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Asian Film Awards 2021, tre statuette per Wife of a Spy

La 15esima edizione degli Oscar asiatici ha visto il dominio nippocoreano. Tra i giurati anche l'italiana Sabrina Baracetti, la direttrice del Far East Film Festival.
di Emanuele Sacchi

Yu Aoi (36 anni) 17 agosto 1985, Fukuoka (Giappone) - Leone. Interpreta Satoko Fukuhara nel film di Kiyoshi Kurosawa Wife of a Spy.
venerdì 8 ottobre 2021 - Premi

In una cornice surreale e ristretta, con i pochi ospiti presenti seduti e separati dalla distanza di sicurezza sanitaria, si è svolta la cerimonia di premiazione della 15.ma edizione degli Asian Film Awards 2021, per l’occasione a Busan e all’interno del Busan Film Festival, il principale festival di cinema asiatico. Sono le esigenze dell’era pandemica e non ci si può fare nulla, se non sperare in un domani migliore. Pagato l’inevitabile prezzo in termini di glamour e spettacolo, restano i premi e soprattutto la qualità della selezione dei candidati, con un palmarès molto equilibrato e attento a valorizzare sfaccettature molto differenti tra loro dell’attuale cinema espresso dal maggiore continente al mondo.

Solo un titolo ha vinto tre statuette, ossia miglior film, migliore attrice e migliori costumi: è Wife of a Spy di Kiyoshi Kurosawa, dramma storico a forti tinte mélo già insignito del Leone d’Argento alla 77.ma Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia. Kurosawa ha saputo trasformare un canovaccio all’apparenza tradizionale e una veste all’apparenza dimessa – il film è stato concepito per la tv e solo in seguito è stato adattato al grande schermo per la prima veneziana – in una riflessione sofferta sul primato dell’immagine sulla parola. Meritatissimo il titolo di migliore attrice per Yu Aoi, già musa di Yoji Yamada, che incarna il ruolo di una donna dalle molteplici sfaccettature e dalle risorse imprevedibili.

Il premio per la migliore regia va a un veterano e pluripremiato come Zhang Yimou per One Second: un premio che non può prescindere dal contesto politico in cui si colloca, visto che il film è diventato immediatamente un caso dopo il suo improvviso ritiro dalla Berlinale per opera del governo cinese. Ma la lunga storia di dissidi e abbracci patriottici tra Zhang e il suo governo meriterebbe una trattazione a parte tanto è costellata di avvenimenti. A One Second va anche il Best Newcomer Award, il premio più peculiare e tipico degli Asian Film Awards: il “volto nuovo” di quest’anno è quello dell’attrice emergente Liu Haocun.

Tanta Corea del Sud nel comparto attori, con Miglior attore a Yoo Ah-in, già protagonista dello splendido Burning (guarda la video recensione) (il regista Lee Chang-dong presiedeva la giuria per l’assegnazione dei premi), per il ruolo di un ragazzo muto nel tearjerker Voice of Silence, e miglior attore non protagonista per Kim Hyun-bin (anche qui un ruolo di parziale disabilità, nei panni di un ragazzo privato dell’udito) nella produzione taiwanese The Silent Forest. Best New Director alla regista di Voice of Silence (due statuette come per One Second), la debuttante Hong Eui-jeong, visibilmente commossa sul palco di Busan.
 

Lo spazio maggiore della serata l’ha però occupato Lee Byung-hun, bello e maledetto – spesso accostato ad Alain Delon – della hallyu coreana, volto di titoli indimenticabili quali Il buono il matto e il cattivo, I Saw the Devil, Masquerade o Bittersweet Life. Tre di questi quattro sono diretti da Kim Jee-woon, mentore della star, che ha infatti consegnato il premio nelle mani di Lee.

 


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