È una grande rassegna di film a tema queer, un grande viaggio attraverso le storie, i volti, i film che hanno cambiato la rappresentazione e la percezione del mondo LGBTQIA+. Si tratta di una ricca selezione, oltre la metà dei quali inediti in Italia. La rassegna, che è in corso e andrà avanti fino al 6 maggio al cinema Nuovo Olimpia di Roma, ha per titolo Orgoglio e pregiudizio. La curano Cesare Petrillo, cofondatore di Teodora film, e Simone Ghidoni.
Sembra quasi impossibile, ma non c’era una rassegna simile a Roma. Ci sono festival e rassegne che trattano questi temi a Milano, a Torino, a Firenze – il Queer film fest – e a Palermo. A Roma no. Nella città più legata al cinema d’Italia, nella città che produce più cinema, non c’era uno spazio per raccontare, per mostrare il cammino fatto dalla rappresentazione di storie, temi, conflitti del mondo LGBTQIA+.
Lo sguardo che propongono Petrillo e Ghidoni è uno sguardo che vola sulla storia: si va dal 1961 al presente. Per scoprire che molte cose sono cambiate. All’alba degli anni Sessanta, negli Stati Uniti il codice Hays proibiva di parlare apertamente di omosessualità in un film: e Quelle due di William Wyler, con Shirley MacLaine e Audrey Hepburn, poteva solo alludere a quelle minacciose calunnie che gravavano sulla reputazione delle due protagoniste del film.
All’alba degli anni Sessanta, in Gran Bretagna l’omosessualità era un reato perseguibile: e Victim di Basil Dearden mostra un Dirk Bogarde tenuto in pugno da un ricattatore senza scrupoli. Eppure, paradossalmente, era l’Inghilterra nella quale stava per esplodre la musica colorata e libera dei Beatles. Ma l’omosessualità era ancora vista come uno scherzo della natura, e Dirk Bogarde – che dieci anni dopo avrebbe interpretato Morte a Venezia di Luchino Visconti – era ancora un gay non dichiarato, sullo schermo e nella vita.
Entrambi i film, Quelle due di Wyler e Victim di Dearden, fanno parte della rassegna in corso al Nuovo Olimpia di Roma. Ma molte sono le scoperte o le riscoperte che la rassegna permette. Prima fra tutte, la scoperta dei film dell’argentino Marco Berger, al quale viene dedicata una retrospettiva completa. Il regista argentino, 45 anni, vincitore a Berlino del Teddy Award, è in questi giorni ospite della manifestazione.
“Il primo nucleo della rassegna parte proprio dalla scoperta di questo autore”, dice Cesare Petrillo, curatore della rassegna. “Ho visto un suo film quasi per caso, ho cercato tutti gli altri, li ho trovati tutti estremamente interessanti. E mi sono chiesto come mai in Italia film del genere non trovino una uscita nelle sale, nonostante ci siano tanti piccoli distributori, che seguono però tutti più o meno lo stesso percorso. Così, con l’aiuto di Circuito cinema, ho creato la rassegna attorno ad una retrospettiva di Marco Berger”.
“Berger”, dice Petrillo, “mette a fuoco storie di uomini contemporanei, senza oscurare gli aspetti teneri e quelli tossici. Berger non ha paura di riprendere questi uomini nella loro nudità fisica: i genitali, nel suo cinema, non sono mai rappresentazione pruriginosa, ma un aspetto normale del corpo, come gli occhi, le mani, le bocche, i capelli. E insieme a lui, scopriamo una parte della società dell’Argentina contemporanea, che fino a poco tempo fa era intrappolata in un modello maschile latino, virile, invulnerabile”.
