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mercoledì 5 agosto 2020

Vittorio Gassman

Data nascita: 1 Settembre 1922 (Vergine), Genova (Italia)
Data morte: 29 Giugno 2000 (77 anni), Roma (Italia)
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Giancarlo Zappoli

"Mi scusi se la mia ignoranza non è pari alla sua". La battuta del tutto ingenua del soldato Busacca de La Grande Guerra non verrebbe mai pronunciata nella realtà da Gassman Vittorio se non per irridere l'interlocutore. L'uomo è (e soprattutto era) fatto così: ampiamente (forse fin troppo) consapevole delle proprie doti e naturalmente portato a stare in proscenio. Tutto ciò funziona a teatro ma al cinema può portare a pesanti rischi di saturazione. Per Vittorio non fu così. Profilo greco e fisico aitante gli consentono di rappresentare sullo schermo una lunga serie di villain sciupafemmine (uno per tutti quello di »

La Stampa

Lietta Tornabuoni

Qualche settimana fa, in farmacia a piazza Barberini a Roma, Vittorio Gassman comprava alcune delle sue pillole dell'infelicità. L'attore grande e unico de Il sorpasso, de La grande guerra, de L'Armata Brancaleone e di C'eravamo tanto amati non si riconosceva. La faccia seminascosta dalla barba, alterata da una magrezza morbosa, disidratata, pareva di carta; le gambe (portava i jeans, a 78 anni) sembravano stecchini. Eppure, mentre per caso si parlava di Riso amaro, accennò una mossa, tra il passo di danza e la piroetta atletica, del personaggio di quel film, un lestofante arrogante e violento con il cappello di traverso: e improvvisamente fu di nuovo lui com'era mezzo secolo fa, con la sua bellezza di cattivo e la sua (diceva) allegria grossolana, un po' teutonica. [...] »

Il Sole-24 Ore

Roberto Escobar

"Non si recita per guadagnare il pane Si recita per mentire, per smentirsi, per essere ciò che non si è ". Così la pensa Vittorio Gassman, o meglio l’alter ego Edmund Kean, protagonista del suo primo film come regista (Kean, genio e sregolatezza, 1956). Lo ricorda Dante Cappelletti in Vittorio Gassman. Solitudine di un mattatore (Editalia 1988, L. 24.000). A causa della propensione di ogni attore alla menzogna, il cinema è pericoloso per chi fa quel mestiere: alla lunga la cinepresa disvela l’anima. "Secondo me - confida Gassman - il cinema è una radiografia del carattere (...) Il teatro è un arte del mascheramento, il cinema è una tecnica di rivelazione. (...) è come quando ci si guarda allo specchio, e soprattutto in età avanzata si prova un senso di imbarazzo, di disagio". [...] »

Mario Soldati

Se permettete parliamo di Gassman. È ora, mi pare. Il destino artistico, oppure, se vogliamo usare anche noi il vocabolario degli specialisti, la linea di sviluppo di questo fortissimo nostro attore merita, secondo me, ogni attenzione: eh sì, a tutta prima sembra curiosa, strana, irrazionale: rivela, invece, la propria logica appena la si studi un po' a fondo, e purtroppo finisce per simboleggiare lo stato d'animo di molti italiani d'oggi, comprendendo tra i molti anche qualche notissimo artista, regista, letterato, scrittore...
Esistono due grandi categorie di attori. Quelli che si trasformano di volta in volta, componendo il loro personaggio. E quelli che, al contrario, sono sempre loro stessi. [...] »

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