Il bidone

Film 1955 | Drammatico +16 135 min.

Regia di Federico Fellini. Un film Da vedere 1955 con Franco Fabrizi, Giulietta Masina, Richard Basehart, Broderick Crawford, Giacomo Gabrielli. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 1955, durata 135 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,67 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Storia di truffatori da quattro soldi in uno dei primi lavori di Fellini.

Consigliato assolutamente sì!
3,67/5
MYMOVIES 3,25
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,42
CONSIGLIATO SÌ
Un film in cui Fellini mostra la fragilità di ognuno dei suoi personaggi togliendo loro qualsiasi possibilità di redenzione.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Augusto, Roberto e Picasso sono tre 'bidonisti' di professione. Si impegnano quasi quotidianamente nella costante ricerca di persone da truffare fingendosi inviati del Vaticano oppure spacciandosi per funzionari pubblici pronti ad assegnare appartamenti a baraccati solo, però, dopo aver ricevuto la prima rata del pagamento. Picasso, un pittore fallito, ha moglie e figlia a cui tiene nascosta la propria attività. Roberto pensa solo ad apparire il ricco che non è mentre Augusto, il meno giovane, ha una figlia ormai adolescente che non vede mai. Un giorno la incontra casualmente in strada e sente rinascere il senso della paternità e il desiderio di aiutarla a realizzare le proprie aspettative.
Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia dopo La strada, che aveva ottenuto il Leone d'Argento e aveva diviso la critica tra sostenitori e detrattori, Il bidone mette tutti (o quasi) d'accordo. Al Lido lo accoglie un gelo assoluto (alcune cronache parlano addirittura di numerosi spettatori che abbandonano la sala durante la proiezione) e la critica non è da meno contribuendo a decretarne l'insuccesso commerciale. Il motivo è semplice quanto banale. Allo spettatore non viene offerto nessun personaggio con cui potersi identificare appieno. Se il duro Zampanò era capace di scoppiare in un pianto che ne rivelava la residua umanità, se il vitellone Alberto era un vigliacco con sentimenti filiali in questo film nessuno si salva. Fellini mostra la fragilità di ognuno dei suoi personaggi ma non consente loro (assieme ad Ennio Flaiano e Tullio Pinelli co-sceneggiatori) l'opportunità della redenzione. Ognuno si è privato di un orizzonte che vada al di là della truffa occasionale (ma ben architettata) a danno di persone tanto ingenue da cadere nei tranelli. Non c'è nessun senso morale nel loro agire e Fellini ci mostra, con la freddezza di un anatomopatologo, la necrosi delle coscienze di ognuno. La vicenda procede per accumulo e i veri snodi narrativi sono riservati solo a due momenti del film. Il primo riguarda il rapporto sociale. La festa di Capodanno si rivela come la cartina al tornasole che evidenzia le differenze. Chi traffica illegalmente ad alti livelli può permettersi un tenore di vita e una 'rispettabilità' che ai bidonisti è negata. Sul piano invece dello sviluppo dei personaggi è ad Augusto che viene offerta, nella parte finale, il maggiore dispiegamento di chiaroscuri psicologici. L'ultima bidonata (che ripropone la prima ma con comprimari diversi) evidenzia una personalità ormai incapace di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è e ne porta all'estremo le conseguenze. Le voci di Broderick Crawford e di Richard Basehart sono, rispettivamente, di Arnoldo Foà ed Enrico Maria Salerno.

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
La truffa secondo Fellini.
Recensione di a cura della redazione

I personaggi principali son tre: Augusto (Crawford), Roberto (Fabrizi) e Picasso (Basehart). Sono truffatori da quattro soldi. Il primo bidone lo tirano a due vecchiette facendo loro trovare un tesoro nel loro podere (per averlo devono pagare mezzo milione di dollari di messe), poi truffano dei benzinai lasciando a garanzia un vecchio cappotto. Augusto ha una figlia deliziosa che non vede mai, Picasso una moglie (Masina) sottomessa e disperata. Roberto, assolutamente cinico, è forse il peggiore di tutti, pensa solo a imbrogliare e alle donne. Tentano ancora una volta la truffa del tesoro nascosto. Una delle truffate è una ragazza paralizzata che si confida con Augusto, vestito da prete. Al momento della spartizione Augusto dice di non avere i soldi: non ha avuto il coraggio di imbrogliare la poveretta. I complici non gli credono, lo insultano e lo picchiano e poi gli trovano, nascosti in un calzino, i soldi. Augusto cadendo ha battuto la schiena. Abbandonato, dopo una notte terribile muore sulla strada, mentre lontano passa una famiglia di contadini. Fellini era al sesto film e aveva trovato la sua identità riconoscibilissima. Pochi anni dopo, con La Dolce vita avrebbe fatto l'ultimo salto di qualità. Ma la poesia c'è tutta, e ci sono i contenuti ancora robusti dell'età migliore, quella dell'energia. Augusto porta sua figlia al cinema, è contento, possiede un valore che aveva persino dimenticato, ma al cinema viene riconosciuto da qualcuno che aveva truffato, e finisce in prigione. E la figlia assiste a tutto. Inserito temporalmente fra Le notti di Cabiria e La strada, storie di squisito mondo e di fantasia felliniana, il film è una sorta di intervallo di realismo, ultimo richiamo in questo senso. Amaro e vedibile a posteriori, va rivalutato rispetto a una critica che lo ha inteso come "opera minore".


