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Ponyo sulla scogliera, Miyazaki è sempre più Miyazaki

Miyazaki e il minimalismo del tratto di Ponyo sulla scogliera.
di Gabriele Niola

Il polo dell'animazione moderna che rappresenta la vecchia scuola

lunedì 16 marzo 2009 - Making Of

Il polo dell'animazione moderna che rappresenta la vecchia scuola
Da una parte c'è la Pixar e dall'altra Miyazaki, i due poli dell'arte cinematografica d'animazione moderna. I primi raggiungono sublimi vette di contaminazione tra linguaggio filmico e d'animazione grazie alla tecnologia mentre il secondo rigetta quanto più può la tecnologia a favore di un'animazione a mano, vecchio stile, convinto (giustamente) che il modo in cui fai le cose influenzi quello che fai.
La Pixar ad ogni nuovo film sposta in alto l'asticella dell'utilizzo di una tecnologia sempre più performante e innovativa, Miyazaki invece in Ponyo sulla scogliera, il suo ultimo film, tocca la punta più bassa probabilmente della sua carriera nell'applicazione delle nuove tecnologie per l'animazione.
Scompaiono le mostruose ricostruzioni, gli sfondi rigorosi e sfarzeschi e la precisione geometrica dell'organizzazione spaziale del disegno giapponese che a si erano visti anche nei film di Hayao Miyazaki e arriva un minimalismo del tratto che stupisce anche per un fanatico della vecchia scuola come lui.
Miyazaki non cerca, come fa la Pixar, il realismo dei rapporti tra forme e materiali, non crea cioè un suo universo che, per quanto bizzarro e fantasioso, abbia comunque delle regole cui si attiene ma come fosse un animatore indipendente si prende il vezzo di abbozzare, mischiare tecniche e suggerire invece di mostrare. E come sempre è fantastico.

L'acqua come paradigma di un altro tipo di disegno
Non è che non potesse fare quello che ha fatto lavorando ad un'animazione assistita al computer come fanno tutti, è che proprio non vuole.
Quello che Hayao Miyazaki rifiuta è la secca geometria dell'informatica e per mostrare il suo disgusto più che in passato in Ponyo sulla scogliera rifiuta anche tutta la secca geometria della realtà, rifiuta cioè ogni forma di realismo nel mostrare il fantastico (che invece aveva sempre inseguito nelle sue opere precedenti) e cerca una realtà fluida di sensazioni.
Il simbolo di tutto questo è l'acqua. L'acqua è una delle cose più difficili da animare e al computer è ancora peggio. Per sua natura il liquido per eccellenza non si presta ad una resa realistica sulla carta, eppure se il digitale ha seri problemi il disegno manuale riesce a trovare una scappatoia nello stile, nel poter disegnare le cose non per come sono ma per come le vede il disegnatore.
Allo stesso modo l'acqua in Ponyo sulla scogliera, pur essendo un elemento dominante e fondamentale di tutto il racconto, è resa con una densità e una mobilità che non le sono proprie e che vengono aumentate artificialmente dall'autore. È quella la sua dichiarazione di guerra all'animazione digitale: poter fare un film dove l'acqua è centrale ma ha poco che ricordi l'acqua come la conosciamo noi. Si potrebbe anche dire che corrisponde ad affermare: "È per questo che non voglio usare il digitale".
Per arrivare al medesimo livello di comprensibilità da parte dello spettatore che si raggiunge con la meticolosa precisione del computer Miyazaki utilizza il linguaggio del cinema. Si nota infatti come delle opere del maestro Ponyo sulla scogliera sia anche quella che più di tutte utilizza stratagemmi di enunciazione cinematografica per far interagire i personaggi (specchi che inquadrano il volto di un personaggio mentre l'altro gli parla, composizione delle inquadrature molto più meticolosa e via dicendo).

La presa di posizione degli sfondi
Gli sfondi sono stati una delle prime cose ad essere realizzati con l'aiuto del digitale, poichè al contrario delle parti animate di una scena non si devono muovere e dunque potevano essere fatti al computer anche quando i software e le potenzialità di questi non erano adeguati a raggiungere i medesimi standard di movimento ed ottimizzazione del flusso produttivo dell'animazione manuale.
Inoltre gli sfondi digitali intesi come "ambienti" sono anche arrivati a facilitare l'animazione di alcune sequenze in cui il punto di vista si muove nella scena. Per questo negli ultimi anni quasi tutti i cartoni animati in due dimensioni hanno incorporato delle sequenze in computer grafica: perchè disegnare un ambiente e far muovere al suo interno il punto di vista non solo era più economico e pratico che disegnare i continui spostamenti al suo interno, ma consentiva anche una maggiore libertà creativa, dando modo di sperimentare tipologie diverse di movimento. Lo stesso Miyazaki ne ha fatto uso, per dire, ne La città incantata.
Ma in Ponyo tutto questo è rigettato. Non c'è un ritorno al passato ma una controriforma un arroccamento su una posizione che è ben più passata dell'autentico passato. L'ultimo film del maestro giapponese infatti non presenta fondali disegnati a mano ma schizzati con uno stile palesemente differente da quello delle figure animate. E non si tratta nemmeno di disegno stilizzato (grazie al cielo) ma proprio di bozzetti, disegno accennato e sbrigativo, la cosa che per definizione non si può fare in digitale.

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