| Anno | 2004 |
| Genere | Poliziesco |
| Produzione | Italia |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Andrea Costantini |
| Attori | Luca Ward, Rolando Ravello, Elisabetta Cavallotti, Edoardo Leo, Giorgio Colangeli Andrea Rivera, Simone Colombari. |
| MYmonetro | 2,33 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Periferia di Roma: una zona "calda" per la criminalità, resa ancor più rovente dalle teste "calde" che la polizia assegna al commissario Chessari - alias Luca Ward, che finalmente esordisce sul grande schermo.
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CONSIGLIATO NÌ
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Un piccolo distretto di polizia ricavato in un garage della protezione civile, nella periferia di Roma. Dovrebbe essere un dipartimento tranquillo, adibito al rilascio di passaporti e a qualche operazione di routine. Ma qui si incontrano il giovane vicecommissario con la faccia da bravo ragazzo e appena uscito dall'accademia, qualche testa calda abituata ai metodi spicci, agenti in punizione, etc.
Il primo merito di Andrea Costantini, al suo primo lungometraggio, è quello di aver dimostrato che le divise italiane non sono proprietà esclusiva delle fiction televisve. L'"effetto fiction" che si poteva paventare viene presto scongiurato. Grazie ad una buona scrittura, a dei dialoghi che "reggono", attendibili, misurati anche quando (inevitabilmente) sconfinano nel territorio forse abusato del folklore romano, che solo raramente incespicano in qualche banalità. Grazie ad una riuscita caratterizzazione dei personaggi, sostenuta da un nugolo di bravi attori come Luca Ward, perfetto nei panni del "macho" senza troppi scrupoli e quasi un nuovo Tomas Milian (il Milian serio però, non il Monnezza), Rolando Ravello e Giorgio Colangeli. Grazie ad una buona fotografia ad opera di Daniele Massaccesi, figlio di cotanto padre (per la cronaca Aristide, alias Joe D'Amato) e già operatore in molte produzioni hollywoodiane.
Per contro, pesa la mancanza di una storia avvincente, un pretesto narrativo che in forma canonica (i famosi tre atti) avrebbe potuto svolgere il potenziale drammatico esistente (ad es. il contrasto poliziotto buono- poliziotto cattivo) che rimane invece inesploso.
E' una caratteristica che avevano anche alcuni poliziotteschi italiani degli anni'70, quelli delle varie "città violente". E questo potrebbe essere il secondo merito del regista.
perché un opera cinematografica deve essere così brutta qualcuno me lo sa spiegare? brutto tutto. Non è faciel far confluire tanta bruttezza nello stesso film! che fine ha fatto questo signore? speriamo che non combini altri danni
La televisione ci offre distretti di polizia e marescialli da prime-time: sempre buoni, sempre valorosi, sempre fasulli. Il cinema guarda in faccia la realtà. Un esempio? Dentro la città di Andrea Costantini, opera prima che racconta la vita tra bassi e bassissimi di un distretto di polizia della periferia romana dove gli agenti sono spesso disorganizzati, qualche volta corrotti e sempre frustrati. [...] Vai alla recensione »