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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 30 dicembre 2010
Reservoir Dogs

Alfredo vive di truffe, insieme ad altri due bidonari; Picasso e Roberto vivendo una vita di espedienti ai danni di poveri ingenui. Durante la notte di capodanno alla festa di un bidonaro arricchito Alfredo percepisce il suo estraneamento a quel mondo e ormai stanco di quella vita vuota e poco gratificante, cerca una via d'uscita e la trova nella figlia che non vedeva da tempo; redentrice ed innocente. Ma [...] Vai alla recensione »

venerdì 28 agosto 2009
dario

Forse il Fellini migliore, quello più sincero, più cinico e disincantato. Il film soffre di qualche convenzionalità e di non pochi stereotipi, ma è girato in un bianco e nero strepitoso e recitato in maniera asciutta, essenziale e incisiva. Molto buona la regia, una regia tagliente, spietata e lucida al massimo grado.

venerdì 31 gennaio 2014
Luca Scialo

Roma, anni '50. Un gruppo di lestofanti rifila truffe alla povera gente credulona. Tra loro c'è Augusto, ormai 48enne, sposato con una figlia 18enne che ormai non vede più, forse per la vergogna, ma che incontra un giorno per caso. Comincia così a pensare di cambiare vita, ma proprio durante una giornata al cinema insieme a lei viene riconosciuto da uno dei tanti che ha [...] Vai alla recensione »

mercoledì 31 marzo 2010
bissoli

ma, secondo me, il migliore. Difetti: troppo lunghe le scene della festa, con personaggi volgari e spacconi. Non plausibile la scena del ritrovamento del forziere: infatti, il terreno appare intatto, mentre invece una buca riempita giorni prima si nota per mesi. Pregi: magistrale la scena di ritrovamento del secondo tesoro. Questo episodio va visto più volte: c'è il dramma del [...] Vai alla recensione »

mercoledì 3 marzo 2010
Kaspar.Hauser

Un film quasi profetico, almeno a considerare la figura del "bidonista" di successo: il classico "furbetto del quartierino" - come lo si chiamerebbe oggigiorno - frutto d'una mala pianta che ha infestato l'Italia. In altri termini una non disprezzabile interpretazione filmica della massima: chi ruba poco va in galera, chi ruba tanto fa carriera. Alludo? Alludo.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Nei Vitelloni Federico Fellini aveva soprattutto ricercato un senso corale: di una coralità, almeno, che avesse tutta la grazia e la vivacità del bozzetto. Con La Strada aveva portato la sua analisi solo su un trio di singolarissime persone che erano parse rievocare tutta la più delicata poetica dei girovaghi persi nella loro errabonda solitudine. Qui, nel Bidone, eccolo invece affrontare un personaggio [...] Vai alla recensione »

Gian Piero dell'Acqua

Tre “bidonisti” ovvero ideatori ed esecutori di truffe e raggiri che fanno leva sulla credulità o sul bisogno del prossimo, vivono la loro marginale esistenza: finché uno di essi, Augusto, muore di una morte brutale che scopre il fondo tragico della loro vita. Il più amaro forse, dei film di Fellini, e certamente quello che ebbe scarso o nessun successo, determinante per la successiva evoluzione dell’autor [...] Vai alla recensione »

Georges Sadoul
Cinema Nuovo

Dopo aver visto (purtroppo in ritardo) Il bidone, vorrei fare il punto sulla mia posizione personale nei riguardi di Fellini. Non è mio intendimento riaprire una ormai lunga polemica, ma piuttosto spiegare le ragioni per le quali giudico importante l'opera di questo cineasta assai discusso in Italia e di cui conosco tutti i film diretti finora, ad eccezione di Luci del varietà.

Renzo Renzi
Cinema Nuovo

«Cinema Nuovo» ha sempre seguito con particolare attenzione e vivissima simpatia (non sempre riconosciuta) Federico Fellini, anche quando non si e trovato d'accordo con i suoi ultimi film, La strada e Il bidone, e non certo perché «il metodo del regista è lontano da quello di Zavattini». Pur rimanendo sulle nostre posizioni - più volte argomentate - pubblichiamo gli scritti di Renzi e Sadoul.

Mario Gromo
La Stampa

Alla Mostra di Venezia Il bidone alquanto deluse, sia per la sproporzionata attesa che si era andata creando, sia per la fretta con la quale era stato finito. Ora lo si pre senta come «il film più discusso», e altre trovatine del genere, purtroppo affiancandole con dichiarazioni e interviste del suo autore. Comunque, a discutersi il suo film, deve poi essere stato proprio il regista: se, con vari tagli [...] Vai alla recensione »

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