| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Svezia, Italia, Paraguay, Francia |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Anna Recalde Miranda |
| Uscita | lunedì 22 settembre 2025 |
| Distribuzione | OpenDDB |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento martedì 23 settembre 2025
Il confine tra Paraguay e Brasile è diventato un deserto verde: qui è nata la Repubblica della Soia, la culla dell'agroalimentare mondiale. In Italia al Box Office Green Is the New Red ha incassato nelle prime 11 settimane di programmazione 1,5 mila euro e 505 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Anna Recalde Miranda torna in Paraguay, Paese d'origine del padre e grazie all'incontro con l'avvocato Martín Almada, prigioniero politico negli anni '70 sotto la dittatura di Stroessner e poi scopritore dei cosiddetti "archivi del terrore, ricostruisce la storia del Paraguay e della sua relazione con la repressione del dissenso. A emergere sono il Piano Condor, l'influenza odierna dell'anticomunismo sulle politiche democratiche, il decennale processo d'appropriazione delle terre per destinarle alla coltivazione intensiva della soia, controllata dalle multinazionali dell'alimentare. Un viaggio nel cuore nero di una nazione, e negli archivi di una memoria collettiva e individuale.
Accompagnando il racconto con la sua voce narrante, la regista rivela la dimensione intima della sua ricerca, facendola però incontrare con la vicenda storia del Paraguay e la necessità, in un tempo in cui ogni forma di dissenso è sotto controllo, di tornare a lottare.
Lo si legge anche nella dedica al termine dei titoli di coda di questo documentario semplice e diretto: "In memoria di tutti coloro che lottano". A cominciare da Rufino Recalde Milesi, bisnonno della regista, negli anni '20 primo deputato socialista del Paraguay, e poi da tutti i militanti di sinistra arrestati e torturati durante la dittatura del generale Stroessner, che durò dal 1954 al 1989, di cui sono stati ritrovati foto e documenti negli "archivi del terrore" della dittatura, scovati da Martín Almada nel 1992 nella città di Lambaré.
Quell'insieme spaventoso di elementi di una vera e propria burocrazia della morte costituisce la prova più eclatante dell'esistenza del Piano Condor, l'accordo con cui i governi di sette dittature militari dell'America Latina, Argentina, Bolivia, Cile, Paraguay, Uruguay, Perù e Brasile, sotto il comando e la gestione degli Stati Uniti, nel corso degli anni '70 repressero le lotte comuniste, sindacali e per diritti civili nei rispettivi paesi.
Anna Recalde Miranda incontra Almada, scomparso nel 2024 e commovente quando ricordando le torture che subì per mille giorni dice di avere ancora un problema, "un dolore dell'anima"; recupera il materiale d'archivio degli anni '90 quando, in presunta era democratica, si scoprì che i vecchi generali torturatori erano ancora in servizio e le centrali della polizia usate come luoghi di detenzione ancora attive; mostra gli archivi e i documenti; intervista due giornalisti da anni impegnati a studiare le dittature militari in Sud America e l'appoggio logistico fornito loro dagli Stati Uniti, l'americano Paul Z. Simons e il francese Pierre Abramovici; s'interroga sull'esistenza negli anni '70 e poi oltre della WACL, la World Anticommuniste League.
Facendo sua una domanda di Abramovici, il film si chiede: se le leghe anticomuniste, con la loro cultura della repressione del dissenso e la loro sistematica lotta al "nemico interno", erano ancora attive ben dopo la fine della dittatura, lo sono ancora oggi? E dunque che ruolo hanno avuto nel colpo di stato che nel 2012 ha messo fine alla presidenza di Fernando Lugo e riportato al potere le forze conservatrici e liberiste che da decenni governano il Paraguay e se ne spartiscono la terra?
Green Is the New Red non si limita infatti a ricostruire il passato del Paese, ma guarda al suo presente, alla repressione della lotta per le terre (uno scontro sanguinoso fra campesinos e polizia, a Curuguaty nel 2012, fu del resto usato come pretesto per il golpe); alla coltivazione intensiva della soia sotto il controllo delle multinazionali; all'inutile tentativo del governo di sinistra (come dice l'ex ministro Miguel López Perito, intervistato) di opporsi all'influenza dell'ambasciata americana. In generale, cerca nella lotta ambientalista un'eco delle battaglie di un tempo, sia quella comunista e sindacale, sia quella dei movimenti No Global, negli anni abbandonata o silenziata.
Il discorso di Anna Recalde Miranda è in prima persona e per questo, per la sua forza un po' didascalica (soprattutto nell'uso della voce narrante) ma sentita e onesta, il suo film si fa perdonare una certa parzialità di visione (la presidenza Lugo fu schiacciata da una serie di problemi anche interni alla sinistra a cui non si fa riferimento) e un tono, più che combattivo, troppo malinconico.
Green Is the New Red è uno sguardo sul passato, ma vuole essere un monito per il futuro: con quel suo titolo che fa presagire un cambio di colore, o meglio un passaggio di consegne tra forme di lotte sempre diverse e sempre uguali, indica la strada da seguire.
"Deserto verde" suona come una figura retorica, e invece è più che mai letterale: un vasto territorio a cavallo tra Paraguay, Brasile, Argentina e Bolivia, detto "repubblica della soia", occupato da una monocoltura di soia transgenica, affogato nei pesticidi e nel silenzio della fauna eradicata, sotto una canicola che raggiunge stabilmente i 45°. «Un'altra fine del mondo è possibile?» si chiede la [...] Vai alla recensione »