLIATO SÌ
Un'opera di parole e silenzi che sfida le leggi dell'intrattenimento.
Recensione di Nicoletta Dose
Recensione di Nicoletta Dose

Mancano poche settimane alla fine. Tiziano Terzani, da tempo malato di cancro, sta per morire. Mentre raccoglie i suoi ultimi pensieri, tra salutari risate e umane preoccupazioni, decide di richiamare il figlio Folco da New York per trascorrere con lui, nella sua casa di campagna, un momento di confronto confessionale. Quei dialoghi, registrati con devoto impegno dal figlio, diventeranno il libro "La fine è il mio inizio".
Il film di Jo Baier è un atto di coraggio che sfida le dure leggi dell'intrattenimento perché è un'opera fatta di parole, silenzi e sguardi, pochi movimenti agitati e tante inquadrature delicate. Chiusi, e allo stesso tempo liberi, nella casa di campagna del giornalista, i protagonisti sono in burrasca, attendono con controllata pacatezza un dolore annunciato. Ma il desiderio di ribellarsi ad un programma stabilito di sofferenza viene incanalato in un senso più ampio di pace. La confessione arguta di un uomo che ripercorre, episodio dopo episodio (l'incontro con la moglie Angela, gli aneddoti sui due figli), paese dopo paese (Cina, Vietnam, Singapore), tutte le più grandi esperienze della sua vita, investe il figlio della responsabilità di registrare tutto perché, mentre il corpo se ne va, l'animo continui a vivere nella memoria di chi rimane.
Lo spettatore deve predisporsi all'ascolto, deve calibrare i propri istinti emotivi, lasciarsi andare alla commozione ma allo stesso tempo rimanere vigile di fronte al pensiero finale di un uomo che potrebbe sembrare esoterico (il contatto stretto con la natura, la predisposizione a riflessioni sull'universo, e l'abbigliamento da 'santone'), ma che invece evita qualsiasi tentazione new age. Anche quando racconta del volo di una coccinella sull'Himalaya o delle cavallette che ricordano primavera, il suo personale panteismo naturalistico non rappresenta mai un punto d'arrivo ma un passaggio che chiama altro sapere. E così, anche alla fine della vita corporea, non smette di curiosare tra le profondità dell'anima, tentando - e infine trovando - un modo umanamente altissimo di andarsene.
Ridere per poter morire in pace, seppur con rabbia. E morire ridendo. Abbandonarsi a ciò che accomuna tutti gli uomini con accettazione, dimostrando che si può volgere lo sguardo al passato, ripensare a ciò che si è fatto e riconoscersi: fare la vita che si desidera è fattibile, dice il padre Tiziano al figlio Folco. Bruno Ganz e Elio Germano dimostrano di aver compreso la profondità del suo pensiero e, con dedizione e rispetto, rappresentano, il primo l'ingombrante ombra di un padre straordinario ma difficile da raggiungere, il secondo l'intelligente volontà di essere diverso dal genitore, pur ammirandone lo spirito da esploratore. Un'eredità aggraziata che, in tempi di distrazione cronica e rumore generalizzato, dimostra di essere un gioiello preziosissimo.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 6 aprile 2011
vince mas

Dopo essersi sottoposto alle cure contro il cancro e dopo averne subito l'inumana e inefficace ferocia, Tiziano decide di rinunciare alle terapie e di compiere un viaggio interiore alla scoperta della sua vera essenza. Un cammino per imparare a fare quello che miliardi di esseri hanno fatto prima di lui: morire. L'isolamento serve a fare silenzio, ad ascoltare la voce della [...] Vai alla recensione »

FOCUS
INCONTRI
venerdì 25 marzo 2011
Ilaria Ravarino

Parla svelto, Folco Terzani, senza accento, e sembra un fiume in piena. Ha 41 anni ma ne dimostra dieci di meno, con i capelli lunghi e i jeans da ragazzino, questo adulto bambino che spende fiumi di parole su suo padre ma di sé dice soltanto di esser venuto al mondo «in una valigia». A due settimane di vita era già su una nave che dall’America lo portava in Italia, poco dopo era a Singapore, e ancora attraverso l’Asia, infine in Cina, dove a 12 anni di giorno faceva l’alzabandiera e di sera piangeva di nascosto per non deludere il padre Tiziano.

Frasi
"Io voglio morire ridendo e se tutto sarà più difficile allora la risata sarà più corta"
Una frase di Tiziano Terzani (Bruno Ganz)
dal film La fine è il mio inizio - a cura di F. Patrizia Chirico
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Dopo tanti film sulla scomparsa del Padre, eccone uno che mette in scena il suo tramonto celebrando al contempo un delicato ma vittorioso passaggio di testimone. Delicato perché a andarsene non è un padre qualsiasi ma una figura imponente, Tiziano Terzani, grande giornalista e instancabile viaggiatore, approdato dopo un’avventurosa vita da corrispondente in Asia per i più grandi giornali europei a [...] Vai alla recensione »

NEWS
LIBRI
venerdì 1 aprile 2011
Fabio Secchi Frau

Recensione *** Tiziano Terzani, uno dei più grandi giornalisti e scrittori italiani degli Anni Sessanta-Settanta, è giunto al limite del suo viaggio nel mondo e deve "lasciare il suo corpo" per un tumore all'intestino.

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