La seconda edizione dell’evento promette un focus sull’attualità con una vocazione civile e umanitaria. #RebootFood
di Davide Zazzini
A Bologna, due cinema (il Lumière e il Modernissimo) e due centri culturali (DAS – Dispositivo di arti sperimentali e Vag61), un concorso a quattordici titoli, una mostra fotografica, proiezioni con registi e ospiti. E poi dibattiti, incontri, spettacoli, laboratori e presentazioni di libri.
Nel capoluogo emiliano si rinnova il WEWORLD FESTIVAL, la cui programmazione è curata da Jonathan Ferramola e Carlotta Piccinini e giunto quest’anno alla sua seconda edizione. L’anteprima allo spazio Vag61 martedì 30 settembre, con la proiezione del pregevole Green Is The New Red introdotto dal regista Miranda, introduce la rassegna che si svolgerà in città dal 7 fino al 12 ottobre, giorno della premiazione dei migliori film in selezione, prima della visione di Immortals alle 21 presso il Cinema Lumière.
“Sentire è un atto politico” è il tema prescelto quest’anno per una rassegna che conferma lo sguardo impegnato sull’attualità, la predilezione per il genere documentario, il pungolo politico, la vocazione civile e umanitaria.
Rassegna militante e resistenziale - ideata dall’associazione WeWorld in collaborazione con numerose altre realtà ed enti del territorio - si propone di far luce e analizzare collettivamente guerre, ingiustizie, emigrazioni, diritti umani, emergenze ambientali e umanitarie, disuguaglianze e massacri che agitano un’epoca “segnata da crisi dimenticate, conflitti normalizzati e ingiustizie strutturali”.
Dunque Italia al centro della kermesse, certo, ma anche Siria, Palestina, Mali, Malesia e Ucraina. Largo spazio sarà dedicato alle devastazioni causate dalle guerre: le denunceranno i doc Voyage a Gaza di Piero Usberti e Everyday in Gaza. Quest'ultimo è un racconto di umanità e speranza, in uno dei luoghi più martoriati del mondo. Diretto da Omar Rammal e con le immagini del fotogiornalista palestinese Sulaiman Hejji, il cortometraggio è stato prodotto da WeWorld nel quadro di un progetto finanziato dall'Unione Europea, in collaborazione con Save the Children.
Little Syria è invce un documentario girato in oltre vent’anni tra Siria ed Europa. Attraverso uno sguardo intimo, racconta la fuga e l’esilio di un fratello, di sua sorella e del fidanzato di lei, tra macerie, sopravvivenza e la possibilità di speranza. In collaborazione con Middle East Now.
A tenere i riflettori accesi sull’Ucraina ecco il meritorio e brutale Intercepted di Karpovych che ricostruisce le telefonate dell’esercito russo a familiari e amici dal campo di battaglia.