| Titolo originale | Another Year |
| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 129 minuti |
| Regia di | Mike Leigh |
| Attori | Jim Broadbent, Lesley Manville, Ruth Sheen, Oliver Maltman, Peter Wight, David Bradley Martin Savage, Karina Fernandez, Michele Austin, Phil Davis (II), Imelda Staunton, Stuart McQuarrie, Eileen Davies, Mary Jo Randle, Ben Roberts (II). |
| Uscita | venerdì 4 febbraio 2011 |
| Tag | Da vedere 2010 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,59 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 5 ottobre 2017
Gerri e Tom sono sposati da decenni e hanno un figlio avvocato, Joe, che conduce vita indipendente ma non ha ancora una compagna. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a David di Donatello, 2 candidature a BAFTA, 2 candidature agli European Film Awards, 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office Another Year ha incassato 844 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Lo scorrere delle stagioni di un anno accompagna la vita di un gruppo di personaggi. Gerri, psicologa e Tom, geologo, sono sposati da decenni e hanno un figlio avvocato, il trentenne Joe che conduce vita indipendente ma non ha ancora una compagna. Gerri e Tom ospitano spesso Mary, segretaria nella clinica in cui lavora Gerri sempre in cerca di un uomo col quale condividere le proprie tensioni. A loro si aggiungerà Ken, vecchio amico di Tom e ora spesso ubriaco. In autunno Joe porterà un sorpresa che i genitori troveranno molto piacevole: Katie, una terapista occupazionale di cui si è innamorato ricambiato. L'inverno una morte improvvisa colpirà la famiglia.
Mike Leigh, dopo la variazione sul tema di Happy Go Lucky torna ai suoi soggetti preferiti: le persone (non i personaggi si badi bene) colte nel loro quotidiano con i piccoli/grandi problemi del vivere e con le piccole/grandi gioie (i pomodori coltivati nell'orto fuori città). Leigh è innanzitutto un grande sceneggiatore. Non c'è uno dei suoi caratteri che pronunci frasi che suonino false ma quello che soprattutto resta intatto nel suo fare cinema è la pietas nei confronti delle persone che ritrae in frammenti di vita in cui ci si può in tutto o in parte riconoscere anche se si vive a latitudini diverse. Sia chiaro che non si tratta di 'pietismo'. I suoi protagonisti non si piangono addosso. Vivono le loro contraddizioni, ne soffrono, Leigh ci mostra le loro lacrime ma anche i loro sorrisi senza pretendere nè di fare della facile psicologia nè, in questo caso, di analizzare uno spaccato sociale particolarmente definito.
Da quel grande esploratore delle relazioni umane che è, Leigh ci ricorda in questo film che il tempo che scorre su e dentro di noi non può essere controllato ma non va neppure lasciato a se stesso. Siamo noi, ogni giorno, a caricarlo delle nostre aspettative, delle nostre tensioni, del nostro essere vivi. Basta guardarsi intorno e si troverà sempre qualcuno a cui dare e qualcuno da cui ricevere. Basta rinunciare a rinunciare.
Ho letto alcune recensioni e alcuni commenti. A nessuno sfugge trattasi di un film che mette in scena in modo credibile e semplice la disperata solitudine della vita quotidiana, come del resto siamo abituati col cinema di Leigh. Ma sembra invece sfuggire a tutti quello che secondo me è il punto centrale di Another year: svelare la cattiveria del buonismo.
I 129 minuti di Another year sono scanditi dalle stagioni, primavera, estate, autunno, inverno, e ogni stagione ha il suo lavoro nell' orto e i suoi eventi, piccoli eventi di vita di tutti: i protagonisti si chiamano Tom e Gerri, invecchiano e imbruttiscono insieme, lui con la pancetta lei con un impressionante doppio mento, e sono armoniosamente felici.